Siamo Tutti Tori a Riccione: l’estate dei selfie di Tommy P.

A cura di Antonio Bastanza

 

Qualche anno fa, tanti a dir la verità uno degli appuntamenti imperdibili dell’estate italiana era il Festivalbar, che per chi non se lo ricordasse (ma dovete essere proprio piccini, eh…) era una sorta di Sanremo itinerante e in registrata in cui artisti italiani e stranieri si esibivano in playback in una sorta di sagra del nazionalpopolare estivo che aveva la sua apoteosi a inizio settembre nella serata che si svolgeva all’arena di verona dove venivano incoronati i re dell’estate musicale
Era bellissimo, e non sto scherzando.
Si, lo ammetto, forse era bellissimo perchè ero un ragazzino, pieno di capelli, col sogno di giocare per la Juve e tre mesi di vacanze, ma rimane uno dei ricordi più belli della mia estate e di quella di tanti altri della mia generazione.
Ecco, se esistesse ancora il Festivalbar (e se io avessi ancora tutti i capelli, se potessi fare un provino con la Juventus etc etc) il re incontrastato sarebbe sua maestà del Pop Italiano, la stella dell’indie tricolore, l’ei fu barba più desiderato dalle squinzie (si dice ancora squinzie??) di tutto lo stivale.
Tommy P. ha trasceso l’umanità ascendendo a un livello superiore, divenendo una sorta di divinità della musica leggera italiana.
Ospite di Fabri Fibra in “Pamplona”, autore de “L’Esercito del Selfie” che ha portato in vetta alle clasifiche il duo Takagi e Ketra e rivitalizzato le carriere musicali di Arisa e Lorenzo Fragola, e novello David Hasseloff in versione Baywatch nel video della TheGiornalistica “Riccione”: ci vuol poco a capire che tutto quello che passa dalle sue mani diventa oro!

In meno di un anno il buon Tommaso è passato da stella della musica alternativa a astro nascente del pop  radiofonico fino a raggiungere lo status di vera icona  della musica italiana, un’ascesa che sembra non volersi arrestare e che, c’è da giurarlo, lo porterà in breve a riempire gli stadi come fanno solo i più grandi.
Tommy, ti ricordo ancora quand’eri un ragazzino, e, appena prima di Natale del 2014, e venivi a suonare davanti a 100 persone in un locale della mia città e già so che durante le interviste di Vincenzo Mollica proverò un senso di straniamento nel vederti li accanto a lui.
Mi mancherai e mi toccherà cercare qualcun’altro che scriva canzoni altrettanto insignificanti e banali cui dare la colpa per la deriva che ha preso l’indie italiano. Ma questo qualcuno, Tommà, te lo garantisco, non potrà mai sostituirti nel mio cuore di vecchio decrepito e ottuso estremista musicale.


Magari un giorno ci ritroveremo, magari quando celebrerai il trentennale di “Promiscuità“, che mi aveva illuso di aver trovato uno capace di scrivere pop figo e orecchiabile, guardando al passato e non alle frequenze di RTL.
Magari invece ci ritroveremo a Pamplona o Riccione, io con mojito in mano e gli occhiali specchiati a chiederti un selfie e tu a dirmi che sono stato un idiota e che il selfie me lo posso scordare.
Ciao Tommà, stammi bene.

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