Ci vorrebbe una Beck’s

C’era qualcosa in quei racconti che mi intrigava. C’era qualcosa che mi sfuggiva e mi attirava inspiegabilmente .

Ci sedemmo sul muretto bianco, con i piedi sulla sabbia. Stringevamo saldamente le nostre Beck’s, io con la sinistra, lui con la destra, lasciando che i colli delle bottiglie si sfiorassero.
Respiravo la salsedine che impregnava l’aria ed un soffio di vento freddo mi baciò la schiena, facendomi venire la pelle d’oca.
Mi voltai verso di lui, per fotografarlo nella testa in quel frangente di inevitabile silenzio: scarpe da ginnastica al piede, bermuda color sabbia e camicia azzurrina, lievemente sbottonata sul petto.
Guardava attentissimo il mare ondeggiare nell’oscurità della sera, come una vasta distesa di inchiostro indelebile.
Sopra le nostre teste un lampione creava intorno a noi una pozzanghera di luce facendo fondere le nostre ombre in una sola ombra.
Ci vorrebbe una chitarra per incorniciare il momento” disse lui, voltandosi verso di me.
Non pensai a rispondergli, pensavo solo che ero curiosa di sapere come mi vedevano i suoi occhi. Li immaginavo come un caleidoscopio, in cui ogni angolo rifletteva la mia immagine in modo diverso, con colori diversi. Chissà quale aveva scelto lui, forse temevo che non mi sarebbe piaciuta la risposta.
Che poi, dai, come si fa a frequentare quell’università? Quando sento -scienze di- mi si drizza il pelo peggio di un gatto quando vede l’acqua” disse sornione, saccente ma simpatico, almeno per me.
Concordo, ma il punto non è questo..” risposi “il punto è che non puoi fare un live se sei stonato! Anzi, mi spiace che mi hai accompagnata, ho dato troppa fiducia a quel vegetale.. Non ti chiederò mai più di venire con me a ‘sti concerti” dissi, appoggiando la testa sulla sua spalla, alla ricerca di un po’ di perdono.
Ti spiace? Scherzi? Ho bevuto birra gratis grazie a te! Se è sempre così ti accompagno anche a un concerto di Renato Zero!!” rispose, dandomi un pizzicotto sulla guancia scoperta.
Poi tirò giù l’ultimo sorso, scese dal muretto e andó a buttare la bottiglia in un cestino a pochi metri da noi.
Sai sono un po’ inquieta!” urlacchiai, mentre tornava a sedersi accanto a me “però non è il caso di parlarne stasera..
Perché?” chiese lui, alzando un sopracciglio inquisitorio.
Boh. Fatti miei. Non condivido i miei pensieri con gli esseri che respirano, rischio che poi mi rispondono e dicono risposte che non mi piacciono. Va a finire che sgarri e rovini tutto. Naaaah.
Lui fece spallucce, poi si mise a ridere, ma di una risata piena, sembrava sinceramente divertito.
Ti rendi conto di quello che hai detto? Per stare bene dovresti vivere su Marte, così  staresti da sola. Però io non ti seguirei, perché odio anche io quelli che respirano come te. Me ne andrei su Uranio, o Saturno, che ne so. Però poi non ci potremmo più vedere, anni e anni luce di distanza.” disse, dandomi una pacca sul ginocchio.
Mah, non sarebbe mica male!” conclusi, arricciando un angolo delle labbra in un’espressione che voleva essere provocatoria. Poi scesi dal muretto e, infilandomi in mezzo alle sue gambe, lo abbracciai.. “Rincaso, ci si vede all around the world” dissi, scostandomi per andarmene.
Si, si.. ci vediamo tra un po’!!” rispose lui.
Gli diedi la schiena e, camminando verso casa, gli alzai gentilmente il dito medio senza voltarmi.
Ti odio
Anche io
A tra un po’.
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About Fiorella Todisco 55 Articles
Classe '92, laureata in giurisprudenza alla Federico II di Napoli. Ama il diritto, la letteratura, la scrittura, la musica e prova a fare di tutto un po'.