Punk is a state of mind: intervista a Paolo Merenda (The Kinn-ocks)

A cura di Antonio Bastanza

 

 

I The Kinn-ocks, power trio hardcore  sono Snack, Edo e Matty, che, già insieme negli ormai disciolti Deep Throat e dopo esperienze diverse con band come Black Hole Dream, Mad Krampus e Anno Senza Estate, si ritrovano in sala prove dopo 5 anni e registrano un demo di 10 pezzi per circa 10 minuti di suonato, in bilico fra primi Zeke / Dwarves e il punk rock maleducato e irriverente di Zodiac Killers / Nobodys.
Il demo viene inviato ad una serie di vecchi e nuovi amici che permettono ai Kinn-ocks di uscire con un digipack in ben 250 copie, di cui 100 finanziate dalle PIG Records di Seattle (ex Subcore, che fece uscire band come “Accused”, “El Duce” e “Dehumanizers”) e altre 100 da 3 piccole etichette italiane (“E’ un brutto posto dove vivere” di Padova, “Italian Extreme Underground” di Novara e “Punti Scena” di Firenze).

Abbiamo scambiato due chiacchiere sul suo nuovo progetto musicale con Paolo Merenda aka Snack, voce e chitarra dei The Kinn-ocks nonchè apprezzato scrittore con il punk nell’animo.

 

I The Kinn-ocks sono una sorta di rinascita dalle ceneri dei Deep Throat, band in cui tutti e tre suonavate alcuni anni fa, con presupposti nuovi e una rinnovata energia. Come è nato questo progetto?
I “Deep Throat” sono stati 7 anni importanti della mia vita: abbiamo pubblicato 5 titoli fra album, split ed e.p. e abbiamo suonato live circa 70 volte, di cui un paio all’estero. Il nostro sound si è evoluto, da un thrash core grezzo ad un hardcore melodico e con influenze rock. Poi, per per divergenze personali fra i vari membri, la band ha smesso di esistere nel 2013. Ognuno di noi però ha continuato a suonare in diversi progetti, che vanno dal rock al metal. Dopo i “Deep Throat” ho pubblicato con i “Destroy After Use”. Il progetto è stato più che altro il coronamento di una amicizia nata molti anni fa con membri dei “Meat for Dogs”, un gruppo punk rock calabrese. Ho registrato a distanza e, per ovvi motivi, non abbiamo mai suonato live.

Nel 2014 ho poi fondato il progetto “A.S.E. – Anno Senza Estate”, più di stampo rock e garage, che nel giro di 4 anni ha pubblicato 4 e.p. Dopodiché, nell’estate del 2017, ossia a 5 anni esatti dal nostro ultimo concerto, ci siamo ritrovati con Mattia ed Edo: Mattia era nei Deep Throat dalla prima formazione, Edo lo è stato dal secondo disco fino alla fine.

In verità il loro desiderio era di una reunion “Deep Throat”, ma non ho mai visto di buon occhio neanche le reunion di grandi gruppi, figurarsi di una band come la nostra. Così ho buttato giù velocemente qualche idea e, nel giro di un paio di prove, abbiamo registrato un demo ruspante. Abbiamo inviato il tutto a parecchie micro – etichette e distro diy e da lì abbiamo iniziato.

A pochi mesi dalla prima prova abbiamo registrato, in presa diretta (il cosiddetto live 2 tracks), e abbiamo mandato in stampa il digipack che è uscito grazie a 4 collaborazioni, di cui una americana, in 250 copie. Abbiamo suonato per la prima volta al “Forte Guercio”, centro sociale alessandrino che ha segnato la mia adolescenza, e in primavera spero di tornare sul palco un bel po’ di volte. Ci terrei infine a nominare i collaboratori, poveri pazzi che rinunciano ad una cena o ad una vacanza per finanziare dischi di amici: Italian Extreme Underground di Biella (bel canale you tube dedicato al d.i.y.), E’ un brutto posto dove vivere di Padova (collettivo, che è blog, distro e radio indipendente), Punti Scena di Firenze (distro e etichetta d.i.y.) e P.I.G. Records di Seattle (fondata col nome Subcore da David Portnow negli anni ’80 – etichetta storica che pubblicò, fra gli altri Accused, Dehumanizers e El Duce dei Mentors).

 

Il vostro disco è una corsa a perdifiato in un punk rock viscerale con aperture hardcore. Ho come la vaga impressione che vi siate divertiti tantissimo a scrivere e suonare i vostri brani o mi sbaglio?
Senza ombra di dubbio questo progetto è nato per avere il massimo risultato con il minimo sforzo, quindi il “fun” è in pole position, per dirla come un noto attore, con lo spirito del progetto. Abbiamo concepito e arrangiato tutto di getto e, anche in studio, il disco è uscito quasi “buono la prima”. Per questo ci siamo fatti un sacco di risate in qualsiasi momento.

A volte provavamo al mattino, prima di andarcene in piscina, e sporadicamente per cui i pezzi non venivano mai uguali. Abbiamo riso anche nel momento in cui venivano concepiti i testi o li ascoltavamo per la prima volta dalle casse dello studio di registrazione. Alcuni, come “Barbieri” e la bonus tracks “Kinn-ocks stomp” sono nati direttamente là.

La mia idea di base a livello di sound erano gli “Zeke” dei primi 2 album. Loro che mi hanno affascinato da sempre (ed è una delle migliori band che abbia mai visto live). Non essendo però alcolizzato, drogato o motociclista come loro ho pensato che i testi dovessero essere veri, per questo parlo sostanzialmente di fumetti, film e cibo vegetariano. Sono uno sfigato, per questo di sabato sto sempre a casa (cit.)

Le influenze hardcore probabilmente si sentono ugualmente, perché la nostra maniera di suonare deriva da quello, però preferisco pensare che i Kinn-ocks siano un progetto rock’n’roll / speed rock. I riff sono sostanzialmente blues, e questo deriva anche in parte dal fatto che ultimamente la mia passione per generi come il blues o il country sia aumentata.

Ho letto diversi libri sulla nascita e lo sviluppo di questi due generi e da parecchi anni ormai ascolto diverse band / autori country e blues. Ho poi iniziato a prendere lezioni di chitarra da un noto insegnante blues e diciamo che il tutto ha contribuito perlomeno a inserire citazioni qua e là (vedi “Shell Shock blues” e “Coin’ op blues”).

 

I testi delle canzoni sono tanto incisivi quanto totalmente spiazzanti: brani come Seitan’s Whores o Meier’s Bridge hanno un piglio estremamente tagliente, è stata una scelta voluta trattare determinate tematiche o è venuto fuori in maniera spontanea?
Quando voglio scrivere testi “cazzoni” e non seri come gli ultimi “Deep Throat” o gli “A.S.E.” ho la fortuna di avere diverse “muse” ispiratrici: uno fra tutti il mio amico Meo (bassista degli “Inspector”, un gruppo crossover alessandrino). “Seitan’s Whores” deriva proprio da una delle sue sparate durante una pizza in compagnia.

Meo iniziò uno strano discorso sul fatto che bisognava trovare la maniera di innovare il punk, magari suonando con una batteria elettronica e senza basso (che poi i “Dischiplinatha” facevano una cosa simile 30 anni fa) e concluse dicendo: “Chiamiamo il progetto Le puttane di Satana e suoniamo con le parrucche”.

Questo, come altri aneddoti, hanno fatto sì che i testi si scrivessero da soli. Il nostro fonico (Federico Pennazzato) andò completamente fuori di testa assaggiando una tofu cake casalinga preparata dalla mia compagna: voilà il pezzo “Tofucake”. Alcuni ovviamente sono invece omaggi veri e propri ai fumetti, soprattutto italiani, che amo leggere da tanti anni.

“Meier’s Bridge” invece nasce dal fatto che ad Alessandria sia stato costruito questo imponente ponte dall’architetto più caro al mondo, abbattendo un vecchio ponte storico. E, visto che la maggior parte dei cittadini se ne lamenta, ho voluto fare la “Voce del popolo”. La migliore chicca sul conto del ponte è che il pavimento di legno, d’ inverno, provoca non pochi disastri. Come potete immaginare da noi l’inverno vuol dire nebbia, ghiaccio e neve, per cui la pavimentazione diventa una sorta di pista di pattinaggio. Per questo si possono trovare in rete e su facebook alcuni concittadini esibirsi in perfomance da olimpiadi invernali. Il fatto è che però alcuni poveri anziani hanno pagato caro il prezzo del pavimento, scivolandoci.

 

Sprayliz e Necron, due canzoni ispirate dai fumetti: come sono nate?
“Spayliz”, come anche il nome della band, omaggiano Luca Enoch, che negli anni ’90 si inventò questo splendido fumetto. Ammetto di averlo scoperto soltanto in tarda età, ma me ne sono innamorato da subito e ne ho apprezzato soprattutto l’avanguardia. Il fumetto trattava diversi temi per l’epoca scottanti come l’omosessualità, l’aids e il razzismo. In più Enoch è un disegnatore straordinario, quindi ci si innamora subito di Elizabeth Petri. L’ambientazione di alcune vicende poi è all’interno di un centro sociale sotterraneo, il che rende tutto ancora più punk. Per questo ho deciso di prendere ispirazione dal fumetto anche per il nome della band: Kinnock è infatti il poliziotto senza scrupoli che cerca di acciuffare (e più che altro uccidere) la bella Elizabeth. Il poliziotto viene sfregiato dalla graffittara durante una collutazione, per cui anche la copertina del disco vuole essere un omaggio al personaggio.

“Necron” è invece un fumetto un po’ più vecchio, di culto, anche questo scoperto in tarda età. Da ragazzino leggevo principalmente “Alan Ford”, “Nick Raider” e “Dylan Dog”. La particolarità del fumetto è sostanzialmente l’essere delirante e ben poco corretto, con punte di cattivo gusto notevoli. Il maestro Magnus (il più grande disegnatore italiano!) fu assoldato dal buon Barbieri (guarda caso una nostra canzone è dedicata anche a lui) per un fumetto che dovesse essere erotico e artistico allo stesso tempo, ma non so per quale motivo il tutto poi finì in un delirio gore – cannibal.

Era un prodotto ben diverso da titoli come “Il tromba” o “La dottoressa” e l’autrice (ben pochi sanno che l’autore di “Necron” era una donna) scrisse queste sceneggiature malate sotto pseudonimo. Forse anche per questo il fumetto risulta un pugno nello stomaco più che un articolo adatto alla masturbazione. Tanto per citarne una scena: possiamo vedere “Necron”, che è poi una specie di Frankestein assemblato con parti di cadaveri e superdotato, strappare l’attrezzo a morsi ad un trans, soltanto perché la sua padrona senza scrupoli glielo ordina. Frieda è infatti pazza, sadica e necrofila e le avventura della coppia non so nient’altro che viaggi conditi da sesso, omicidi e torture. Inutile dire che all’epoca “Necron” ebbe ben poco successo, se non all’estero. E’ stato poi riscoperto e rivalutato negli anni, penso più che altro per il valore artistico delle tavole di Magnus. Comunque ora entrambe i fumetti sono stati da poco ristampati da “Cosmo”, quindi potete trovarli in edicola!

 

Una curiosità: ti riesce più facile scrivere un libro o comporre canzoni?
Quello dell’editoria è un argomento che non vorrei toccare, perché troppo vasto e complicato da spiegare in questa sede, diciamo così.
Quel che posso dire con sicurezza: scrivere non è un passatempo socializzante, suonare sì. Perlomeno, se lo si vede come una maniera di conoscere più gente possibile (citando il mio amico e mentore Mauro Codeluppi dei “Raw Power”!) l’esperienza di suonare ti arricchische parecchio, soprattutto nel circuito d.i.y.

 

Quanto è difficile per una band come la tua trovare spazi, anche solo per i live, in un panorama musicale che è saturo di proposte, peraltro abbastanza piatte, e che,a lo stesso tempo, si apre molto poco a certi generei musicali.
Il circuito D.i.y. è sempre vivo e c’è stato un ricambio generazionale favorevole in zone come Genova, Padova e Firenze. In queste città ci sono scene legate al punk nelle sue mille sfaccettature molto attive a livello di concerti e micro etichette.
Per cui il discorso di non avere spazi è più legato al circuito dei locali / circoli / festival. In determinati ambienti è vero che difficilimente si riesce a suonare, perché bisogna lavorare con agenzie di booking oppure ovviamente conoscerne i gestori.
Nei centri sociali però funziona ancora l’amiciza e la stima reciproca.

 

Cosa riserva il futuro ai The Kinn-ocks?
Per ora c’è stato il solito periodo di uscita recensioni – scambio dischi con distro d.i.y. Etc… Le recensioni sembrano ottime, per cui siamo molto soddisfatti. Inoltre abbiamo appena pubblicato, tramite “BlankTv” il nostro primo video di “Coin op’ blues”.
Per primavera ed estate spero di suonare un po’ dal vivo, ho mandato via parecchie mail e attendo risposte.
Infine stiamo scrivendo alcuni nuovi pezzi che andranno a comporre uno split a 4 band, con amici consolidati di Spezia, Firenze e Padova.

 

 

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