{"id":31897,"date":"2018-04-12T16:19:03","date_gmt":"2018-04-12T14:19:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piuomenopop.it\/?p=31897"},"modified":"2018-04-12T16:20:18","modified_gmt":"2018-04-12T14:20:18","slug":"maria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piuomenopop.it\/index.php\/2018\/04\/12\/maria\/","title":{"rendered":"Maria"},"content":{"rendered":"<div id=\":lr\" class=\"a3s aXjCH m162ac005f77008a1\">\n<div dir=\"auto\">\n<div dir=\"auto\">A cura di <a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/roberto.w.pollio?ref=br_rs\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Roberto Pollio<\/strong><\/a><\/div>\n<div dir=\"auto\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div dir=\"auto\"><\/div>\n<div dir=\"auto\">\n<figure id=\"attachment_32066\" aria-describedby=\"caption-attachment-32066\" style=\"width: 650px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-32066\" src=\"http:\/\/www.piuomenopop.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/fiorella.jpg\" alt=\"\" width=\"650\" height=\"366\" srcset=\"https:\/\/www.piuomenopop.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/fiorella.jpg 1137w, https:\/\/www.piuomenopop.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/fiorella-678x381.jpg 678w, https:\/\/www.piuomenopop.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/fiorella-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.piuomenopop.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/fiorella-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.piuomenopop.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/fiorella-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/www.piuomenopop.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/fiorella-243x136.jpg 243w\" sizes=\"auto, (max-width: 650px) 100vw, 650px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-32066\" class=\"wp-caption-text\">\u00a9 Fiorella Todisco<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n<div dir=\"auto\"><\/div>\n<div dir=\"auto\"><\/div>\n<div dir=\"auto\"><\/div>\n<div id=\":lr\" class=\"a3s aXjCH m162ac005f77008a1\">\n<div dir=\"auto\">\n<div dir=\"auto\">Era una fredda giornata di sole.<br \/>\nSiparlava per strada a voce troppo alta e le parole si confondevano in un canto sguaiato e tribale.<br \/>\nI tavolini dei caf\u00e8 erano stacolmi senza un angolo libero per me e camminavo da ore con il desiderio di una birra ghiacciata che diventava mandida ossessione.<br \/>\nQuel giorno la vidi per la prima volta. Faceva la cameriera in un piccolo bar dalla porta di legno dove un diavolo di vecchio con un ridicolo cappello e una pipa eccessivamente lunga la redarguiva sulla temperatura della bevanda servita.<br \/>\nMi era sembrata subito superbamente triste, di quella malinconia involontaria che ti porti dalla nascita, <strong>un neo dell\u2019anima<\/strong>. Aveva i capelli nerissimi e mossi che le accarezzavano a malapena le spalle, era minuta ed al contempo sinuosa nella sua divisa nera e formale.<br \/>\nIl naso aquilino e le sopracciglie marcate le donavano un\u2019 involontaria aria da nativa americana, che si rafforzava quando con fare nevrotico si sistemava i capelli con una matita grigia troppo corta.<br \/>\nAvevo scelto di sedermi al tavolo pi\u00f9 isolato, cos\u00ec da costringerla a venire appositamente da me e poterla osservare mentre camminava trasognata.<\/div>\n<div dir=\"auto\">Per quanto riguarda me, ero piuttosto provato dalla mia generazione e dall\u2019epoca nella quale il caos aveva deciso di gettarmi. Era quasi un cinquantennio che nessuno produceva nulla di interessante in ambito artistico ed il socialismo sembrava davvero lontano, il capitalismo come ogni bestia morente ringhiava e mordeva a pi\u00f9 non posso.<br \/>\nSi sentiva dalle casse del bar solo musica di merda, quasi come se il buon dio avesse voluto darmi ragione e tutti erano chinati sul proprio smartphone e (come diceva un mio vecchio amico) sembrava che a causa di questo ingobbimento tecnologico si stesse addirittura per perdere la posizione eretta.<br \/>\nCos\u00ec avevo deciso di scrivere il testo che avrebbe cambiato il mondo, un romanzo generazionale infarcito di fine umorismo e citazione argute.<br \/>\nM\u2019immaginavo gi\u00e0 sul palco a ritirare il Nobel per la letteratura ed erano anni che lavoravo pi\u00f9 sul mio discorso che sul libro. \u201c<em>Che genio rivoluzionario<\/em>\u201d avrebbe detto la commisione, \u201c<em>Che discorso toccante ed illuminante, \u00e8 davvero il nuovo Dostoevskij.<\/em>\u201d<\/div>\n<div dir=\"auto\">Perso nella stesura del mio momento di gloria non mi accorsi che ero osservato da pi\u00f9 di un minuto, era venuta a prendere l\u2019ordinazione e mi guardava con aria perplessa. \u201c<em>Una birra chiara grazie.<\/em>\u201d Lei mi sfil\u00f2 il menu chiuso dalle mani e senza proferir parola rientr\u00f2 in sala.<br \/>\nSuccede sempre cos\u00ec ai geni, mi dissi, persi nelle nostre fantasticherie non riusciamo ad essere concreti, ma mi rifar\u00f2, diavolo se mi rifaro! Notai un mastodontico cane beige che pisciava a due metri da me e mentre espletava le sue funzioni con la gamba alzata mi guardava con disapprovazione \u201c<em>Sei un codardo ed anche un bugiardo<\/em>\u201d mi disse con quel suo sguardo da cane erudito, ma non gli diedi peso, mica conosceva le mie ambizioni quel dannato bastardo.<br \/>\nFinalmente ritorn\u00f2 con la birra e fui costretto a decidere in pochi secondi la mia strategia, quanto \u00e8 complessa questa diamine di vita! Sullo scontrino scrissi con dolcezza il mio numero di telefono e glielo porsi assieme al costo di una pils qualunque. Lei si accorse del numero e mi disse<\/div>\n<div dir=\"auto\">\u201c<em>Scusa hai segnato qualcosa sul conto<\/em>\u201d,<\/div>\n<div dir=\"auto\">\u00a0\u201c<em>\u00c8 il mio numero<\/em>\u201d esclamai non riuscendo a trattenere un certo disappunto \u201c<em>\u00c8 per te.<\/em>\u201d<\/div>\n<div dir=\"auto\">\u00a0\u201cCosa devo farci<em>?<\/em>\u201d<\/div>\n<div dir=\"auto\">\u201c<em>Potresti chiamarmi<\/em>\u201d<\/div>\n<div dir=\"auto\">\u201c<em>Per dirti cosa?<\/em>\u201d<\/div>\n<div dir=\"auto\">A quel punto avevo terminato ogni strategia e non ne sarei uscito con un motto di spirito. &lt;<\/div>\n<div dir=\"auto\">\u201c <em>Senti<\/em>\u201d iniziai cercando di farle comprendere la gravit\u00e0 della situazione \u201c<em>Tra poco avr\u00f2 trent\u2019anni e non ho mai visto una donna come te. Dal primo secondo in cui ti ho scorta ho immaginato di baciarti nell\u2019 incavo delle gambe, girarti di schiena in un letto enorme\u00a0 ispezionando ogni lembo di pelle disponibile e poi non so, magari puoi insegnarmi a diventare un essere umano migliore, sento che solo tu puoi riuscirci.<\/em><\/div>\n<div dir=\"auto\"><em>Lei mi guardo con uno sguardo di compassione e disse :\u201dIl modo peggiore per chiedere di uscire ad una sconosciuta che io abbia mai sentito<\/em>\u201d<\/div>\n<div dir=\"auto\">\u201c<em>Ma io non voglio uscire con te<\/em>\u201d le dissi con eccessiva durezza, prima di girarle le spalle ed andarmene.<\/div>\n<div dir=\"auto\">Inizia a muovermi a passi svelti per le strade napoletane di sampietrini bagnati, nonostante l\u2019assenza di pioggia, scuri e fumosi come se fossero stati immersi in una tinozza di nebbia. Era impossibile non cedere alla malinconia dell\u2019ennesimo fallimento. Vagavo senza meta in un mare di umanit\u00e0: un gruppo di africani in una piccola aiuola verde sentiva musica da una cassa portatile e affianco una signora borghese occhi inespressivi e portamento aristocratico pensava alla spesa della sera, mentre un gruppo di studenti sbarbati discuteva delle ultime uscite cinematografiche e la luce colava come cera crimesi sui tetti di tufo.<br \/>\nMi trovai cos\u00ec costretto ad andare da un mio vecchio amico che abitava in una soffitta decadente nel cuore del centro antico, a pochi passi dal Duomo.<br \/>\nMi maledicevo per l\u2019inconcludenza della mia vita e le grandi ambizioni erano appassite d\u2019improvviso come fiori gretti da balcone, poco curati e dozzinali, pallide imitazioni della natura. Avevo le chiavi della soffitta, non bussai e salii direttamente, nonostante l\u2019affanno, i cinque ripidi piani\u00a0 per aprire la porta del suo immorale appartamento.<br \/>\nLui era nudo nel letto con una donna dai lineamenti banali, ma non protest\u00f2 per l\u2019intromissione, nonostante lei urlasse \u201c<em>Chi cazzo \u00e8 questo, chi cazzoo \u00e8!<\/em>\u201d io andai diritto nella sua cucina e aprii una squallida lattina di coca cola pezzotta, rubai un sigaro e incrociate le gambe su di un istabile sedia, inziai a fumare.<br \/>\nNotai il giradischi e misi su un 45 giri di Lucio Dalla, cos\u00ec da non sentire i gemiti che ripartirono incuranti dalla stanza accanto. Mi sentivo inquieto, cos\u00ec finito il sigaro riscesi di corsa, dovevo almeno sapere come si chiamava quella donna straordinaria.<\/div>\n<div dir=\"auto\">Feci la strada a ritroso correndo, sotto un cielo che d\u2019improvviso s\u2019era fatto scuro e macchiato irregolarmente di stelle come un tappeto logoro.<br \/>\nIl bar era ancora semivuoto e per un secondo mi interrogai sulle abilit\u00e0 imprenditoriali del proprietario, ma lasciai subito stare. Lei stava ancora servendo ai tavoli e mi sorrise quando mi vide arrivare a passo svelto, tradendo tutto il mio animo.<br \/>\n\u201c<em>Posso sapere solo come ti chiami?<\/em>\u201d le dissi con voce implorante<\/div>\n<div dir=\"auto\">\u201c<em>Maria, mi chiamo Maria e se ti siedi ad aspettare a mezzanotte finisco il turno, ma sono le 9 e capisco che potresti avere da fare<\/em>\u201d<\/div>\n<div dir=\"auto\">\u201c<em>Non ho niente da fare, Maria <\/em>(com\u2019era dolce pronunciare il suo nome)<em>, niente di pi\u00f9 importante che offrirti a mezzanotte una passeggiata e qualche parola goffa e fuoriposto<\/em>\u201d<\/div>\n<div dir=\"auto\">Lei se ne and\u00f2 ridendo e io presi il mio vecchio taccuino e brindai alla salute della notte e della poesia, forse non l\u2019avrei vinto il nobel, ma avevo un appuntamento con Maria, che poi chi l\u2019ha mai voluto un premio di freddo metallo quando si possono avere quelle gambe di seta?<br \/>\nLa luna fece capolino da un banco di nuvole e l\u2019 odore delle cucine dei ristornati danzava tra i tavolini scalcagnati mentre guardavo Maria lavorare e le sorridevo di rimando.<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: center;\"><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/r594pxUjcz4\" width=\"560\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>A cura di Roberto Pollio Era una fredda giornata di sole. 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