Afterhours: il racconto di una ”piccola iena”

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È l’inizio di agosto, tra qualche giorno arriveranno le mie amate ferie. Non so come voi decidiate la meta delle vostre agognate vacanze, io lo faccio controllando le date dei tour dei miei gruppi preferiti. In base a quale concerto/i andare a vedere pianifico anche visite culturali, tour eno-gastronomici, visite ad amici lontani, passeggiate al mare o in montagna. La musica diventa spesso la scusa dei miei spostamenti, dei miei viaggi, fisici e mentali, dai più considerati follie inspiegabili, per me ogni volta esperienze uniche e irripetibili. Che si tratti di una toccata e fuga in qualche paesello sperduto o l’occasione per conoscere belle città e stare via da casa per  più giorni, la cosa importante è che in mezzo ci sia la musica. La scorsa estate è toccato a Umbria e Marche per assistere al concerto dei Marlene Kuntz, quest’anno alla Toscana per seguire per l’ennesima volta i miei amati Afterhours.

Mi son chiesta cos’è che, dopo essere stata a decine di loro concerti, mi spinge ancora a seguirli su e giù per l’Italia. Perché mi sono iscritta al fan club ufficiale (“I’m with the band”) solo per poter condividere emozioni con chi ha le mie stesse passioni,  del perché io passi ore in piedi sotto il sole per poter ancora una volta essere lì sotto il palco, o assistere spesse volte ai soundcheck.

La risposta è semplice, i loro concerti sono, senza mezzi termini, una bomba, una figata pazzesca, un’esperienza adrenalinica e catartica, difficile da spiegare a chi non la prova.

Ogni live diventa una festa a cui non vuoi assolutamente mancare, sia se lo vivi vicino casa circondato da amici un po’ folli come te, sia se ti trovi a centinaia di chilometri dalla tua città, nel mio caso Empoli. È ancor più bello se il concerto dei tuoi beniamini è  la ciliegina sulla torta di un festival  formidabile come è stato quello del Beat.

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Naturalmente negli anni i live degli Afterhours sono cambiati. Se prima il sapore dei loro concerti era più “casalingo”, spontaneo, ora dietro ogni loro tour c’è una grossa macchina organizzativa e niente è più lasciato al caso. Il tutto è da sempre però diretto da un grande regista, il vero guru della band, Manuel Agnelli. Lui e il suo gruppo da sempre dal vivo sono una vera e propria macchina da guerra, instancabili e pieni di energia che trasmettono in pieno ai loro fan. L’ultimo album, “Folfiri o Folfox”, cantato solo in parte in questo tour estivo, rappresenta più di ogni altro, probabilmente, l’anima di Manuel, parla proprio del suo vissuto, in maniera intima e personale.

E così quando inizia il suo spettacolo con “Grande”, Agnelli non canta, declama quella che è non solo il ricordo di un bambino legato al padre ma, anche se pur sempre pagana,  una vera e propria preghiera. Oltre alle canzoni del nuovo album la scaletta prevede pezzi presi un po’ da tutti gli altri in particolare da “Ballate per piccole iene” e “Quello che non c’è”. Da “Ballate” vengono eseguite ben tre canzoni:  “La sottile linea bianca”, “Ballata per la mia piccola iena” e la splendida “Il sangue di Giuda” probabilmente perché i testi di quest’album, molto duri e crudi, più si avvicinano allo spirito del loro ultimo lavoro. “Quello che non c’è” la fa da padrone con ben quattro pezzi live: oltre ad una straordinaria rivisitazione acidissima di “Varanasi  Baby “ e la struggente  “Bungee Jumping“, vengono eseguiti  i due pezzi che chiudono il concerto, “Quello che non c’è” e “Bye bye Bombay” due ballate sofferte e con progressioni musicali uniche, e soprattutto probabilmente le due canzoni più amate dai fans degli Afterhours.

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La band nel corso degli anni ha cambiato spesso  formazione, e quella di oggi è sicuramente una delle migliori di sempre. L’ingresso di Stefano Pilia ( Massimo Volume), che ha sostituito Giorgio Ciccarelli, ha aggiunto molto al suono della band che appare più cretivo e ricco di improvvisazioni.  Dal vivo Pilia è una mina vagante (oltre che comportarsi da fan quando canta le canzoni storiche della band come “Male di Miele”). L’altro nuovo musicista è  Fabio Rondanini , (Calibro 35) grazie al quale la ritmica di molti pezzi è cambiata totalmente. I membri ormai “storici” della band di Agnelli sono invece Xabier Iriondo, grande performer oltre che chitarrista, Rodrigo D’Erasmo, violinista e polistrumentista dal talento unico e Roberto Dell’Era, bassista e seconda voce, che è stato capace, sin dal suo ingresso nella band, di portare un tocco di internazionalità.

Sono questi gli ingredienti di successo degli Afterhours: ottimi pezzi rock e grandi musicisti che lasciano dopo ogni concerto energia ed emozioni uniche…

PROVARE PER CREDERE!

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