{"id":486,"date":"2016-04-22T20:20:47","date_gmt":"2016-04-22T18:20:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.piuomenopop.it\/?p=486"},"modified":"2018-01-01T19:46:13","modified_gmt":"2018-01-01T18:46:13","slug":"how-to-disappear-completely-radiohead","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.piuomenopop.it\/index.php\/2016\/04\/22\/how-to-disappear-completely-radiohead\/","title":{"rendered":"How to Disappear Completely &#8211; Radiohead"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-526\" src=\"http:\/\/www.piuomenopop.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/Lisboa_-_Alfama_9587516809-1024x1024.jpg\" alt=\"S\u00e9\" width=\"450\" height=\"450\" srcset=\"https:\/\/www.piuomenopop.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/Lisboa_-_Alfama_9587516809-1024x1024.jpg 1024w, https:\/\/www.piuomenopop.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/Lisboa_-_Alfama_9587516809-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.piuomenopop.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/Lisboa_-_Alfama_9587516809-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.piuomenopop.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/Lisboa_-_Alfama_9587516809-768x768.jpg 768w, https:\/\/www.piuomenopop.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/Lisboa_-_Alfama_9587516809-50x50.jpg 50w, https:\/\/www.piuomenopop.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/Lisboa_-_Alfama_9587516809.jpg 640w\" sizes=\"auto, (max-width: 450px) 100vw, 450px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>(Foto Wikipedia)<\/em><\/p>\n<p>La notte scorsa, quando il caldo, affatto mitigato dalla lieve brezza che faceva capolino dalla finestra appena aperta, rendeva densi respiro e pensieri, tanto da chiedermi se \u00e8 successo davvero o ho immaginato tutto, se dopo averlo tanto desiderato non avessi avuto che l\u2019immagine di me e te insieme, nella stanza colorata di rosso e bianco incrostato. La notte scorsa ho deciso che l\u2019avrei fatto ancora una volta prima di andare via e cercare di dimenticare tutto.<br \/>\nCos\u00ec ho sistemato le lenzuola e mi sono vestito lentamente e silenziosamente, senza correre il rischio di disturbarti. Ho mangiato l\u2019ultimo pezzo dell\u2019anguria comprata il giorno in cui ci eravamo rivisti e bevuto tutta l\u2019acqua rimasta nella bottiglia di vetro, direttamente dal collo, senza usare il bicchiere. Hai sempre odiato che lo facessi e ho sempre continuato a farlo, sapendo bene che ad ogni discussione, anche la pi\u00f9 stupida, sarebbe seguita la pi\u00f9 dolce delle riappacificazioni.<\/p>\n<p>La fermata del tram, che ne sarebbe anche il capolinea, \u00e8 in una strana piazza, piena di tavolini sistemati sotto le ombre artefatte di gazebo di tela bianca e metallo. Non sono solo, sarebbe quasi impossibile tra turisti qui indirizzati da guide assai poco originali e cittadini bisognosi semplicemente di un mezzo di trasporto che renda pi\u00f9 lieve il continuo saliscendi di questa citt\u00e0, che non c\u2019\u00e8 e non esiste.<br \/>\nResto in fila, ad aspettare che il conducente risalga sul suo mezzo giallo di legno e ferraglia e ci consenta di salire. Saranno quasi le dodici e qualche centinaio di gradi e le dodici persone in fila davanti me non aspettano altro. Dieci turisti muniti di mappe ed inutili libri che disegnano percorsi ripetitivi e obbligati in mezzo ai piccoli labirinti attorno al Castello o alle strade che la notte si accendono di sguardi e sorrisi e vociare allegro e sereno, laddove si non pu\u00f2 fare a meno di perdersi e perdersi ancora. E poi questi due signori, che devono esser padre e figlio, lo capisco dal modo di parlarsi e da quel modo compassato di rivolgersi l\u2019uno all\u2019altro, affettuoso e rispettoso, che solo i Lisboetas hanno. Guardo il cielo azzurro macchiato d\u2019ocra e bianco e ripenso alle tue parole davanti alla porta di casa, mentre cercavo di girare la chiave nella serratura, al solito bloccata tra la prima e la seconda mandata.<\/p>\n<p>\u201c\u00e8 la scelta giusta, amore mio?\u201d<\/p>\n<p>Allora avevo lasciato la chiave attaccate alla serratura e mi ero girato lentamente, cercando di mascherare il disappunto per una discussione che ritenevo inutile, di cui non vedevo il senso e che, senza alcun dubbio, non avevo nessuna voglia di portare avanti. Avevo preso il suo viso tra le mani, accarezzando il labbro superiore con i pollici, e incrociando il suo sguardo, lucido per le lacrime a stento trattenute, col mio, ero riuscito a mentire ancora una volta.<\/p>\n<p>Arriva il tram, saliamo uno dopo l\u2019altro in una di quelle regolari ed infinite file che hanno accompagnato ognuna delle giornate trascorse qui, convalidando tutti il biglietto su una di quelle macchinette elettroniche che fanno decisamente a pugni con il profumo di passato del resto del tram. Uno \u00a0dei due, con occhiali rotondi ed il viso preso direttamente da uno scritto di Pessoa, \u00e8 decisamente pi\u00f9 giovane dell\u2019altro, che sar\u00e0 sulla settantina visti i pochi capelli completamene bianchi ed il volto segnato da rughe profonde. Vestiti con pantaloni di lino leggero blu e una polo, bianca per quello con le lenti, di un celeste tenue per quello pi\u00f9 anziano, si siedono appena davanti a me, dandomi le spalle. Lo sferragliare delle rotaie \u00a0ed il cigolare delle porte sfidano il dolce silenzio delle strade che si inerpicano, spigolose ma aggraziate, su per l\u2019Alfama. Lo sguardo segue le immagini che si compongono dai finestrini calati gi\u00f9 per il gran caldo, colorate istantanee di una vita che sembrava non potesse esistere pi\u00f9.<br \/>\nLa prima volta che ci siamo incontrati eravamo a Belem, al Monastero dos Jer\u00f3nimos, dove entrambi\u00a0 ci trovavamo per un Ritiro Spirituale con le nostre parrocchie. Il nostro tutore in quello che sarebbe dovuto essere la tappa iniziale di un cammino che avrebbe condotto alcuni di noi a indossare l\u2019abito talare, era cugino del parroco della sua parrocchia, il che, nei tre giorni trascorsi li ci aveva portato a condividere momenti di preghiera e i pochi momenti di ricreazione che avevamo in comune. Ricordo ancora la grande invidia che provavamo nei loro confronti dato che a loro era concesso trascorrere molto tempo nel chiostro del monastero e nelle strutture ricreative, essendo il loro pi\u00f9 che un ritiro di preghiera una vera e propria gita. Avevamo dodici anni e a dodici anni si stringono rapporti con assai pi\u00f9 facilit\u00e0 di quanto possa accadere in altri momenti della vita.<\/p>\n<p>Tutto scorre eppure tutto si dilata, il tempo, le persone, le emozioni, i ricordi. Il cielo terso come quello di un paese di mare, il sole chiaro e forte, le case appese l\u2019una all\u2019altra.<\/p>\n<p>I due signori non hanno smesso un attimo il loro chiacchierare alternato a sorrisi appena accennati, come se stessero ricordando di giorni andati via serenamente, senza fare assolutamente caso sguardo, a tratti insistito. Il tram si ferma sulla piazza sottostante il castello, dove i due signori e un bel po\u2019 dei turisti scendono, lasciandomi da solo in compagnia di una coppia di ragazzi che dovevano esser saliti qualche fermata prima, essendo nel frattempo aggiuntosi nessun altro. La vista da qui \u00e8 meravigliosa, il leggero vociare della gente del posto si mescola ai pi\u00f9 rumorosi turisti, gli uomini, che cercano riparo dal sole sotto gli ombrelloni del chiosco della piazza, alle donne, che si portano al viso i fiori dei buganvillee per assaporarne il profumo, \u00a0e ai bambini che si rincorrono su ciottoli poco \u00a0stabili, cercando di evitare di cadere. Questo posto \u00e8 un posto che non esiste, sospeso tra quello che \u00e8 stato e quello che potrebbe essere, un posto indefinito e senza tempo. Riparte, lento e affaticato supera piccole e strette curve, si ferma e riparte ancora. Poi si ferma, si stacca il cavo che lo collega alla rete elettrica. Si ferma davanti ad un piccolo Miradouros, apparentemente uguale a tutti gli altri, chioschetto, tavolini e piccola statua con la base larga in marmo, alberi e sguardo su uno scorcio d\u2019acqua bello come il mare.<br \/>\nMentre l\u2019autista scende cercando di risistemare nuovamente il filo, un ragazzo seduto per terra sotto un imprevisto e maestoso albero di pino, indossa lentamente una benda nera sugli occhi, come se stesse officiando chiss\u00e0 quale tipo di rituale. Poi si alza e a piedi nudi lascia l\u2019ombra per dirigersi al centro della piazza. Inizia con il percuotere col palmo dei piedi il ciottolato, in maniera regolare, poi, muovendo le braccia e il busto verso il cielo in maniera ritmica, \u00a0inizia il suo canto e la sua danza. Percuote l\u2019intera piazza ancora coi piedi, poi con le mani, con un ritmo lento e frenetico, ogni colpo secco e deciso. Il suo cantare \u00e8 un lamento leggero e disperato, una preghiera ed una maledizione al cielo e alla terra, un sacrificio\u00a0 che si consuma danzando e colpendo, danzando e colpendo senza fermarsi mai. Mi sorprendo a guardarlo ammirato, forse sconcertato, rapito dall\u2019intensit\u00e0 dei suoi gesti apparentemente scoordinati e della sua voce, stridente e dolorosa. Mi perdo nei suoi gesti e nelle parole che non capisco e come me, lentamente, altra gente si ferma a guardarlo, radunandosi attorno alla piazza ad osservare, senza fiatare, senza cercare di capire. Prima che me ne possa rendere conto il tram si rimette in movimento, lasciandomi con lo sguardo teso verso il Miradouro fin quando la curva, l\u2019ennesima curva che sottende ad un nuovo saliscendi, inghiotte l\u2019intera scena lasciandola sospesa. Non sono qui e non so dove sono, probabilmente altrove o da nessuna parte, dato che questa citt\u00e0 non esiste, neanche nelle note di un Fado suonato da un vecchio signore in un angolo di Pra\u00e7a Adega dos Vinhos n\u00e9 nel ricordo lasciato in bocca da un sorso Ginjinha. Il tram si ferma e riparte, si riempie e si svuota pi\u00f9 volte. Il caldo si mischia al profumo di sardine arrostite e glicine, bevo l\u2019ultimo sorso della bottiglietta d\u2019acqua con la quale mi accompagno da stamattina e la rigiro tra le mani, ormai da solo in attesa del capolinea di Martin Moniz. Le strade si allargano, le curve svaniscono, lo sguardo \u00e8 arrestato dai palazzi grigi e colorati, conservati nella loro semplicit\u00e0, il Tejo non si vede quasi pi\u00f9. Al capolinea mi godo per qualche attimo il silenzio del tram vuoto e fermo, poi scendo, salutando con un gesto della mano l\u2019autista intento a sostituire l\u2019indicazione del capolinea, che mi ricambia con un sorriso leggero e cortese. Vedo, pochi metri pi\u00f9 in l\u00e0, nuova gente pronta a salire sul tram, in fila ordinata con gli occhi vaganti e curiosi, stanchi e sereni, allegri ma malinconici e mi chiedo se non sia il caso di risalire per un nuovo viaggio, se lasciar ancora del tempo in mezzo a qualcosa che non esiste non sia, in fondo, null\u2019altro che una benedizione.<br \/>\nSe perdersi senza trovarsi pi\u00f9 non sia meglio di passare un\u2019intera vita a cercarsi senza trovarsi mai.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>LA CANZONE<\/p>\n<p><strong><em>How To Disappear Completely<\/em><\/strong> \u00e8 una canzone di <strong>Kid A<\/strong>, quarto album dei <strong>Radiohead<\/strong>, pubblicato nell\u2019Autunno 2000, a tre anni di distanza da <strong>Ok Computer<\/strong>. Anomala ma coerente con la rotta artistica intrapresa rispetto all\u2019album rispetto al precedente, \u00e8 una ballata ipnotica e alienante, sospesa e intensa, reale e spettrale allo stesso tempo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/lAF8D0ugyVk\" width=\"420\" height=\"315\" frameborder=\"0\" allowfullscreen=\"allowfullscreen\"><\/iframe><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>(Foto Wikipedia) La notte scorsa, quando il caldo, affatto mitigato dalla lieve brezza che faceva capolino dalla finestra appena aperta, rendeva densi respiro e pensieri, <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/www.piuomenopop.it\/index.php\/2016\/04\/22\/how-to-disappear-completely-radiohead\/\" title=\"How to Disappear Completely &#8211; Radiohead\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":4,"featured_media":526,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"sfsi_plus_gutenberg_text_before_share":"","sfsi_plus_gutenberg_show_text_before_share":"","sfsi_plus_gutenberg_icon_type":"","sfsi_plus_gutenberg_icon_alignemt":"","sfsi_plus_gutenburg_max_per_row":"","footnotes":"","_links_to":"","_links_to_target":""},"categories":[55,134],"tags":[103,100,56,101,102],"class_list":["post-486","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-just-push-play","category-pop-stories","tag-antonio-bastanza","tag-how-to-disappear-completely","tag-just-push-play","tag-kid-a","tag-radiohead"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.piuomenopop.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/486","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.piuomenopop.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.piuomenopop.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piuomenopop.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piuomenopop.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=486"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.piuomenopop.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/486\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":538,"href":"https:\/\/www.piuomenopop.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/486\/revisions\/538"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piuomenopop.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/526"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.piuomenopop.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=486"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piuomenopop.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=486"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.piuomenopop.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=486"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}