“Sincronisia”: l’album d’esordio dei Tagua

TRACKLIST:
1. Sincronisia
2. Come tu mi vuoi
3. Immagini simboliche
4. Carillon
5. Respiro
6. Polvere
7. Alice
8. Senza te
9. Instabile
10. Goccia

 

Il 2017 si apre con un’altra proposta di musica italiana, quella dei Tagua giovane band bergamasca al suo primo disco “Sincronisia”. I Tagua nascono a fine 2011; l’attuale formazione vede Emanuela Valsecchi alla voce , Paolo De Feudis alla chitarra, Gianluca Vitali al basso, Silvio Valsecchi come secondo chitarrista e Matteo Testa alla batteria.
Il nome della band si ispira ad una varietà di avorio vegetale ricavato dai semi di una palma del Sud America che è molto simile all’avorio animale per consistenza, colore e aspetto ma meno lesiva. Il nome vuole rappresentare le due anime del gruppo: quella più rock, dura e grintosa e quella più dolce e sensibile data da Emanuela Valsecchi, voce energica capace di dare un’anima ai pezzi del disco, che si avvicina sicuramente al timbro della cantante dei Lacuna Coil.
Il titolo dell’album “Sincronisia” fa riferimento al sincrono, all’armonia che nasce quando si decide di far parte della stessa band: energie, stili musicali, gusti e caratteri diversi cercano un punto d’incontro e si fondono nei pezzi che possiedono l’anima dei vari componenti del gruppo.
La copertina del disco – raccontano i Tagua – ha una forte simbologia: la bambola rappresenta l’innocenza e la spensieratezza di quando si è piccoli e il fatto che sia a terra e con la testa rotta, significa che hai perso tale condizione e ti ritrovi di colpo proiettato nella vita reale, così magnifica ma spesso così dura. Ma può essere anche letta come il liberarsi dalle costrizioni e/o dalle paure dell’infanzia e di chi in questo mondo cerca di opprimerci… in tal senso la testa rotta permette ai nostri pensieri, alle idee di fuoriuscire ed essere urlate al mondo. Il fatto che nell’area circostante si veda “galleggiare” la polvere da l’idea che la situazione è ancora in movimento.”
Sincronisia” è un disco indie-rock con venature dark e in alcuni punti trame hard rock che riescono a dare un giusto tiro all’album e ad attirare l’attenzione dell’ascoltatore. I testi parlano di temi universali: amore, insicurezze, passione, desiderio di cambiamento sono cantati, talora urlati veementemente da Emanuela.

Le liriche più interessanti sono quelle di “Polvere” e “Carillon”: qui si ritrova un maggiore intimismo legato alla testimonianza lasciata da persone che non ci sono più il cui ricordo è dolce come il suono di un Carillon o è più impetuoso e disperato come in “Polvere“.
Musicalmente la band riesce ad emergere grazie ad un muro sonoro fatto di chitarre e batteria abbastanza solido e grintoso.
Le canzoni più convincenti sono “Alice” e “Goccia” nelle quali si fa spazio un suono più ruvido e duro. “Alice” si impone grazie all’ elettricità anni ’90 delle chitarre, mentre “Goccia” richiama fortemente le atmosfere dark di alcuni brani dei Lacuna Coil, rendendo la voce di Emanuela più esplosiva ed efficace che altrove.
Credo che i ragazzi debbano partire da qui, dalla voglia e dalla capacità di voler osare, spingersi oltre, spostarsi un po’ dal percorso già intrapreso e sicuro, per evitare di cadere nella ripetitività e nel già sentito. I presupposti ci sono tutti, sono dunque convinta che i Tagua, con la seconda prova, sapranno emozionarci e convincerci ancora di più.

 

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