Sanremo 2020, commenti frettolosi e opinioni Selvagge…

A cura di Michele Stalteri

Sazi dopo le abbuffate sanremesi ci troviamo a ragionare su quello che oggi ci propongono quotidiani e social sulle mirabolanti avventure della settimana ligure.

Scorro il telefono e le offerte sono molteplici e succulenti: le liti tra Morgan e Bugo, gli outfit di Achille Lauro, le gaffe di Amadeus e le tette di Sabrina Salerno.

Quello su cui si sofferma la mia attenzione è un post dell’assessore alla cultura di Bologna Matteo Lepore, città dove vivo ormai da anni.

“Quest’anno a Sanremo c’è tanta nuova scena Bolognese”…con una bella foto di Beatrice Antolini in primo piano.

 

 

Per chi non avesse seguito Sanremo 2020 Beatrice Antolini è stata la splendida direttrice d’orchestra di Achille Lauro per il pezzo “Me ne frego”.

Non è mia intenzione polemizzare contro Matteo Lepore ma definire Beatrice Antolini come facente parte della nuova scena bolognese mi sembra quanto meno azzardato oltre che poco accurato.

Classe 1982, Beatrice Antolini è un’artista consolidata e ormai sulla scena da anni.

Ha alle spalle molti album e infinite collaborazioni.

Nel 2008 (non proprio ieri), anno di uscita dell’album “Amen” dei Baustelle, che vede la collaborazione dell’Antolini, lo stesso Bianconi definiva “Big Saloon” (2006), opera prima della virtuosa marchigiana (ndr bolognese d’adozione), un ottimo progetto e Beatrice un’artista visionaria.

E poi c’è stato un nuovo album, e poi la collaborazione con i Toys Orchestra e poi e poi. E poi ancora altri album sperimentali, la collaborazione con Bugo (del quale è evidentemente molto più divertente ricordare “chi lo ha portato su quel palco”), il progetto con gli Afterhours e i Velvet, gli innumerevoli festival e concerti macinati, fino ad approdare sui palchi di Vasco Rossi.

E poi e poi e poi.

Insomma, sembra evidente che la metà degli artisti (o presunti tali) presenti oggi a Sanremo non arriverà a fare neanche a fine carriera quello che Beatrice ha fatto fino ad oggi eppure viene considerata ancora come “nuova scena”.

Bisognerebbe smettere di pensare che se non passi da Sanremo, o da altri contesti analoghi, la tua arte valga meno, il rischio di incorrere in paradossi è troppo alto. 

Mi spiego meglio. Domenica successiva alla finale di Sanremo, come da tradizione, tutti i cantanti sono ospiti a Domenica In, occasionalmente in diretta dall’Ariston.

Mara Venier padrona di casa e via, uno dopo l’altro, stremati e morti di sonno, tornano tutti sul luogo del misfatto.

Protocollo standard: si ricanta la canzone, rigorosamente in playback, e poi si parte con le domande della stampa. Parterre di alto livello: Mara Maionchi, Paolo Giordano e…Selvaggia Lucarelli

Arriva il turno di Irene Grandi.

Proprio la Lucarelli parte con una domanda:

-“Negli ultimi anni sei scomparsa?” – “Beh, non proprio. Ho seguito dei progetti alternativi, non sono più stata a Sanremo ma ho fatto dell’altro”. –

Legittimo non sapere cosa abbia fatto Irene Grandi negli ultimi 5 anni, lo è meno dirle:

“si vabbè hai fatto dell’altro ma niente di importante” (non ricordo benissimo le parole…ma il senso è questo.) Irene Grandi, interdetta, replica affermando che da qualche anno non è più seguita da una major, ma è indipendente, rivendicando (giustamente) la validità dei progetti che ha portato avanti.

NDR: la rocker toscana ha citato, tra gli altri, il progetto “Lungoviaggio” che nasce dall’incontro con il duo Pastis, i fratelli Marco e Saverio Lanza, rispettivamente fotografo e musicista attivi da lungo tempo nell’ambito della videoarte.

Ecco il paradosso: anche per una persona intelligente e preparata come la Lucarelli se non sei su un grande palcoscenico non sei nessuno, la tua arte non vale o comunque vale meno.

La stelletta della dignità ti viene conferita solo se la tua canzone ci fa sanguinare le orecchie ogni volta che entriamo in un locale estivo, in un centro commerciale o dal gommista.

Sono sicuro che questo non sia il suo pensiero ma è quello che è passato.

E per chi è seguito da migliaia di persone e che, a buon diritto, si può definire “influencer” (cito la Treccani m. e f. Personaggio popolare in Rete, che ha la capacità di influenzare i comportamenti e le scelte di un determinato gruppo di utenti”) far passare questo messaggio penso non sia grave, ma sia quanto meno qualcosa su cui riflettere.

Si suggerisce un modello sbagliato di società. Una società in ciò che conta è arrivare, e arrivare in fretta, a tanti, non importa come.

Diventa bello, bravo e giusto solo quello che ha successo, quello che ci passa davanti agli occhi centinaia di volte, quello che da tutti è riconosciuto come di valore.

Così nella musica, nella cultura in genere ma anche nella politica o nella società civile.

Veramente una presenza a Sanremo è più importante di un concerto in un piccolo teatro?

Credo non ci sia una risposta. Ma proprio per questa incertezza bisognerebbe prendersi i famosi 10 secondi prima di esprimere un giudizio. Magari Selvaggia Lucarelli ha seguito in maniera costante la carriera di Irene Grandi giudicando le sue performance indipendenti mediocri e banali e io sto dicendo un sacco di cazzate.

In caso contrario sarebbe stato meglio astenersi.

Se iniziassimo a cercare le Beatrice Antolini del mondo senza aspettare che ci spuntino davanti come dei bellissimi funghi dopo una giornata di pioggia, oggi magari ci sarebbe un po’ più di qualità nelle nostre orecchie ogni giorno.

E magari, se utilizzassimo lo stesso metro anche in altri contesti potremmo sentire anche nella società civile, molto più ritmo e meno stonature.

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