Il Cleto Festival va in pausa: il borgo che vuole vivere

A cura di Massimiliano (Max) Orrico

 

Siamo a maggio e questo il tempo in cui si annunciano i programmi dei tanti festival estivi sparsi sul territorio nazionale, europeo e internazionale.

È il tempo in cui noi appassionati di musica, teatro, arte, programmiamo le vacanze tenendo ben presenti alcune date e alcune location.

Ed è proprio in questo clima che arriva come un fulmine a ciel sereno, un temporale d’agosto l’annuncio dell’associazione La Piazza di Cleto, piccolo borgo calabrese, che ci dà notizia che il Cleto Festival dopo otto edizioni va in pausa.

Chi scrive è una di quelle persone che dal 19 al 21 agosto viveva e vivrà il borgo, nei suoi vicoli, piazzette ospitanti spettacoli, il castello e la fatica gioiosa di arrivarci a piedi per godere del panorama come delle performance all’interno del quale ve ne si svolgevano di particolare interesse.

Una comunità che accoglieva e accoglierà ancora tanti turisti che per tre giorni divenivano e diverranno cittadini del posto prendendosene cura semplicemente vivendolo, partecipando in maniera attiva agli incontri, agli spettacoli e ai concerti.

Qui la nota dell’associazione La Piazza che dal 2011 è l’anima del Cleto Festival:

“Quando nel 2011 abbiamo dato vita al Cleto Festival la nostra unica motivazione era quella di mostrare che anche un piccolo comune calabrese, sconosciuto da tutti e da tutto, grazie ad attività culturali pensate per il luogo, sarebbe potuto diventare un punto di riferimento culturale per l’intera regione.
Alla base di tutto, il recupero di una comunità, tutela del bene comune, cooperazione e puro volontariato. Grazie a tutto questo siamo riusciti a realizzare per otto anni consecutivi l’evento, senza mai porci la problematica della mancanza di finanziamenti pubblici, superando problemi organizzativi di ogni genere e assumendoci responsabilità che in alcuni casi non erano neanche di nostra competenza.
Nella nostra più totale autonomia abbiamo affrontato queste otto edizioni, supportati solo e soltanto da quella parte di comunità che ha collaborato, i volontari, le aziende che ci hanno sostenuto, gli artisti, gli ospiti, i partners e nessun altro. Senza l’aiuto di tutte queste realtà nulla avrebbe preso vita.
Un’idea nata dal basso, condivisa e partecipata, basata sulla semplicità delle cose e la riscoperta della bellezza.
Progetto che purtroppo lo scorso anno, a causa di questioni di sicurezza legate ad alcuni immobili pericolanti (come riportato dalle numerose ordinanze comunali considerate pericolose per l’incolumità pubblica) abbiamo deciso di spostare, individuando nuove location e costringendoci (a malincuore) a stravolgere l’intero festival, azione che ha fatto perdere all’evento la sua entità, le sue origini e la sua anima: Il Borgo! Il motivo di realizzarlo privandolo della sua entità, è servito per contribuire alla lotta intrapresa da parte dell’ente verso i privati responsabili delle mancate manutenzioni, e per cercare di sensibilizzare ancora di più la questione tutela del borgo.
Purtroppo la lentezza delle azioni di ripristino, le poche informazioni sul quadro completo del centro storico, vista la portata dell’evento, hanno materializzato una mancanza di elementi che hanno influito notevolmente sulla nostra tranquillità organizzativa, rallentando di molto l’avvio della nona edizione Cleto Festival. Falso chi dichiara che la causa dipende dalle rigide regole del decreto sicurezza (abbiamo realizzato due edizioni con il decreto sicurezza in vigore) lo stesso, con l’ultima circolare di luglio 2018, è stato anche attenuato. Falso chi pensa che le cause siano legate ad una questione economica, ancora più falso chi crede che la nostra indipendenza abbia un prezzo e che il progetto sia in vendita. Ci dispiace, ma chi pensa tutto questo non ha minimamente idea cosa sia il Cleto Festival. Un evento che funziona ed è possibile realizzare solo e soltanto perché impiega circa 9/10 mesi di lavoro organizzativo, nei quali si avvia la ricerca degli artisti da coinvolgere, i contatti con gli ospiti, lo sviluppo di progetti a tema e tanto altro, tutto questo per realizzare la nostra idea di festival! Mai così tardi, mai così amareggiati”.
Non essendoci condizioni ottimali e non volendo ancora una volta togliere la dignità al festival che nasce nel borgo e per il borgo, abbiamo deciso di mettere in pausa il progetto fino a quando non si ripresenterà quella tranquillità per poter proporre la nostra idea di festival; le visite del borgo, la passeggiata sonora, le performance al castello, gli eventi nei vicoli e nelle piazzette e tutto il resto. Scusateci ma abbiamo bisogno di tutelare il nostro operato, i nostri anni di investimento di energie, di forza lavoro, e soprattutto di idee. Il festival non si svaluta, il festival non si vende. Stanchi di elemosinare per poter realizzare, stanchi che il nostro operato venga continuamente sminuito e stanchi di dover trovare sempre le soluzioni alle problematiche che non ci competono. Questo non significa che l’associazione La Piazza si ferma, anzi, continuerà ad operare con molti progetti già in cantiere e in programma anche per questa estate. Nei prossimi mesi saremo in giro per la Calabria, ospiti in vari appuntamenti per raccontare la nostra esperienza, a testimoniare il progetto e a confrontarci con tante realtà per continuare a coltivare la rete culturale di cui facciamo parte. Ringraziamo tutti coloro che ci hanno sostenuto negli anni e continueranno a farlo in quelli futuri e ricordate, non è un addio, ma un semplice e cosciente arrivederci! Le pause servono e hanno un senso, per capire, migliorare e per poi ricominciare” .

Per approfondire e per far conoscere meglio ai lettori di Più o meno Pop la realtà del Cleto Festival ho posto qualche domanda a due ragazze: Rosanna Santoro, socia fondatrice dell’associazione La Piazza: e Carola Nicastro, attuale presidentessa della stessa associazione.

 

Nel vostro comunicato asserite:  “ … ma chi pensa tutto questo non ha minimamente idea cosa sia il Cleto Festival. …”
Mi date una personale definizione di Cleto Festival?

R. – Il Cleto festival è uno stile di vita, il nostro obiettivo è sempre stato quello di avere uno sviluppo turistico-culturale nel borgo.

C. – Non credo esista una particolare definizione del Cletofestival. E’ il Cletofestival l’anziana signora che con resistenza vive nel borgo, così come il ragazzo che ogni agosto si presta volontariamente alla realizzazione del progetto. Lo sono le associazioni che lo condividono, i movimenti, i collettivi studenteschi che negli anni si sono avvicinati a noi. Dare una definizione sarebbe assolutamente riduttivo. Il Cletofestival è  quello che c’è dietro alla manifestazione, è un senso di appartenenza di un intera comunità.

 

Una delle peculiarità del Cleto Festival è da sempre, il non usufruire di soldi pubblici, ci spiegate il perché?

R. – Non usufruire di soldi pubblici non significa rifiutarli ma dimostrare che i soldi non sono fondamentali e che prima dei soldi è importante avere un senso di comunità.

C. – Non abbiamo mai pensato che usufruire dei finanziamenti pubblici fosse sbagliato, anzi conosciamo e collaboriamo con molte realtà che vivono grazie a questi contribuiti. Ma pensiamo fortemente che non siano fondamentali. Siamo così abituati all’idea che tutto si possa “comprare” che nel tempo abbiamo dimenticato quanto importante sia invece la collaborazione , l’aiuto reciproco. Da qui il senso di comunità che ci appartiene: il motore di tutto il nostro progetto.

 

A seguito del vostro annuncio, in queste ore stanno arrivando tanti attestati di stima da ogni parte, per un festival che si può dire giovane, vi aspettavate tanta vicinanza?

R. – Il Cleto festival è di chi lo vive, quindi non avevamo nessun dubbio che questa nostra scelta anche se dolorosa sarebbe stata condivisa.

C. – Non abbiamo mai sostenuto che il Cletofestival fosse nostro, anzi lo abbiamo sempre definito come una “piazza” dove il libero pensiero prende vita. Abbiamo così realizzato una concreta rete territoriale che ha fatto sì che in questi giorni molti rivendicassero la propria idea di Festival. La stima e l’affetto era già evidente per noi, forse ora è solo più chiaro per chi invece ha sempre sminuito il nostro lavoro.

 

Il Cleto Festival in otto edizioni ha ospitato concerti, spettacoli teatrali, mostre, performance, incontri, ecc …, tra i tanti elencate tre momenti che ricordate particolarmente?

R. – Ricordo particolarmente nella I edizione incredula nel veder arrivare tutta quella gente decido di fare l’accoglienza in piazza e mi ritrovo ad accompagnare gruppi di persone al concerto di Baba Sissoko lasciando il posto di lavoro al bar. VI edizione, ricordo un signore che urlando mi chiedeva di spegnere la radio perché disturbava gli itineranti fratelli Bressi, non rendendosi conto che eravamo in diretta con Radio Barrio. Infine il convegno di De Magistris che più che un convegno è stata una grande lezione di vita.

C. – Ho molti ricordi legati al festival. Grazie a questo evento ho conosciuto persone meravigliose come Marco Stefanelli che ha realizzato per noi un progetto di audioguida con la quale raccontiamo la storia del nostro paese negli anni dell’Immigrazione in Canada. Ricordo che, alla fine di questa passeggiata sonora, molti arrivavano in cima piangendo e, senza nemmeno conoscermi, si stringevano a me. Con un lungo abbraccio mi ringraziavano per le forti emozioni che quella esperienza regalava. Ricordo con affetto il primo incontro con Lucrezia Siniscalchi e Angelo Gallo, il duo artistico Camera 237, con la quale abbiamo collaborato per numerosi progetti, divenuti nel tempo dei nostri cari amici e sostenitori. Il ricordo più dolce è sicuramente però quello di mia figlia: ho accompagnato un gruppo di persone per il borgo con lei in fascia, pochi mesi dopo la sua nascita. Da allora vive il borgo con il mio stesso amore, ricordandomi quando da piccola anche io percorrevo quelle strade per raggiungere i miei nonni.

 

Un appello a quanti si devono muovere per rendere possibile la nona edizione?

R. – Più che un appello per rendere possibile la nona edizione che è stata messa in pausa io farei un appello per mettere in sicurezza l’intero centro storico affinché potremmo iniziare con l’avvio della X edizione senza avere altri ostacoli.

C. – Non servono appelli. Questa nona edizione non si farà. Le pause servono e in questo caso ha l’obbiettivo di mettere in luce le problematiche che affliggono il borgo.

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