#piuomenointerviste: un “microfono” per le novità – KEROUAC

A cura di Simona Luchini

Una fotografa curiosa decide di incontrare artisti emergenti e talentuosi cui porre 10 domande per conoscere meglio ogni volta una band diversa: questo è #piuomenointerviste: un “microfono” per le novità.

 

Uscirà il 16 febbraio “Ortiche”, l’album di debutto di Kerouac, nome dietro cui si cela il cantautore Giovanni Zampieri, ventunenne studente di sociologia che raduna qui nove brani scritti lungo un periodo di quattro anni, in parallelo ad una lunga opera di costruzione del proprio sound.

 

Photo Credits: Matteo Franceschi
Grafica: Thomas Iuliano

 

Quando nasce il tuo percorso nella musica e a cosa si deve la scelta del tuo nome?

Il mio percorso nella musica nasce quando ho scoperto “American Idiot” dei Green Day. Ero alle elementari, mi sono fatto procurare una batteria ed ho deciso che sarei diventato una rockstar con le bacchette in mano. Poi sono passato alla chitarra elettrica ed al pianoforte ed ho iniziato a scrivere canzoni. Lo scorso anno ne ho portate nove all’Atomic Studio di Andrea Gallo e ne sono uscito con un disco che oscilla tra il cantautorato classico e l’elettronica fatta con suoni presi in prestito dal rap americano. Ho pensato che quello che stava uscendo dal progetto non era più Giovanni, ma qualcos’altro. Così ho preso il cognome in prestito da uno dei miei scrittori preferiti e l’ho utilizzato come nome per questo progetto. Ho scelto lui perché scriveva di sé senza utilizzare, per motivi editoriali, il suo vero nome, che è quello che mi sento di fare anch’io quando scrivo: racconto le storie di altri personaggi per tradurre quello che sento e tenerlo alla giusta distanza.

 

Una parola che caratterizzi ognuna delle tracce del tuo album

Rifugio è risoluta.
Per Divise scelgo sognatrice.
Graffiti decisamente cinica.
Angie è romantica.
Antartide piuttosto realista.
Alberi definitivamente spensierata.
Maredentro direi rassegnata.
Metropoli è disillusa.
Infine, capolinea è malinconica.

 

La tua canzone che ami di più.

Potrei rispondere “quella che devo ancora scrivere” ma sarebbe scorretto, quindi mi limiterò a dire Rifugio, perché, ora come ora, è quella che sento più vicina a come sto in questo periodo.

Come definisci la tua musica e quali sono gli artisti che ti ispirano di più?

La definirei triste in senso buono. Di una tristezza fatta di carne, viva, non di plastica, preconfezionata. Una tristezza che pulsa, in grado di respirare. Gli artisti che mi ispirano di più in questo momento sono, in generale, tutti i rapper della “nuova scena” italiana, partendo da Salmo per finire a Ghali. Artisticamente parlando credo siano stati in grado di ridefinire un genere, contribuendo alla nascita di nuovi canoni e stili. Non sono vicini a quello che sto facendo con
questo progetto, ma li considero molto per l’importanza che stanno avendo in questo periodo.

 

Cosa pensi del panorama musicale attuale?

Penso molte cose. Da un lato sono davvero felice di notare un rinnovamento dal punto di vista stilistico che attraversa tutti i generi in maniera trasversale, portando all’affermazione di nuove forme espressive e di una recuperata centralità dell’elemento del pubblico – e quindi dei live. Dall’altra parte non nascondo che un po’ sono preoccupato dall’altra faccia della medaglia, quella dell’omologazione di un modello che, poiché si vede affermato e di successo, funziona e vende. Spero che nei prossimi mesi non si “appiattisca” tutto.

Se potessi viaggiare nel tempo dove vorresti andare?

Negli anni 90, per andare ad un concerto dei Nirvana.

Se potessi scegliere di collaborare con un particolare artista internazionale, chi sarebbe e perché?

Sarei curioso di entrare nello studio di Kendrick Lamar per vedere come lavora. Il suo ultimo disco è completo e poliedrico, credo non abbia rivali in questo momento, nel suo genere.

Una domanda che faccio sempre agli artisti in promozione: perché una persona dovrebbe ascoltare il tuo disco?

Per provare a raccontare la sua storia, per capire se i testi e le atmosfere dei brani funzionano, come vorrei, come dei palcoscenici sui quali ognuno può liberamente scrivere, ed ascoltare, il suo racconto.

Quali sono gli obiettivi che ti sei prefissato per il futuro?

Voglio suonare il più possibile, in tutti i posti in cui qualcuno ha voglia di ascoltarmi. E vorrei fare un pezzo ballabile. Non meno triste, eh, ma di una tristezza che ci puoi ballare sopra.

Cosa hai in mente per il futuro? Tour, concerti.. dacci tutte le info per poterti seguire!
Il tour ufficiale che accompagnerà la promozione del disco partirà da Marzo, potete seguire gli aggiornamenti sulla mia pagina Facebook e sul mio profilo Instagram. Non vedo l’ora di portare queste canzoni lontano da dove sono state scritte, metterle alla prova e, magari, iniziare già a scrivere qualcosa di nuovo.

 

Redazione

di +o- POP