“Tu finalmente Tu”: il ritorno “spaziale” di Edda

(c) Romina Zago

Edda Rampoldi è tornato, a tre anni di distanza dal precedente disco “Stavolta come mi ammazzerai”, con un lavoro che è, senza perderci in troppe chiacchiere, un disco pazzesco.
Edda, musicalmente parlando, si ama o si odia, si adora o si detesta, non è un artista per cui valgono le mezze misure. Ci perdonerete, quindi, se lo amiamo alla follia e, proprio per questo, abbiamo deciso di presentarvi “Graziosa Utopia” non con una semplice recensione ma come il resoconto di una chiacchierata davanti a un bicchiere di vino tra due amiche, due piuomenopoppers, due donne artisticamente innamorate di quella graziosa utopia di nome Stefano Rampoldi: la nostra Head Photographer Sonia Golemme e Renata Rossi, Caporedattrice di Piuomenopop.

Intervista a cura di Antonio Bastanza

 

(c) Romina Zago

Il disco di Edda era uno dei più attesi del 2017, dopo il buon successo del precedente lavoro. Cosa vi aspettavate da Graziosa Utopia?

S. Sicuramente un disco diverso dal precedente “Stavolta come mi ammazzerai?”, molto meno punk e più raffinato. Non mi sarei aspettata invece un disco “di gruppo” con arrangiamenti perfetti. Chissà come sarà dal vivo?!

R. Io speravo di vederlo “sano e integro”, gli voglio bene e mi fa tenerezza, dunque sono contenta perché mi sembra sia così. Trasmette maggiore positività e una nuova ironia, anche se nei testi viene fuori sempre il vecchio Edda. La musica è un po’ spiazzante specialmente in alcune canzoni, molto classiche e orchestrali, quasi cantautorali. Dal vivo sarà un colpo al cuore…sicuramente

 

Che Edda sia un personaggio speciale nel panorama musicale italiano è evidente: riesce a creare un rapporto empatico con chi lo ascolta, in maniera speciale. A cosa è dovuta, secondo voi, questa unicità?

S. Credo sia dovuto al fatto che Edda  è un uomo capace di scrivere canzoni come se le scrivesse una donna, (non è certo un caso se parla di sé sempre al femminile) ma che, se fosse donna, non avrebbe mai il coraggio di farlo.

R. Ha sofferto tanto ma non vuole esibire, come fanno altri, la sua tristezza. È molto fragile e riservato, e sul palco è sempre così vero da essere disarmante.

 

Cos’è stato per voi “Graziosa Utopia”?

S. Per me cos’è stato? Un pugno allo stomaco, la verità, un mantra lunghissimo da imparare a memoria e ripetere la sera prima di andare a dormire.
Mi piace pensare che “quando mi addormento divento spaziale” magari dopo aver mangiato quella caramella insignificante che da piccola mi regalava mio padre di ritorno dalla farmacia, una Zigulì, con la speranza che da grande diventassi un dottore, un avvocato, una persona stimata come lui…invece…”Sono nata per vincere non faccio altro che perdere“. Io non imparo mai niente a memoria, le date, i numeri di telefono, i nomi, le tabelline. Questo disco si è impossessato di me, lo sento mio. E forse dovrei aver paura.

R. Per me “Graziosa Utopia” è un insieme di buone notizie.
Innanzitutto quella di sapere che Edda c’è: il messaggio più bello è l’uscita del suo disco. Già il titolo è una sorta dichiarazione che mi piace e mi fa sorridere: l’utopia, che in sé è qualcosa che non c’è, che è solo nella nostra mente, diventa graziosa.
L’altra notizia è che si può anche riuscire ad ascoltare “Graziosa Utopia” senza versare neanche una lacrima, che per me non è poca cosa.
Vi racconto una cosa: l’altro giorno ho letto un post di Cristina Donà (vi chiederete, che c’entra ora la Donà?) che, terminato un suo spettacolo, diceva questo:

“A volte penso che sarebbe bello passare tra il pubblico, prima dello spettacolo, a raccogliere bigliettini su cui ognuno scrive il suo cruccio, un nodo della vita che vorrebbe sciogliere proprio lì, in quel momento. Lo penso perché mi capita di percepire, durante il viaggio del nostro stare sul palco, proprio questo: avverto il mio, il vostro desiderio di affidare all’onda di uno spettacolo il compito di “sciogliere”.

Non so se è lo stesso per voi, ma io affido ad alcune serate, ad alcuni dei concerti a cui partecipo, questo compito, quello di sciogliere qualcosa che ho dentro. La Donà ha una sensibilità particolare, non lo scopro io, e riesce a percepire l’energia particolare che si viene a creare durante i suoi concerti. Questa parentesi per dire che Edda possiede questa capacità, riesce a smuovere e a liberare qualcosa che è dentro ognuno di noi. E, a tal proposito, l’altra buona notizia è che suonerà live nella mia città, Cosenza, e io sarò sotto il palco e, sono sicura, “scioglierò qualcosa che ho dentro”. 

Edda riesce a creare una magia unica anche oggi che ha quel velo (ma solo un velo) di ottimismo, anche oggi in cui canta “Spaziale” che sembrerebbe una canzone di Mina, anche oggi che soffre ma sembra credere nell’amore. Certo, l’amore di cui parla nei suoi pezzi gli fa ancora paura; quasi come un adolescente che scopre l’altro sesso Edda canta “la peggiore malattia che ho è la voglia di te, ti prego non scopare la mia tenerezza” in “Benedicimi” e lo fa con quella sua voce unica, che incarna insieme sofferenza, lamento e liberazione. Ma oggi non scappa più, i suoi testi appaiono più “graziosi”, non vomita più odio o disprezzo contro il mondo intero. La parte davvero cupa di Edda, che pure continua a piacermi, è per il momento nascosta da un tocco di ironia in più e da un suono nuovo, ricco, intenso, spiazzante. Non so se si tratta di maturità, di una nuova fase, ma Edda mi ha convinto anche questa volta, solo che oggi, a differenza del passato, l’ascolto e sorrido, amaramente ma sorrido, cosa potevo volere di più?

 

La copertina di “Graziosa Utopia” è, apparentemente, senza senso, una sorta di rebus, di certo molto diversa dalle precedenti che avevano immagini di grande impatto. A parte questo, in musica e testi, che differenze trovate col passato? È o non è l’Edda migliore di sempre?

S. La copertina è strana da spiegare, io ci vedo solo una ragazzina che si specchia la figa (si può dire?), sull’immagine del gatto potrei arrivarci…ma forse è meglio di no.
Tornando alla domanda. Differenze col passato…
Ho letto alcune recensioni e c’è chi lo definisce quasi pop e mi viene da ridere. “Spaziale” su youtube ha 4mila visualizzazioni, una canzone qualsiasi de Le Luci Della Centrale Elettrica (uscito 2/3 giorni fa) ne ha 70mila, Brunori Sas 1.040.907.
Stefano mi leggi?  In un intervista dicevi di voler diventare come Calcutta...Sappilo, non succederà mai…e MENOMALE! Che poi Calcutta neppure se va a bagnarsi nel Gange potrà pensare a qualcosa lontanamente simile a “Picchiami” o “Brunello“.
Una cosa è certa però: questo accento più maturo, questo cantautorato perfetto, elevato, lo rende più apprezzabile anche alle persone che finora non lo conoscevano o, che magari, se lo ricordavano in quella triste intervista di Daria Bignardi di anni fa. La nostra fotografa, Romina (che è anche ballerina), di ritorno dal concerto di Grosseto, ne è rimasta così entusiasta che ora sogna una coreografia su “Spaziale”. Io non so se questo è l’Edda migliore di sempre, sicuramente ha lasciato e sta lasciando il segno. Di capolavori così al momento non ce ne sono, almeno per me.
Spero soltanto si rimetta la gonna.

R. La copertina è bizzarra e particolare, mi piacerebbe fosse Edda stesso a parlarne. I colori, così solari, mi fanno stare bene. La ragazza e un gattino, all’interno del disco dieci immagini che riportano alle dieci canzoni dell’album e che confluiscono nelle quattro mura domestiche, mi danno l’idea di intimità e di casa. 
Per quanto riguarda l’ultima domanda, non sta a me dire se il disco sia migliore o peggiore degli altri, non mi piacciono i voti e le classifiche. Tra l’altro ci sarebbe il rischio che, ad ogni uscita di un lavoro di Edda, sarei tentata di dire che è il più bello, visto la capacità che ha il cantante di catturarmi sempre. Quello che è certo è che il disco possiede un suono più rotondo e strutturato dei precedenti. “Spaziale” merita un discorso a parte, è davvero “spaziale” in tutto, una ballata capace di accarezzare chi ascolta, con archi strazianti e sofferti e una voce che viene dall’anima, avvolgente come mai. Il testo è pura poesia, l’amore, trattato diversamente che nei dischi precedenti, diventa non più solo condanna e sofferenza ma un aiuto ad affrontare le difficoltà quotidiane. Musicalmente, ”Benedicimi”, il primo singolo uscito da “Graziosa Utopia” fa da contraltare a “Spaziale”, possiede un ritmo incalzante e irresistibile, e far venire voglia di ballare. In generale credo che si possa dire che i testi seguono la stessa direzione della musica: i racconti di Edda sono sempre assolutamente personali, sofferti e crudi, il cantante continua a parlare di sé al femminile (perché è il suo modo di mostrare il suo lato più profondo e intimo) ma riesce a smussare un po’ gli spigoli, ad ammorbidirsi e a riuscire ancora una volta a fare centro, a colpire al cuore e allo stomaco nello stesso tempo.

 

Leggi anche: Edda/ Graziosa Utopia tour 2017 @ Faq Live Music Club (Grosseto)

 

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