Roberto Dell’Era, Enrico Gabrielli e Lino Gitto: musica e anima dei “Fratelli Winstons”

 

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È un gran trio quello dei Winstons, formato da tre amici-fratelli: Roberto Dell’Era, Enrico Gabrielli e Lino Gitto.

Roberto, conosciuto ai più come bassista degli Afterhours, band alla quale è riuscito a dare quel tocco di internazionalità in più, è stato capace anche di “sfornare” due ottimi album usciti a suo nome;

Enrico è un polistrumenista  geniale (ex Afterhours  ai tempi de “I milanesi ammazzano il sabato”, Calibro 35, PJ.Harvey)

Lino è invece un eclettico batterista (UFO).

I tre ragazzoni, dopo averci regalato a inizio anno una perla, “The Winstons”, che ha ricevuto i favori di pubblico e critica, e un tour in giro per l’Italia, hanno fatto uscire per i loro scatenati fan una nuova fatica discografica su 45 giri: “Golden Brown” degli Strangles (A side), e l’inedito “Black Shopping Bag” (B side).

Al di là della ricchezza musicale e sonora, proveniente direttamente dagli anni ‘70, in particolare dalla scuola di Canterbury, regalandoci un mix unico di psichedelia e prog, suoni acidi e libertà d’espressione, i The Winstons ci offrono tutta la loro grinta, la loro pazzia, il loro entusiasmo, che nascono dall’amicizia dei tre “giovanotti”, un’alchimia ancor più evidente nei live. A chi potrebbe tacciarli di essere derivativi, loro non nascondono niente. Lo fanno nei ringraziamenti in cui tra gli altri spuntano fuori nomi del calibro di  Robert Wyatt e Roger Waters. Sembra facile, certo, ma sfido chiunque a lasciarsi guidare, nell’ispirazione, da mostri sacri di tal fatta, a riproporre musica psych-prog, in tutta la sua complessità,come se si trattasse di un semplice gioco. Ebbene,  i tre fratelli Winstons ci sono riusciti, hanno fatto centro.

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L’inizio dell’album omonimo è spiazzante, davvero. ”Nicotine Freak” è un pezzo fantastico, coi primi due minuti che scorrono lenti, tra improvvisazioni jazz e momenti lisergici in pieno stile Robert Wyatt. Tutt’a un tratto organo, strumenti a fiato, basso, creano un’ esplosione di suoni e colori tale da sembrare usciti direttamente dall’album psichedelico- floydiano “The Piper at the Gates of Dawn”.

“Play with the rebels” è un altro brano riuscitissimo, dal quale esce fuori la voce calda e l’anima blues di Roberto; in questo pezzo rivivono il suo amore per The Beatles, The Doors, e tutto ciò che gli anni ’60 ci hanno lasciato di unico: non solo ottima musica ma un certo mood dell’epoca, la libertà, l’entusiasmo e la creatività che si respirava allora.

Fondamentale nell’album è anche l’impronta di Gabrielli che, da giocoliere eclettico della musica qual è, si destreggia in maniera unica tra organo e strumenti a fiato. L’utilizzo dei synth  che c’è in “…On a dark cloud” è fantastica, ti riporta alle atmosfere di “Animals” dei Pink Floyd, in particolare “Sheep” e insieme ai Soft Machine, grazie all’utilizzo di un basso martellante che accompagna accattivanti strumenti a fiato creando una sorta di climax, di attesa, unici.

Se tra i ringraziamenti c’è anche Ray Manzarek, la risposta va ritrovata nella splendida “She’s my face” e nella potenza ed energia del suo organo ,che, in uno stupendo gioco di rincorsa col basso viene fuori in maniera esplosiva nella divertente “Viaggio nel Suono a tre dimensioni” in cui il trio sembra non volersi prendere troppo sul serio: ciò che conta è pensare a divertirsi e divertire chi ascolta.

Una cusiosità legata all’album è il viaggio in Giappone di Gabrielli. Pare che mentre si trovasse a Tokyo, in un quartiere di artisti freak, abbia sentito musica particolare, di dubbio gusto, ma tale da scatenare in lui l’idea di creare il super-trio.

カンガルー目 (Diprotodon)” e “番号番号 (Number Number”) sono frutto proprio della brillante follia di Enrico Gabrielli, pezzi che si muovono tra prog, pop, jazz e frasi in giapponese (o qualcosa che gli assomiglia!).

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Lo spirito Freak e vintage riemerge nel ’45 giri, un 7 pollici in vinile color oro, in appena 450 copie, solo per i fan più accaniti. Oltre a “Golden Brown”, canzone degli Strangles amata molto da Roberto Dell’Era, che già si divertiva a suonare durante i concerti, e qui riproposta in maniera molto personale, c’è anche un pezzo nuovo di zecca “Black Shopping Bag”.

I primi due minuti si delineano in maniera da farlo sembrare un brano che ben avrebbe figurato negli album di “Dellera”, con la riproposizione di un’ambientazione anni sessanta anche nell’utilizzo della voce. Ad un tratto però torna “l’atmosfera Winstons”, con i soliti rimandi ai grandi nomi, già citati, da pelle d’oca. Ne risulta un pezzo che vien voglia di ascoltare all’infinito, provare per credere.

Speriamo,  visto le premesse, che il lavoro dei The Winstons possa andare avanti e che il trio possa riprendere lo straordinario tour che li ha portati a suonare live nei palchi d’Italia, ad incendiare noi fan “nostalgici”, a farci viaggiare tra il passato e il presente della musica in un mix di passione e follia.

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