{"id":47364,"date":"2019-04-16T22:07:54","date_gmt":"2019-04-16T20:07:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piuomenopop.it\/?p=47364"},"modified":"2019-05-15T22:05:42","modified_gmt":"2019-05-15T20:05:42","slug":"beirut-low-johnny-marr-e-deerhunter-si-aggiungono-alla-line-up-della-quinta-edizione-di-todays-festival","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piuomenopop.it\/index.php\/2019\/04\/16\/beirut-low-johnny-marr-e-deerhunter-si-aggiungono-alla-line-up-della-quinta-edizione-di-todays-festival\/","title":{"rendered":"BEIRUT, LOW, JOHNNY MARR e DEERHUNTER si aggiungono alla line up della quinta edizione di TODAYS Festival"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong>TORINO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>23-24-25 AGOSTO 2019<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>DOPO GLI ANNUNCI DEGLI UNICI CONCERTI ITALIANI DI HOZIER, JARVIS COCKER (ex PULP), THE CINEMATIC ORCHESTRA, NILS FRAHM e SPIRITUALIZED A TORINO DAL 23 AL 25 AGOSTO 2019, TODAYS FESTIVAL NON SI ARRESTA ED ANNUNCIA IN ESCLUSIVA ALTRE QUATTRO NUOVE BAND INTERNAZIONALI TRA\u00a0LE PIU AMATE DEL ROCK INDIPENDENTE MONDIALE.<\/strong><br \/>\n<strong>SI AGGIUNGONO ALLA LINE UP DELLA QUINTA EDIZIONE DI TODAYS FESTIVAL:<\/strong><br \/>\n<strong>BEIRUT<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>LOW<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>JOHNNY MARR<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>DEERHUNTER<\/strong><\/p>\n<p>biglietto singola giornata con accesso a sPAZIO211: 30 eu + d.p.<br \/>\nbiglietto singola giornata con accesso a INCET: 15 eu + dp<\/p>\n<p>abbonamento singola giornata (24 o 25\/8 con accesso a tutti i concerti): 40 eu + d.p.<\/p>\n<p>abbonamento tre giorni (23, 24 e 25\/8 con accesso a tutti i concerti): 100 eu + d.p.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/TOdaysfestival\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\"><strong>TODAYS.<\/strong><\/a><br \/>\n<strong>Il festival<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>sPAZIO211 mainstage:<\/strong><br \/>\n<strong>VENERDI 23 AGOSTO:\u00a0BEIRUT \u2013 SPIRITUALIZED \u2013 DEERHUNTER &#8211; more t.b.a.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>SABATO 24 AGOSTO:\u00a0HOZIER \u2013 LOW &#8211; more t.b.a.<\/strong><br \/>\n<strong>DOMENICA 25 AGOSTO:\u00a0JARVIS COCKER \u2013 JOHNNY MARR &#8211; more t.b.a.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>Ex INCET mainstage:<\/strong><br \/>\n<strong>VENERDI 23 AGOSTO:\u00a0t.b.a.<\/strong><br \/>\n<strong>SABATO 24 AGOSTO:\u00a0THE CINEMATIC ORCHESTRA &#8211; more t.b.a.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>DOMENICA 25 AGOSTO:\u00a0NILS FRAHM &#8211; more t.b.a.<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-47365\" src=\"http:\/\/www.piuomenopop.it\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/tosays1.jpg\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"400\" srcset=\"https:\/\/www.piuomenopop.it\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/tosays1.jpg 600w, https:\/\/www.piuomenopop.it\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/tosays1-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.piuomenopop.it\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/tosays1-300x300.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 400px) 100vw, 400px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>BEIRUT<\/strong><br \/>\n<strong>+ SPIRITUALIZED<\/strong><br \/>\n<strong>+ DEERHUNTER<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>altri artisti da annunciare<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>VENERDI 23 AGOSTO 2019<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>sPAZIO211<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>INGRESSO: EURO 30 + d.p.<\/strong><\/p>\n<p>A distanza di tre anni dall\u2019ultimo \u201c<strong>No No No<\/strong>\u201d,\u00a0<strong>Zach Condon<\/strong>\u00a0\u00e8 pronto a tornare live con il progetto\u00a0<strong>Beirut<\/strong>\u00a0per presentare il nuovo album\u00a0<strong>Gallipoli<\/strong>, scritto e registrato tra\u00a0<strong>New York<\/strong>,\u00a0<strong>Berlino<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>Lecce<\/strong>, ed uscito per\u00a0<strong>4AD<\/strong>\u00a0il\u00a0<strong>1 febbraio 2019<\/strong>.<\/p>\n<p>Globetrotter dell&#8217;universo indie d&#8217;oltreoceano,\u00a0<strong>Zach Condon<\/strong>\u00a0aka\u00a0<strong>Beirut<\/strong>\u00a0\u00e8 partito da un peregrinare per le strade polverose della vecchia Europa per approdare a una nuova\u00a0formula di chamber-folk-pop.<\/p>\n<p>Tutto \u00e8 cominciato ad\u00a0<strong>Albuquerque<\/strong>, nel\u00a0<strong>New Mexico<\/strong>. Non stiamo parlando della serie tv \u201cBreaking Bad\u201d, ma della storia di\u00a0<strong>Zach Condon<\/strong>, classe 1986,\u00a0<em>enfant-prodige<\/em>\u00a0della musica folk divenuto, grazie al progetto Beirut, uno dei nomi di punta della scena indie americana.\u00a0Adolescente talentuoso e ribelle, Condon ha con la scuola un rapporto conflittuale che lo porter\u00e0 ad abbandonare e riprendere diverse volte il college. Nonostante i voti siano mediamente alti, \u00e8 la musica ad occupare giorno e notte i suoi pensieri, e in particolare grande \u00e8 il fascino che gli strumenti a fiato esercitano su di lui \u201cLa dolcezza malinconica dei fiati mi commuove. Dalle bande da funerale siciliane fino a quelle da matrimonio balcaniche, l\u2019espressivit\u00e0 emotiva dei fiati \u00e8 per me meravigliosa, tanto quanto la voce umana.\u201d<\/p>\n<p>Durante l\u2019adolescenza, Condon si trasferisce prima a\u00a0<strong>Newport News<\/strong>\u00a0(in Virginia), quindi in pianta stabile a\u00a0<strong>Santa Fe<\/strong>. Continua, per\u00f2, a sognare di viaggiare per il mondo, spinto dall\u2019amore per la world music e per le sonorit\u00e0 etniche. L\u2019impatto che il Vecchio Continente esercita sulla personalit\u00e0 musicale di Condon \u00e8 enorme; il nostro rimane folgorato dal suono delle brass band europee, in particolare di quelle balcaniche.<br \/>\n\u00c8 la primavera del 2006, quando per i principali blog musicali americani comincia a circolare \u201c<strong>Postcards From Italy<\/strong>\u201d, la prima canzone di Condon sotto lo pseudonimo di Beirut. Il brano, romantica folk-song che \u00e8 anche un\u00a0<strong>tributo a un\u2019Italia del tutto immaginaria<\/strong>\u00a0(Condon visiter\u00e0 il nostro paese per la prima volta solo nel 2011), inizia con un semplice giro di ukulele per poi dischiudersi in un\u2019esplosione di trombe spagnoleggianti, che guidano il brano verso il melodico e dolce finale. Il pittoresco connubio di gioia e trattenuta malinconia \u00e8 sufficiente per fare breccia nel cuore di decine di migliaia di ascoltatori. \u201c<strong>Postcards From Italy<\/strong>\u201d \u00e8 un piccolo gioiello, semplice e genuino, e\u00a0inevitabilmente porta Beirut ad essere\u00a0<strong>la scoperta musicale dell\u2019anno<\/strong>.<\/p>\n<p>E cos\u00ec, ottenuto il consenso sia del pubblico che della stampa specializzata, a maggio del 2006 esce per l\u2019etichetta\u00a0<strong>BaDaBing Gulag Orkestar<\/strong>, l\u2019eclettico album d\u2019esordio di Beirut, un lavoro che attinge tanto alla world music, quanto alla tradizione cantautorale americana. Forte del successo riscosso con l\u2019album d\u2019esordio, a gennaio del 2007 Condon entra a far parte del\u00a0<em>roster<\/em>\u00a0della\u00a0<strong>4AD<\/strong>, storica etichetta indie britannica. A fine mese, \u00e8 quindi il turno di\u00a0<strong>Lon Gisland<\/strong>, da qui in avanti, avr\u00e0 senso parlare di Beirut non pi\u00f9 come di un progetto solista, ma come una band a tutti gli effetti, oltre ovviamente all\u2019inossidabile\u00a0Zach Condon, leader assoluto nonch\u00e9 polistrumentista.<br \/>\nIl 9 ottobre 2007, con la pubblicazione dell\u2019attesissimo secondo album,\u00a0<strong>The Flying Club\u00a0<\/strong><strong>Cup<\/strong>, Zach ha un collaboratore davvero d\u2019eccezione: si tratta del visionario\u00a0<strong>Owen Pallett<\/strong>, gi\u00e0 noto per il progetto baroque-pop Final Fantasy e reclutato qui come produttore artistico. Per un nuovo album si deve attendere fino al 2011, a ben quattro anni di distanza dal precedente, quando sotto la\u00a0<strong>Pompeii Records<\/strong>\u00a0(<em>label<\/em>\u00a0fondata da Condon) viene pubblicato\u00a0<strong>The Rip Tide<\/strong>\u00a0ed il successivo\u00a0<strong>No No No<\/strong>\u00a0nel 2015, il primo album di Condon a suonare pi\u00f9 synth-pop che folk.<\/p>\n<p>Dal 2017, Zach Condon vive in pianta stabile a\u00a0<strong>Berlino<\/strong>. Il nuovo album dei Beirut, composto tra la capitale tedesca e la Puglia segna un gradito ritorno alle sonorit\u00e0 dell&#8217;inizio con il suo passo marciante da banda di paese e la sua melodia di fiati dolce e nostalgica.<\/p>\n<p>Condon ha cos\u00ec definito il processo di composizione e scrittura:\u00a0\u201cGallipoli inizi\u00f2, nella mia testa, quando finalmente feci spedire il mio vecchio organo Farfisa dalla casa dei miei genitori a Santa Fe, NM a New York\u201d esordisce Condon \u201d Mi impossessai dell\u2019organo durante il mio primo lavoro al Center For Contemporary Arts di\u00a0Santa Fe; trascorsi i successivi tre anni scrivendo il maggior numero di canzoni che potevo tirarne fuori\u201d.<br \/>\nCondon va avanti raccontando il processo di scrittura: \u201cIn questo periodo la mia vita privata cambi\u00f2 improvvisamente e mi ritrovai a viaggiare avanti e indietro tra New York e Berlino per lunghi periodi di tempo\u201d.<br \/>\nDescrive le session di registrazione come \u201cuna tempesta di giorni passati chiusi in studio dalle 12 alle 16 ore, facendo gite sulla costa e seguendo una dieta solida a base di pizza, pasta e peperoncini\u201d e poi racconta le fonti d\u2019ispirazione del nuovo lavoro ed in particolare del brano Gallipoli. Ero molto soddisfatto del risultato. \u201cMi sembrava un mix catartico di tutti i vecchi e nuovi album e mi sembrava di essere tornato alla vecchia gioia della musica come esperienza viscerale&#8221;.<br \/>\n\u201cUna sera ci trovammo per caso nella cittadina medievale di Gallipoli e seguimmo una band di ottoni in processione dietro a preti che portavano la statua del santo patrono tra le strette vie del paese, seguiti da quella che sembrava l\u2019intera citt\u00e0. Il giorno seguente scrissi in una sola sessione, facendo pausa solo per mangiare, il brano che sarebbe diventato \u201cGallipoli\u201d.<br \/>\nL\u2019uscita del disco \u00e8 stata anticipata dalla pubblicazione del video di \u201cLandslide\u201d, girato in Kazakistan dal regista Eoin Glaister e che gode della partecipazione di Ian Beattie (Game\u00a0of Thrones).<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>LOW<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>&#8211; data unica italiana &#8211;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>+ HOZIER<\/strong><br \/>\n<strong>+ altri artisti da annunciare<\/strong><br \/>\n<strong>SABATO 24 AGOSTO 2019<\/strong><br \/>\n<strong>sPAZIO211<\/strong><br \/>\n<strong>INGRESSO: EURO 30 + d.p.<\/strong><\/p>\n<div class=\"m_-3182727428552886850img-container m_-3182727428552886850center m_-3182727428552886850autowidth m_-3182727428552886850fullwidth\" align=\"center\"><\/div>\n<div>\n<div>\n<p>Gli\u00a0<strong>alfieri dello slowcore di Duluth<\/strong>\u00a0nel loro unico concerto estivo nel nostro paese.<\/p>\n<p>La band ha da poco pubblicato il nuovo album in studio, intitolato \u201c<strong>Double Negative<\/strong>\u201d, prodotto da\u00a0<strong>BJ Burton<\/strong>e registrato presso lo studio\u00a0<strong>April Base<\/strong>\u00a0di\u00a0<strong>Justin Vernon<\/strong>\u00a0(<strong>Bon Iver<\/strong>) a Eau Claire, nel Wisconsin. Burton in precedenza ha co prodotto \u201cOnes e Sixes\u201d, ultimo disco dei Low uscito nel 2015.Atmosfere malinconiche, unite a melodie soavi e a momenti di stasi trascendente: \u00e8 la ricetta dei Low, il trio del\u00a0<strong>Minnesota<\/strong>\u00a0che ha elevato lo slowcore a meditazione spirituale.<\/p>\n<p><strong>La musica dei Low non ha eguali nella storia del rock<\/strong>. Inizialmente emuli di\u00a0<strong>Codeine<\/strong>, Cowboy Junkies e dello slo-core in genere, sono successivamente pervenuti a uno stile personale, minimale nei suoni e trascendentale nell&#8217;umore. Nella musica dei Low, voci, suoni, testi e concetti espressi vanno a plasmare un&#8217;icona sonora compatta, che trova nella natura il suo referente ma nel superamento della stessa il suo fine. Le atmosfere\u00a0create sono oniriche, appartengono a mondi lontani, possibili unicamente nei sogni.<\/p>\n<p>Solo\u00a0<strong>Tim Buckley<\/strong>\u00a0in passato,\u00a0<strong>Roy Montgomery<\/strong>\u00a0e i\u00a0<strong>Lycia<\/strong>\u00a0negli anni Novanta sono riusciti\u00a0a comporre una musica cos\u00ec intensamente metafisica. La poesia sonora dei Low fluisce languidamente, cattura anima e corpo, affascina e rende catatonici, ipnotizza come solo Jim Morrison sapeva fare.<\/p>\n<p>Il progetto Low si materializza nel 1994 a Duluth nel\u00a0<strong>Minnesota<\/strong>, e ha come protagonisti\u00a0<strong>Alan Sparhawk<\/strong>(voce e chitarra), la moglie\u00a0<strong>Mimi Parker<\/strong>\u00a0(batteria e voce) e il bassista\u00a0<strong>John Nichols<\/strong>\u00a0(sostituito da Zack Sally a partite da Long Division).<br \/>\nL&#8217;album d&#8217;esordio\u00a0<strong>I Could Live In Hope<\/strong>\u00a0\u00e8 un lavoro strabiliante, insolitamente maturo per un gruppo alla prima uscita. Il suono \u00e8 scarno ma intenso; \u00e8 davvero incredibile come i Low riescano a costruire paesaggi sonori e atmosfere da sogno con la strumentazione classica di una rock band (chitarra, basso, batteria), impartendo cos\u00ec una severa lezione a quella moltitudine di musicisti elettronici che negli anni 90 si vantano di produrre musica ambientale; ci\u00f2 che ne risulta \u00e8 una sorta di sussurro etereo che ha la stessa qualit\u00e0 evocativa del vagito celestiale di Elizabeth Fraser.<br \/>\nL&#8217;arte del trio di Duluth punta a produrre atmosfere; ci\u00f2 che fa la differenza \u00e8 che i nostri sanno anche scrivere canzoni. I Low sono destinati a durare, e con il loro secondo album\u00a0<strong>Long Division<\/strong>, i Low assurgono allo status di\u00a0<strong>classici del rock<\/strong>.<br \/>\nCon\u00a0<strong>The Curtain Hits The Cast<\/strong>\u00a0inizia la fase di transizione, che porter\u00e0 il gruppo ad esprimersi in un linguaggio pi\u00f9 pop. Il sound \u00e8 pi\u00f9 corposo, ispessito dalla produzione di\u00a0<strong>Steve Fisk<\/strong>, e i Low hanno completamente rielaborato le proprie influenze: gli echi di Codeine, Nick Drake e Buckley senior sono stati codificati in uno stile unico, riconoscibile,\u00a0ormai indipendente dai suddetti modelli.<br \/>\n<strong>Songs For A Dead Pilot<\/strong>\u00a0\u00e8 un disco anomalo in cui i Low producono musica ancora pi\u00f9 rarefatta, mentre In<strong>The Fishtank<\/strong>\u00a0\u00e8 un&#8217;interessante collaborazione con i\u00a0<strong>Dirty Three<\/strong>\u00a0e il violino di\u00a0<strong>Warren Ellis<\/strong>\u00a0dona pi\u00f9 dinamismo al sound dei Low.<br \/>\n<strong>Secret Name<\/strong>\u00a0prosegue il discorso iniziato a partire da The Curtain Hits The Cast. Il sound \u00e8 ancora pi\u00f9 corposo per effetto dell&#8217;aggiunta di nuovi strumenti come il piano e il violoncello. L&#8221;arte dei Low diventa pi\u00f9 terrena e meno spirituale: pi\u00f9 Neil Young che Tim Buckley.<br \/>\n<strong>Things We Lost In The Fire<\/strong>\u00a0\u00e8 il successivo capolavoro del trio di Duluth, dove finalmente si fondono tutti gli elementi che hanno caratterizzato, nei diversi periodi, l&#8217;universo sonoro dei Low: lentezza, atmosfere celestiali, melodie soavi, intensit\u00e0 del cantato si compiono in strutture armoniche decisamente pop. I Low si riscoprono compositori di canzoni come si facevano una volta (e come si continuano tuttora a fare), con tanto di ritornelli orecchiabili.<\/p>\n<p>Nel 2002\u00a0<strong>Trust<\/strong>\u00a0fa di nuovo centro.<br \/>\n<strong>I Low potrebbero rifare se stessi all&#8217;infinito senza annoiare mai<\/strong>.<br \/>\nIl sound del trio del Minnesota \u00e8 il suono dell&#8217;uomo che ascende a puro spirito, del fluttuare della piuma mossa dal vento, dell&#8217;aurora e del tramonto al tempo stesso: \u00e8 il<\/p>\n<p>suono soul dell&#8217;infinito. I Low hanno marchiato a fuoco la storia del rock.<br \/>\n<strong>Drums And Guns (2007)<\/strong>\u00a0racconta storie assassine che mescolano candore e amarezza, puntando, come sempre, al firmamento.<br \/>\n<strong>C&#8217;mon<\/strong>\u00a0esce a ben quattro anni di distanza da Drums And Guns, al culmine di un periodo durante il quale Alan Sparhawk si dedica al parallelo progetto in aria di vintage-rock Retribution Gospel Choir.<br \/>\nRegistrati nei Sacred Heart Studio di Duluth (siti in una chiesa sconsacrata), dove vide la luce anche Trust, i dieci brani di C&#8217;mon risultano canzoni sospese in una dimensione temporale aliena, nella quale tornano a incontrarsi brumose carezze al rallentatore e accorate elegie modellate su scarnificazioni degli stilemi del rock e sulla raffinatezza di melodie tanto eteree quanto compiute.<br \/>\nAbbandonata la pur felice strada dell\u2019autoproduzione, per\u00a0<strong>The Invisible Way (2013)<\/strong>\u00a0i Low hanno deciso di chiamare in cabina di regia tale\u00a0<strong>Jeff Tweedy dei Wilco<\/strong>, il quale ha risposto ospitando i giganti dello slowcore nel contesto ideale (il Wilco Loft di Chicago) in\u00a0cui scrivere l\u2019ennesimo capitolo memorabile della propria storia.<br \/>\nCon\u00a0<strong>Ones And Sixes (2015)<\/strong>\u00a0l&#8217;elettronica rientra nel mondo dei Low, ma questa volta dalla porta d&#8217;ingresso, senza intaccare il costante fascino spartano e naif della band. Gelido, aspro, rigido a tratti desolato il nuovo album contiene pi\u00f9 di un elemento per restare in piedi al di l\u00e0 della fama e della storia del gruppo.<br \/>\nL&#8217;elettronica \u00e8 invece usata in modo diametralmente opposto sul nuovo album\u00a0<strong>Double Negative (2018)<\/strong>, dove i suoni sintetici non servono ad arricchire, ma a distruggere. Confermato BJ Burton in cabina di regia, gli viene lasciata carta bianca e un&#8217;unica, sadomasochistica istruzione: picchiare per far male.<br \/>\nE&#8217; pertanto un diverso immaginario elettronico, cupo e nichilista, a riempire l&#8217;orizzonte: dubstep, glitch, post-club music, industrial, qualche goccia di trip hop giusto per diluire un composto cos\u00ec micidiale da rischiare la detonazione prima del dovuto. La sensazione \u00e8 straniante: \u00e8 come se uno psicopatico in preda ad una crisi fuori controllo si fosse messo a remixare qualche loro vecchio album, magari servendosi di una strumentazione in avaria. E&#8217; l&#8217;altro lato dello scintillante sogno accelerazionista, una visione catastrofica che esaspera la tecnologia per farla collassare su se stessa, un grido cos\u00ec lacerante che si soffoca da solo. Il &#8220;doppio negativo&#8221; del titolo va quindi interpretato non solo come orrore da fronteggiare qui e ora, ma anche nel senso di negativo fotografico, ribaltamento dimensionale che inverte i colori e svela il rimosso. Quello dei Low \u00e8 un sacrificio quasi cristologico, un attirare su di s\u00e9 il Male per trascinarlo nella propria scomparsa, accettare di farsi divorare per liberare il mondo da una sofferenza insostenibile e immotivata. Nessuna facile tentazione millenarista, tuttavia: solo tanto, impotente, umanissimo dolore. In una scena di &#8220;You May Need A Murderer&#8221;, imperdibile documentario del 2007 in cui i coniugi Sparhawk mettono a nudo i propri spettri, Alan dice una cosa del tipo &#8220;come dovrei comportarmi se il mio Dio mi chiedesse di fare del male?&#8221;. Nell&#8217;impossibilit\u00e0 di sciogliere un quesito cos\u00ec atroce, Double Negative tenta quantomeno di sfogarne il tormento in una catartica tabula rasa, un potlatch in cui scaraventare ci\u00f2 che si ha di pi\u00f9 caro solo per vederlo bruciare.<br \/>\nLo slowcore degli esordi, il folk-rock della maturazione e l&#8217;avant-pop dell&#8217;et\u00e0 adulta sono solo sbiaditi ricordi nella mente di un suicida spirante, e Double Negative \u00e8 precisamente questo: un harakiri artistico,\u00a0<strong>il loro disco pi\u00f9 estremo e una delle opere pi\u00f9 sconvolgenti degli ultimi anni<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>JOHNNY MARR<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>+ JARVIS COCKER introducing JARV IS&#8230;<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>+ altri artisti da annunciare<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>DOMENICA 25 AGOSTO 2019<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>sPAZIO211<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>INGRESSO: EURO 30 + d.p.<\/strong><\/p>\n<p>Il co-fondatore e ex chitarrista dei\u00a0<strong>The Smiths<\/strong>,\u00a0<strong>JOHNNY MARR<\/strong>, a quattro anni di distanza dal suo ultimo lavoro solista, \u201c<strong>Playland<\/strong>\u201d del 2014, annuncia il suo ritorno in Italia per una unica data estiva a TODAYS 2019 con il nuovo album in studio, \u201c<strong>Call The\u00a0<\/strong><strong>Comet<\/strong>\u201d, pubblicato a giugno 2018 e anticipato dai singoli \u201c<strong>The Tracers<\/strong>\u201d e \u201c<strong>Hi Hello<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p><strong>Uno dei chitarristi pi\u00f9 celebri della storia della musica contemporanea<\/strong>, Johnny Marr ha da poco pubblicato il suo terzo album solista \u201c<strong>Call The Comet<\/strong>\u201d.<br \/>\nRegistrato con la sua band ai Crazy Face Studios di\u00a0<strong>Manchester,<\/strong>\u00a0&#8220;Call The Comet&#8221; \u00e8 il suo terzo disco solista e segue i precedenti album acclamati dalla critica &#8220;<strong>The<\/strong><strong>\u00a0<\/strong><strong>Messenger<\/strong>&#8221; (2013) e &#8220;<strong>Playland<\/strong>&#8221; (2014).<br \/>\nA proposito del nuovo lavoro, Marr aveva dichiarato a\u00a0<strong>NME<\/strong>: \u00ab\u00c8 pi\u00f9 emozionale rispetto agli altri album, i testi sono pi\u00f9 profondi. Riguarda soprattutto le cose che mi circondano,\u00a0ma ci sono anche un paio di canzoni che hanno a che fare con me\u00bb.<br \/>\nMarr \u00e8 conosciuto per il suo lavoro a fianco di\u00a0<strong>Morrissey<\/strong>\u00a0come forza creativa dietro\u00a0<strong>The Smiths<\/strong>: con l\u2019uscita di quattro album classici e molto influenti registrati in studio e il live set Rank, ognuno dei quali ha raggiunto<strong>la posizione # 1 o # 2 della classifica degli album pi\u00f9 venduti.<\/strong>\u00a0Dopo aver lasciato gli Smiths nel 1987, Marr ha continuato la sua carriera come membro ufficiale o chitarrista in tour per diversi gruppi acclamati tra cui\u00a0<strong>The The<\/strong>,\u00a0<strong>Electronic<\/strong>,\u00a0<strong>Modest Mouse<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>The Cribs<\/strong>.<br \/>\nMarr \u00e8 stato\u00a0<strong>membro dei Modest Mouse<\/strong>\u00a0quando il loro album \u201c<strong>We Were Dead Before The Ship Even Sank<\/strong>\u201d debutt\u00f2 alla prima posizione della classifica\u00a0<strong>Billboard<\/strong>, e membro dei\u00a0<strong>The Cribs<\/strong>\u00a0quando raggiunsero la top 10 con il loro album del 2009 \u201c<strong>Ignore The Ignorant<\/strong>\u201d. Marr ha anche preso parte alle registrazioni dei<strong>Pet Shop Boys<\/strong>,\u00a0<strong>John\u00a0<\/strong><strong>Frusciante<\/strong>,\u00a0<strong>Talking Heads<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>Beck<\/strong>.<br \/>\nInnumerevoli i musicisti hanno citato Marr come significativa ispirazione musicale, in particolare per\u00a0<strong>Noel Gallagher e Radiohead<\/strong>. Colpito da un primo demo degli Oasis, Marr \u00e8 stato come un mentore per l&#8217;allora sconosciuto Gallagher, aiutando la band a trovare un manager ed ha anche passato una delle sue chitarre per favorire l\u2019ispirazione del suo talentuoso giovane amico. Anni dopo &#8211; con gli Oasis ormai affermati come la pi\u00f9 grande band del paese &#8211; Marr prese parte alle\u00a0<strong>registrazioni dell\u2019album<\/strong>\u00a0\u201c<strong>Heathen Chemistry<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p>L&#8217;influenza di Marr ha continuato ad essere riconosciuta in questi ultimi anni.<br \/>\nIl\u00a0<strong>Trinity College di Dublino<\/strong>, lo ha nominato come\u00a0<strong>Patrono Onorario della University Philosophical Society<\/strong>\u00a0al fianco di mecenati del passato come\u00a0<strong>Oscar Wilde<\/strong>,\u00a0<strong>Samuel Beckett<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>Bram Stoker<\/strong>. Si \u00e8 guadagnato anche il\u00a0<strong>Lifetime Achievement Award di Q<\/strong>, il\u00a0<strong>Mojo\u2019s Classic Songwriter Award<\/strong>\u00a0e il\u00a0<strong>Premio Inspiration al Ivor Novellos<\/strong>\u00a0(presentati, rispettivamente, da Ed O&#8217;Brien dei Radiohead, Bernard Butler dei Suede e da Alex<\/p>\n<p>Kapranos frontman dei Franz Ferdinand).<br \/>\nGli ultimi anni hanno visto Marr diversificare il suo lavoro in altre aree musicali. Ha contribuito notevolmente alla nomination all\u2019Oscar di\u00a0<strong>Hans Zimmer<\/strong>\u00a0per il film \u201c<strong>Inception<\/strong>\u201ddi\u00a0<strong>Christopher Nolan<\/strong>, mentre la sua chitarra<strong>Fender Jaguar<\/strong>\u00a0firmata Johnny Marr \u00e8 stata\u00a0nominato per la\u00a0<strong>chitarra dell&#8217;anno ai 2012 MIA Awards<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>DEERHUNTER+ BEIRUT<\/strong><br \/>\n<strong>+ SPIRITUALIZED<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>+ altri artisti da annunciare<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>VENERDI 23 AGOSTO 2019<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>sPAZIO211<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>INGRESSO: EURO 30 + d.p<\/strong><\/p>\n<p>La band di sognatori nostalgici fondata da\u00a0<strong>Bradford Cox<\/strong>\u00a0rappresenta uno dei nomi di punta della ricca proposta artistica dell\u2019edizione 2019 del TOdays Festival. Definirli psichedelici risulterebbe troppo vago. Per non parlare della macro etichetta \u201cindie rock\u201d. Shoegaze? Si ma non sempre, o non in modo cos\u00ec caratterizzante. Pop rock? Si, ma non ci siamo ancora. Ambient punk? Cos\u00ec \u00e8 come si sono spesso auto definiti loro stessi, facendo a loro non poca fatica ad inquadrare il loro stile. Se proprio dobbiamo delineare i tratti distintivi di\u00a0<strong>una delle band americane meno scontate<\/strong>\u00a0degli ultimi vent\u2019anni, dovremmo certamente rintracciarli nella matrice malinconica e introversa dei loro\u00a0contenuti. La loro musica fluttua in ammollo nel liquido amniotico dei ricordi, nell\u2019esplorazione della solitudine esistenziale e nell\u2019evocazione di un\u2019ampia stratificazione di emozioni. Basta pensare anche solo alla personalit\u00e0 del fondatore\u00a0<strong>Bradforx Cox<\/strong>, con la sua vita fatta di lacune affettive fin troppo precoci e patologie che si manifestano non solo con la loro forza debilitante ma anche trasformando l\u2019aspetto di chi ne soffre, come la Sindrome di Marfan di cui Bradford \u00e8 affetto e che lo ha reso \u201cun secco spilungone\u201d, facendolo rinchiudere sempre pi\u00f9 in s\u00e9 stesso e nella sua presunta diversit\u00e0 dal resto del\u00a0mondo fin dalla tenera et\u00e0.<br \/>\nI Deerhunter nascono ad\u00a0<strong>Atlanta<\/strong>\u00a0nel\u00a0<strong>2001<\/strong>\u00a0da un\u2019idea del frontman\u00a0<strong>Bradford Cox<\/strong>\u00a0e del batterista\/tastierista<strong>Moses Archuleta<\/strong>. Completano il quintetto\u00a0<strong>Lockett Pundt<\/strong>\u00a0alle chitarre\/tastiere (noto anche per il side project Lotus Plaza),\u00a0<strong>Frankie Broyles<\/strong>\u00a0alle chitarre e\u00a0<strong>Josh McKay<\/strong>, basso e organo. Nonostante la loro relativamente breve carriera i Deerhunter si sono imposti come una delle band di culto dell\u2019ultimo decennio tra indie rock, noise pop, garage-rock e psichedelia creando capolavori come\u00a0<strong>Cryptograms (2007)<\/strong>,<strong>Microcastle (2008)<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>Halcyon Digest (2010)<\/strong>,\u00a0<strong>Monomania (2013)<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>Fading Frontier (2015)<\/strong>.<br \/>\n<strong>Why han\u2019t everything already disappeared? Perch\u00e9 non \u00e8 ancora tutto scomparso?<\/strong><\/p>\n<p>Questa \u00e8 la domanda che i Deerhunter scelgono come titolo del loro\u00a0<strong>ottavo album<\/strong>, uscito su\u00a0<strong>4AD<\/strong>\u00a0il\u00a0<strong>18 gennaio 2019<\/strong>\u00a0e prodotto insieme a\u00a0<strong>Cate Le Bon<\/strong>,\u00a0<strong>Ben H. Allen III<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>Ben Ette<\/strong>, aperto proprio dal clavicembalo suonato da Cate in \u201c<strong>Death In Midsummer<\/strong>\u201d, istantanee della rivoluzione d\u2019ottobre, racconti di morte, un crescendo emozionale, atmosfere che da barocche si trasformano gradualmente in elettriche, squarci di sax si fanno largo in un\u2019andatura alt-folk-pop e testi che traggono spunto dal barbaro omicidio della parlamentare europeista laburista britannica Helen Joanne Cox per opera del militante neonazista\u00a0<strong>Thomas Mair<\/strong>. Scenari di vittime e sangue, dal passato e dal presente. Poi Berlino, tardi anni Settanta, il Bowie pre-wave sfrutta le illuminazioni di Brian Eno e architetta \u201cLow\u201d, \u201cGreenpoint Gothic\u201d \u00e8 la \u201cSpeed Of Life\u201d dei Deerhunter, giusto un paio di minuti che ci teletrasportano in uno spazio atemporale.<br \/>\n<strong>Why Hasn\u2019t Everything Already Disappeared?<\/strong>\u00a0\u00e8 il sigillo di un lavoro che prosegue il percorso dei Deerhunter, concentrati sull&#8217;elaborazione di un formato canzone, restando. ntatta la capacit\u00e0 di centrifugare tante influenze e costruendo un prodotto che \u2013 con spiccata personalit\u00e0\u2013 si sgancia dai tanti riferimenti per brillare di luce propria. \u00c8 una lunga domanda sul presente e sulla graduale scomparsa di senso generale della cultura, ma anche della natura, della logica, ma anche dell\u2019irrazionalit\u00e0 emotiva. In un\u2019epoca storica in cui le soglie di attenzione sono ai minimi storici e gli algoritmi stanno per prendere il posto delle attivit\u00e0 intellettuali prettamente umane come arte e musica, perch\u00e8 se tutto \u00e8 gi\u00e0 svanito, non \u00e8 ancora tutto scomparso? Con questo disco, a circa\u00a0<strong>vent\u2019anni di distanza dal primissimo giorno in sala prove<\/strong>, sono ormai lontani dagli echi ruvidi e punk che caratterizzavano i loro primi (indimenticabili) lavori, prediligendo l\u2019altra forte connotazione della loro musica, quella pi\u00f9 evocativa e atmosferica, consegnandoci un lavoro sempre e comunque all\u2019altezza delle aspettative. Fin dalla loro formazione nel 2001, i Deerhunter hanno fatto veramente poca fatica ad imporsi come una delle band di culto degli ultimi vent\u2019anni, riscuotendo successo su un pubblico sempre pi\u00f9 trasversale, che li accoglie sempre con calore ed euforia ogni volta che ha occasione di vederli dal vivo. I Deerhunter hanno preso parte pi\u00f9 volte ai principali festival internazionali del pianeta\u00a0<strong>dal Primavera Sound al Coachella<\/strong>, e suonato da headliner in rassegne quali l\u2019\u00a0<strong>ATP<\/strong>\u00a0del 2013 dove hanno realizzato per intero i loro tre capolavori e l\u2019<strong>Austin Psych Fest<\/strong>, ed ora avremo finalmente l\u2019occasione per poterli vedere in Italia, con i loro nuovi e bellissimi brani.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>TORINO 23-24-25 AGOSTO 2019 DOPO GLI ANNUNCI DEGLI UNICI CONCERTI ITALIANI DI HOZIER, JARVIS COCKER (ex PULP), THE CINEMATIC ORCHESTRA, NILS FRAHM e SPIRITUALIZED A <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/www.piuomenopop.it\/index.php\/2019\/04\/16\/beirut-low-johnny-marr-e-deerhunter-si-aggiungono-alla-line-up-della-quinta-edizione-di-todays-festival\/\" title=\"BEIRUT, LOW, JOHNNY MARR e DEERHUNTER si aggiungono alla line up della quinta edizione di TODAYS Festival\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":2,"featured_media":47366,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"sfsi_plus_gutenberg_text_before_share":"","sfsi_plus_gutenberg_show_text_before_share":"","sfsi_plus_gutenberg_icon_type":"","sfsi_plus_gutenberg_icon_alignemt":"","sfsi_plus_gutenburg_max_per_row":"","footnotes":"","_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[5184,730,3],"tags":[7787,8669,7412,9536,9537,9227,7947,1589,9263,9534,9535,2544],"class_list":["post-47364","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-calendario-concerti","category-festival","category-news","tag-beirut","tag-deerhunter","tag-hozier","tag-jarvis-cocker","tag-johnny-marr","tag-low","tag-nils-frahm","tag-spiritualized","tag-the-cinematic-orchestra","tag-todays","tag-todays-2019","tag-torino"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.piuomenopop.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/47364","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.piuomenopop.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.piuomenopop.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piuomenopop.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piuomenopop.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=47364"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.piuomenopop.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/47364\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":47367,"href":"https:\/\/www.piuomenopop.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/47364\/revisions\/47367"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piuomenopop.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/47366"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.piuomenopop.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=47364"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piuomenopop.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=47364"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piuomenopop.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=47364"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}