In Video Veritas: incontri sbronzi con videomaker indipendenti #1

L’idea di base è semplice: c’è un videomaker indipendente che mi porta a bere nel suo “solito posto” per chiacchierare di cosa significa davvero fare questo lavoro. Il primo episodio è dedicato a Mauro Nigro della N2 Video Productions.

 

 Conosco Mauro Nigro dal 2007 e per me è prima di tutto un amico. Per quel che conta il mio parere, è anche uno dei più talentuosi e coraggiosi videomaker in circolazione. Quando suonavamo insieme negli Ogun Ferraille abbiamo condiviso kilometri, sudore, materassi e tanto altro. Le nostre strade si sono separate, ad un certo punto, come spesso accade ai vivi, ma abbiamo continuato a tenerci d’occhio da lontano. Quando qui a Più o Meno Pop abbiamo partorito l’idea di questo format, d’istinto è stata lui la prima persona alla quale ho pensato. Molte cose sono cambiate negli ultimi 10 anni e Mauro sta raccogliendo soddisfazioni come regista. Non ha abbandonato la musica: da poco si è riaffacciato sulla scena indipendente con un disco intimo, grumoso, che è un po’ un bignami di ciò che ha sempre prodotto in campo musicale, ma stavolta ancora più personale, sotto il moniker Cassidy.

Nel riportare questa chiacchierata tra amici commetterò tante leggerezze e soprattutto tenterò di rendere quanto più fedelmente possibile (nonostante i tanti tagli) queste tre ore (!!!) di chiacchiere tra due amici. Ci saranno tanti non detti e poche note di redazione, ma l’ambizione di questa rubrica è esattamente questa: raccontare i videomaker senza filtri.

La sera dell’appuntamento raggiungo il portone di Mauro pochi minuti dopo le 21:00. Il suo solito posto è il B-Side, uno storico locale di Rende (CS) che per anni è stato il fulcro della scena musicale  calabrese. Ci sediamo ed ordiniamo del vino. La mia pignoleria a riguardo coglie impreparato il cameriere, che non si aspettava di dover fronteggiare le fisime di un sommelier. Alla fine propendiamo per un Montepulciano D’Abruzzo mentre Mauro consola il ragazzo che ce lo serve con un amichevole “Non ci fare caso, sopportalo, è un rompipalle da sempre!” ed io non mi sento di dargli torto.

Da qui in poi la chiacchierata.

Antonio – “Ok, sto registrando”

Mauro – “Bene, allora aspetta” (Toglie la reflex dalla borsa ed inizia a filmare) “ho un’idea per il trailer…che ovviamente non devo terminare stasera, vero?”

A – “Assolutamente no! Credo ci metterò un bel po’ a sbobbinare e mettere insieme tutto”

M – “Va bene, allora questo pezzo poi lo taglio. Che è anche la frase che mi è stata rivolta più frequentemente da quando faccio questo lavoro. Come se io fossi lì a voler sputtanare la gente. Pensa che una volta ho quasi litigato con un signore. Ero a fare un servizio durante una processione, in un pesino della Basilicata ed a dire di questa persona, io l’avevo ripreso in un momento inappropriato. Erano alticcio come l’amico al quale si teneva barcollando e ad un certo punto stavano rischiando di cadere in un fosso. Dopo qualche minuto inizia a menarmela col fatto che voleva essere sicuro io tagliassi quella scena nel montaggio. Mi ha quasi messo le mani addosso”

A – “Non pensavo fosse un lavoro così pericoloso il tuo”

M – “Sul lavoro ne trovi davvero di tutti i colori. E poi sembra non sia cambiato niente, nel senso che la gente ancora ha questo atteggiamento bipolare nei confronti della telecamera: o ci vogliono stare continuamente davanti oppure la odiano. Le persone quando vedono una macchina da presa si irrigidiscono, cambiano modo di parlare…”

A – “Sono ancora convinti che l’obbiettivo gli rubi l’anima?”

M – “Sì, è un mestiere divertente. Se ne vedono davvero di tutti i colori, anche cose non bellissime”

A – “Fammi qualche esempio”

M – “Quando lavoravo per una emittente privata mi è capitato di dover effettuare riprese durante un funerale. Oppure quando sono andato a filmare lo sbarco di alcuni migranti al porto di Crotone; un’esperienza forte, perché la televisione rende tutto distante, ma credo che nessuno vedendo quelle scene dal vivo possa rimanere insensibile”

A – “Deve essere stata dura”

M – “Molto. Poi io nella televisione c’ho lavorato poco perché è un mondo fatto di spintoni. Ho capito che le dinamiche sono identiche sia che lavori per Canale 5 sia che lavori per una piccola emittente locale; cambia solo il livello di stress, che peggiora nelle aziende più grandi”

A – “Ma tu come sei passato da una laurea in Legge a fare quello che fai?”

M – “Sono andato in tribunale ma forse non era roba per me. E poi c’erano grandi pochissime prospettive sia economiche che meramente lavorative. Poi una serie di casualità: da appassionato di musica il presupposto è che con l’avvento della tecnologia ho cercato di capire come rendermi indipendente nel fare alcune cose, come i software di editing audio. Da lì a Photoshop è un attimo, poi Premiere è l’evoluzione naturale. Mi è capitato un corso regionale per Esperto Tecnico Multimediale, una figura trasversale che abbracciava dalla grafica al montaggio audio/video. Come prodotto finale di questo lungo corso, realizzammo un documentario e mi ritrovai con una camera in mano.”

A – “Direi che è andata bene”

M – “Beh sì, qualche anno dopo, nel 2012, mi sono ritrovato a vincere il Premio Manente con il videoclip di Vorria Mu Moru degli Etnosound. Da lì è cambiato un po’ tutto, nonostante all’epoca il tutto nasceva ancora sull’onda dell’entusiasmo. Sono le stesse dinamiche di quando suonavamo insieme: non eravamo professionisti ma facevamo di tutto per comportarci in maniera professionale. Se ci pensi chi ce la faceva fare a chiuderci una settimana in una casa per registrare un disco o dormire in un metro quadrato per andare a suonare ed alzarsi alle 8 di mattina per ripartire? Nessuno se non la voglia di farlo. L’unica differenza è che questo oggi è il mio lavoro, quindi col tempo sono diventato meno intransigente”

I nostri calici nel frattempo si sono svuotati ed il zelante cameriere ci riempie un altro giro.

A – “Si scende spesso a compromessi, quindi?”

M – “Non più di tanto. Io cerco sempre di dare il massimo e di tirar fuori un prodotto che rispecchi i miei standard, qualcosa che io da spettatore guarderei. Io ho fatto il mio esordio come videomaker con un brano di musica etnica che è quanto di più distante dai miei gusti musicali, mi ha portato tanta fortuna e mi ha permesso di continuare a fare lavori all’interno di quel genere. Poi la collaborazione con Egidio Amendola mi ha dato la possibilità di allargare i miei orizzonti e lavorare con band che poi hanno avuto anche un discreto successo come con i KuTso o i Moseek. ”

A – “E poi non ti sei fermato solo ai videoclip…”

M – “In realtà la cosa che mi piace di più fare sono i cortometraggi. Ne faccio pochi, ma il mio sogno sarebbe la fiction (non nel senso italico del termine). Poi ho fatto anche dei documentari e delle inchieste, alcune sono passate anche su reti nazionali. Per altro, e lo posso dire perché alla fine non era una roba che nasceva direttamente da me dato che collaboravo con una giornalista molto brava che si chiama Giulia Zanfino, molto molto belle. Come quella sulla diga dell’Alaco che fu il primo servizio in assoluto sull’argomento.”

A – “Poi sei stato in Camerun”

M – “E proprio pochi giorni fa il documentario che ne è venuto fuori Facce Da Camerun ha vinto il premio Ponti Pialesi. ”

A – “Vinci premi a tutto spiano”

M – “Anche questa è stata una casualità. Giocando a calcetto mi sono rotto un dito, così ho conosciuto Massimo Misiti che è un medico ortopedico. Tramite lui ho scoperto dell’esistenza di Orthopaedics ONLUS, l’associazione di cui lui fa parte e tramite la quale fa spesso volontariato in Africa. Mi sono subito proposto di documentare la loro attività. All’inizio lui ha tentato di dissuadermi con racconti di vita vissuta per stomaci forti, ma io ero convinto e così sono partito con loro due settimane.”

A – “Torniamo ai cortometraggi: quanto è diverso scrivere una sceneggiatura per un corto piuttosto che per un videoclip?”

M – “Direi: la gestione dell’audio. Ma non nel senso dei dialoghi o della traccia sonora, intendo proprio dei rumori di scena. Ad esempio in Hooded non ci sono dialoghi né musica, ma i suoni hanno una importanza enorme. Poi nei videoclip la cosa difficile è avere una idea precisa e cercare di far capire al pubblico cosa succede anche senza battute: nel video dei Coffea Strange, Staying With My Giants, bisognava fare intuire che il tipo fosse un puttaniere che tradiva la moglie ed ho scelto di inquadrare il telefonino. Qualcuno l’ha intuito, altri no, in un corto avrei usato un dialogo. Poi per i miei corti di solito hanno una gestazione lunga che parte da idee maturate col tempo, nei videoclip invece mi piace ascoltare il pezzo e costruirci sopra qualcosa ad hoc. In fine il casting è molto più facile”

A – “Perché non devi scartare un bel viso con un terribile accento”

M – “Esatto. Che poi è una cosa verso la quale non sono del tutto contrario. Quando inizi a guardare film in lingua originale, che pare sia da snob per altro…”

A – “Siamo una manica di snob allora…”

M – “Così pare. Dicevo che quando fai caso agli accenti degli attori capisci molte cose della recitazione, ché da noi anni ed anni di doppiaggio così come molti attori anche bravissimi, hanno rovinato trasformandone il concetto. Negli Stati Uniti i grandi attori fanno un lavoro di caratterizzazione, anche sull’accento, che nel doppiaggio si perde completamente.”

A – “Era così anche da noi fino al neorealismo ed alcuni film degli anni ’70. C’era ancora l’importanza dell’accento e la consapevolezza di quanto questo contasse dal punto di vista del racconto, molto più della dizione.”

M – “Sì, perché raccontavano la gente. Lo facevano anche nei comici, anche in Fantozzi se ci pensi, oppure nei film un po’ più impegnati. Poi spesso l’assenza di accento toglie credibilità alla storia. Negli USA anche Van Damme cambia accento nei suoi film, per dire.”

A – “Invece la differenza nello scrivere il videoclip di un proprio brano, come hai fatto tu con Barney Is Dead del tuo progetto musicale Cassidy?”

M – “Fondamentalmente che la band non si lamenta! (ride) In realtà questo video nasce come quarta idea papabile. Le altre le tengo ancora nel cassetto per un po’, perché più complesse da realizzare. Poi i pezzi di Cassidy sono nati nel corso degli anni, alcuni quando ancora suonavo negli Ogun Ferraille, quindi me li porto dietro da un po’ ed ho avuto modo di pensare molto alle idee per eventuali video.”

A – “Come sta andando la promozione del disco di Cassidy?”

M – “Molto bene ed in una maniera inaspettata. Sarà che è tutto molto più intimo, ma stiamo suonando parecchio in giro e stiamo raccogliendo consensi. Mi piace l’idea di aver semplificato le cose rispetto al passato. Però riguardo a questo repertorio acustico devo ammettere che mi manca lo sfogo della chitarra elettrica. E’ un periodo abbastanza positivo, ma non mi faccio illusioni. Aspetterò di capire come si evolverà la cosa.”

A – “A cosa stai lavorando adesso?”

M – “Ho finito il nuovo corto, Una Donna Col Cervello. Ci lavoro da un anno e devo dire che sono molto soddisfatto. Poi è appena uscito il videoclip di Yosonu, Slow Fool, per il quale durante il montaggio volevo prendermi a schiaffi da solo. Ho dovuto mettere in piedi milioni di maschere su After Effects ed è stato un lavoro enorme, però a risultato ultimato ho detto: cazzo che figata!”

 

 

 

Mauro Nigro è un videomaker di Cosenza.

Si occupa di qualsiasi aspetto della produzione video. Ha esperienze di regia, sia di cortometraggi, di spot (ha realizzato alcuni spot per la Nuova Cosenza Calcio, per il CIPOMO, e per il SIPO, questi ultimi in 3d), che di videoclip (Etnosound, con cui nel 2012 ha vinto la prima edizione del Premio Manente, Kutso, Moseek, (Allmyfriendzare)dead, Sabatum Quartet, Yosonu, Coffea Strange, il cui video “Staying with my giants” è stato scelto come miglior video del mese di marzo dal sito specialistico internazionale thecut.fm e selezionato per la messa in onda sull’emittente UK “Latest TV”, Akusma, il cui video è stato selezionato per il Roma Videoclip Festival 2016).

Ha collaborato con tv locali (Cam Tele 3, Videocalabria) curando la regia, le riprese, il montaggio e la grafica di alcuni programmi.

Ha curato alcune interviste per rubriche online (Daniele Vicari, la serie Urban Sounds) , alcuni backstage (Battle on Ice/MissFraulein, La Moglie Del Sarto)e altri documentari (Facce Da Camerun, vincitore del premio “Ponti Pialesi” al festival Immagini a confronto 2016, Urban superstar, creato insieme ad Ivana Russo, finalista al BELLARIA FILM FESTIVAL 2014).

Ha curato la realizzazione tecnica di alcune inchieste (firmate da Giulia Zanfino) andate in onda sulla RAI nazionale (riprese, montaggio, restauro suono, fotografia di ACQUARAGGIA e IL CORAGGIO DI GIACOMO-su Crash, impatto convivenza).

Si è occupato di videoarte insieme a Maria Rosaria Cozza con le opere Geobody e Natività, selezionate per alcune mostre di rilievo nazionale.

Ha ideato e curato i testi e le musiche di molte delle produzioni a cui ha partecipato.

 

www.mauronigro.it

 

Filmografia:

Seeking for my ghost(metafora) 2012

Interferenze(feng du tales VI) 2013 –  sesto episodio della web serie FENG DU TALES fina- lista ai festival LAWeb Festival 2014, Le Quattro Giornate del Cinema di Napoli 2013, IMmaginario Web Fest Perugia 2013, Procida Film Festival 2013, Campiflegrei Web Fest 2013.

Hooded 2014 – Selezionato per TUZLA FILM FEST 2014,PUERTO RICO HORROR FILM FEST 2014, rassegna No te Cortes y Muestra tu Corto, AMARCORT 2014,TRACCE CINEMATOGRAFICHE FILM FEST 2015, RIVER FILM FESTIVAL 2015, CORTO DI SERA 2015.

Una Donna Col Cervello 2016

Approfondisci:
In Video Veritas #1 – il trailer della nuova rubrica