SAWARA: “l’eccitante attesa” che giunge al suo compimento

A cura di Antonio Bastanza

Fabio Agnesina è un cantautore brianzolo che scrive, da tempo, canzoni e le canta con un timbro di voce unico, grave, sporco, sincero. Il suo nuovo lavoro a nome Sawara, il terzo in tre anni, a dimostrazione di una incredibile prolificità, è il punto di arrivo di un percorso musicale lungo più di quindici anni che ha visto Fabio sommare esperienze a esperienze, da quelle giovanili con Dalsangre ed Effetto Doppler passando per quelle più mature e maggiormente propedeutiche al progetto attuale fino a chiudere il cerchio con l’uscita di “L’Eccitante Attesa”.

Questo disco nasce da un’incoscienza artistica, visto che autoprodursi due album in tre anni è da folli. Ma alla base c’è anche l’urgenza di completare un percorso interiore in questa fase particolare della mia vita. Come dice Riccardo Sinigallia, ‘si diventa soggetti agli attacchi della mezza età’ e così eccoci qui di nuovo…”.

“L’Eccitante Attesa” è un disco di otto tracce più una, remix della canzone d’apertura a cura di Marco Menaballi, anche autore della copertina, il cui fil rouge è l’aspettare e il desiderare, l’amore in tutte le sue possibili accezioni. Pensato e scritto durante la promozione del disco precedente “Il Tempo Supplementare”, il nuovo lavoro di Sawara si discosta dalle traiettorie acustiche del precedente, partendo da impetuosi di elettricità chitarristica (“Corri Johnny”) fino a giungere a strutture tipicamente trip-hop (“E’ bello anche aspettarti”).

Le parole di Sawara sono parole pesate e pensate, intime e sanguinanti sequenze poetiche che non possono lasciare indifferenti. Tra sopravvivenza e rinascita, i versi del cantante brianzolo non lasciano scampo: l’attesa è uno dei cardini dell’emotività umana, sia che essa si concretizzi in ciò che aspettiamo sia che il nostro sia un restare in una sospensione senza fine.

Forse non arriverai mai
forse non ritornerai
dentro un retrovisore
o nella stella luminosa che brilla
È bello anche aspettarti…

Il compimento del disco è nella splendida EA che si apre su un ritornello nel quale due la forza espressiva dei due avverbi consecutivi è un trampolino emotivo da cui l’ascoltatore viene trasportato davanti al compimento di un’attesa inevitabile.

“Poi improvvisamente
prepotentemente
poi arrivi tu e non posso non chiederti perché”

“L’eccitante attesa” è un disco che possiede un valore che va ben oltre quello squisitamente musicale: è un esercizio poetico di livello assoluto, in cui è evidente che il lavoro di anni, frutto anche della rete di collaborazioni che è andata via via adattandosi alle necessità artistiche di Fabio, e che vede qui partecipare Matteo De Capitani (chitarre elettriche, chitarre acustiche, cori), Davide Galbusera (batteria, chitarre acustiche, cori) Maximiliano Di Stefano (basso elettrico) e Matteo Tovaglieri (tecnico del suono), è giunto al suo compimento nel modo in cui non solo poteva ma doveva accadere.
Un’attesa che ripaga tutti coloro che, ben lontani dalle mode bubblegum della musica italiana odierna, cercano spessore e motivo e storie vere, sporche, umane, grondanti di vita e di sensibilità.

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