re-pop: l’irresistibile ri-torno dei RADAR

 

Chi di voi ricorda i Radar? Sono stati un gruppo musicale elettro-pop, formatosi a Verona nel 1980. Il loro disco omonimo del 1982 venne messo sotto contratto da una major come la WEA ma sciolto subito dopo. La band apparve in televisione in programmi allora seguitissimi fra cui Domenica in, Discoring e Un disco per l’estate partecipando nella categoria “Giovani” con il singolo “Una splendida emicrania”.

Un periodo molto ricco musicalmente quello degli anni ’80, in cui una band dal respiro più europeo (erano gli anni in cui in Europa c’erano band del calibro di Duranduran, Talkin Heads, Roxy Music) in Italia non riesce a sfondare. Verrà compresa, come succede spesso, solo negli anni a venire. Oggi Nicola Salerno il fondatore dei “Radar”, che negli anni ha composto e prodotto musica jazz, ha deciso di tornare al progetto e di lavorare per l’occasione con altri due musicisti: Gaetano Lonardi, storico collaboratore e Joyello Triolo, Dj e critico musicale. Esce così 34 anni dopo “re-pop“, il lavoro di una band insieme incisiva e divertente.

Nicola ironizza così sul loro volersi rimettere in gioco:

“È un caso divertente che il nostro ritorno coincida con un gruppo di tutt’altro genere, ma in qualche modo paragonabile a noi: Il Volo. Il confronto è buffissimo: loro sono giovani e noi siamo vecchi ma paradossalmente loro cantano canzoni antiche e sembrano cantanti cinquantenni, noi invece cerchiamo un linguaggio originale e più in sintonia coi tempi all’interno della musica elettronica ‘commerciale’ (ma restiamo anagraficamente vecchi, non vogliamo fare i finti giovincelli, pietà). I tre del Volo hanno una tecnica vocale ineccepibile, noi siamo assolutamente ruspanti e imprecisi. Loro cantano col vibrato, con uno stile vocale anni ’60, lasciando spesso ampio spazio a virtuosismi, noi usiamo filtri, vocoder e Melodyne per alterare le voci qui e là. Non vibriamo quasi mai”.

L’album dei Radar dalla copertina rosa bubble-gum, è proprio un album re-pop. Il titolo calza a pennello al disco, si tratta di una rivisitazione in chiave moderna di suoni che provengono dal passato, dai mitici anni ’80, oggi nuovamente di moda.

Ciò che è certo è che il pop quando è fatto bene funziona sempre, non è questione solo di periodi o di tendenze. I Radar si approcciano al synth pop scegliendo una via differente rispetto a quella di tante altre band che popolano il panorama del pop italiano contemporaneo, pescando sì nei suoni caratteristici degli anni ‘80 ma rielaborandoli in modo davvero personale. Innanzitutto gli arrangiamenti vedono utilizzo di sax e fiati, drum-machine, batteria acustica e l’approccio ai testi e all’utilizzo delle voci è alquanto originale e singolare.

In ogni brano vi è un utilizzo multiplo delle voci dei tre componenti della band che si mescolano in pezzi che divertono e creano allegria riuscendo a non cadere nella banalità; alcune canzoni trascendono nella follia e nel nonsense, spesso risultano surreali ma soprattutto sono tutte molto divertenti e ironiche. Una su tutte è “Plastic People”, ballabile e accattivante con un testo tratto da una poesia di Aldo Nove.

Probabilmente i Radar non finiranno in televisione (anche perché ormai la musica non ci finisce più) né scaleranno le classifiche (anche perché la musica non si vende più).

Ciò che conta è che il trio si diverta e che il pubblico che riusciranno a re-conquistare sarà felice di approcciarsi ad un genere diretto e immortale come il pop rivisitato in maniera così schietta e originale.

 

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