Aendlex & Selfishadows live @ Spazio Anarchico L’unanera – 18 Febbraio 2017, Cosenza

Parole, foto e video di Alessandro Aloe (Moriarty)

L’atmosfera del concerto è molto intima e confidenziale, le luci sono soffuse, calde e colorate, in contrasto con la fredda luminosità del computer e delle spie degli strumenti sintetici, che si spandono sul palco con un tono quasi surreale, come in una stanza dove la tv è rimasta accesa, perché chi la stava guardando  si è allontanato d’improvviso.
In questo contesto inizia a suonare Aendlex (Alessandro Boscarino), il suo folk-psichedelico è composto esclusivamente dalla sua chitarra e voce, ma lo strumento musicale non sembra essere solo, perché è un fluire continuo di innumerevoli e sensibili note.
Il cantare di Aendlex è profondo, di sentimento quasi sussurrato a volte, rimembra delle minimali e intime storie, che la sua musica circonda di un magico alone quasi vellutato e caldo.
Poco dopo entra in scena Selfishadows (Daniele Giustra). Il pezzo introduttivo You Know, è desolato, quasi granitico e ieratico, il synth la fa da padrone insieme alla sua voce profonda e nichilista. Si vede poco il suo volto, a causa del cappuccio e delle luci basse, il tutto è arcano.
D’improvviso Selfishadows è affiancato da altri musicisti (Silvia Raschillà ai cori, Alessandro Boscarino alla chitarra e Patrizio Zurzolo al basso), a questo punto insieme ai suoi compagni, da massimo impulso al suo kraut-ambient & new wave!
Incomincia a introdurci nel suo mondo a tratti dark con balzi sentimentali, in un’alternanza di luce e ombra come un lampadario che ondeggia a causa del placido vento nell’oscurità, mentre a tratti fa affiorare dal buio ciò che lo circonda, illumina a momenti il suo mondo interiore fatto di sogni, incubi e sensazioni.
L’elettronica incalzante, insieme alla chitarra, al basso e alla voce primaria sempre più profonda, coadiuvata dai cori che sono come voci vicine e lontane,  simili a sussurri del pensiero, ci danno a volte un clima quasi joydivisioniano.
Con quest’andatura, di canzone in canzone, l’atmosfera ricca di suspense è quasi come una landa di una visione di Zdzisław Beksiński.
Selfishadows mentre suona ci fa assistere quasi a una rivelazione psichedelica, proveniente dal mondo della sua interiorità. Siamo spettatori, assistiamo al suo pensiero e durante questa scena interiore, lui cantando compare, come il suo io che razionalizza tramite un mantra a volte ripetuto e rimarcato con forza nei ritornelli.
D’improvviso inizia la bellissima More to Come, lentamente dall’oscurità del pezzo precedente si avvertono sprazzi d’aurora, la voce da stimolo interiore, la melodia è carica di promesse come l’albeggiare. Con Dry Your Eyes volgiamo quasi al termine.
Il basso è padrone, genera attesa e scandisce un tempo solitario, in cui si muovono il resto degli strumenti e i vapori del synth.
Selfishadows ci racconta un’altra sua storia sempre tra luci e ombre e visioni interiori di un non luogo della memoria pieno di pathos, che questi bravissimi musicisti ci hanno concesso di visitare durante il concerto.

La foto storia

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