Sharazad: un carico di emozioni e idee

A cura di: Renata Rossi

 

Sharazad è il nome della band nata nel 2015 dalle idee e dalla passione per la musica di tre ragazzi della provincia di Milano, Diego De Franco, Alessandro Moroni e Federico Uluturk, ai quali presto si sono aggiunti Simone Albertocchi e Stefano Ferrarese. Gli inizi sono piuttosto convincenti e i ragazzi nel loro primo omonimo Ep dimostrano di saper creare un giusto mix tra sperimentazione e rock. Oggi il linguaggio dei cinque ragazzi milanesi appare più sicuro e articolato, frutto di un lavoro affrontato con la giusta passione ed entusiasmo.
Il titolo Neanide, incuriosisce molto e può far venire in mente qualcosa dei Bachi da Pietra, gruppo distante peraltro musicalmente dai tre ragazzi milanesi. Neanide rappresenta infatti lo stadio giovanile di alcuni insetti destinato ancora a un certo numero di mute, ma già abbastanza simile all’insetto adulto. Più che interesse per l’entomologia è chiaro dunque come il titolo voglia rappresentare una fase di maturazione della band che è riscontrabile nella loro musica. Il suono dei brani di Neanide appare infatti più libero che in passato, meno rispettoso di paletti da mantenere e capace di raccontare qualcosa di credibile e personale.
Molto curioso l’utilizzo della voce, lasciata maggiormente da parte rispetto al passato, utilizzata solo in alcune parti di brani per poter “spiegare” al meglio la musica spesso tramite i cori e le armonie vocali di Diego, Federico e Stefano.

Il disco è accompagnato dal progetto grafico di Giulia Ratti, con illustrazioni diverse per ciascuno dei sei brani dell’album.

L’album si apre con “Fulmine“, traccia strumentale post-rock che crea la giusta atmosfera di attesa per i brani a seguire. In “Questioni” il linguaggio cambia: il soul accarezza l’ascoltatore e l’ accompagna col giusto piglio verso il limbo etereo del finale.

Il fabbro è morto” è una sorta di suite morbida ma obliqua, che alterna fasi musicali diverse, in cui il rock e echi prog  prendono il sopravvento su una parte iniziale ariosa.

Sig. Wilson”, inizia calmo, librandosi nell’aria dolcemente fino al punto in cui un crescendo continuo, una ritmica più sostenuta e un’elettronica disturbante lo accendono nel finale regalando emozioni e trasportando la mente altrove, in altri spazi e in mondi lontani.

Crossover“, singolo dell’album, “scomoda” come ha già fatto Dario Brunori, la società liquida del filosofo Bauman, parlando di una musica liquida; il pezzo, acceso, acido, trascina in atmosfere pscichedeliche e prog, accese come i colori del video che l’accompagna.

In “Giove“, brano di chiusura, riecheggiano i suoni di The Division Bell dei Pink Floyd di Gilmour, con un crescendo epico nella parte centrale, un’alternanza tra calma e disordine che rimanda ai Mogwai e una chiusura sul finale, in cui voci lontane creano un’intensità struggente.

Neanide è dunque un album davvero interessante, fa venire la voglia di riascoltarlo più e più volte per assaporare emozioni che un ascolto superficiale non può dare. Il lato più creativo degli Sharazad emerge però dal vivo, non c’è dubbio…

E non vediamo l’ora di sentirli suonare in giro per i palchi d’Italia!

 

 

Redazione

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