Lucio Leoni: chi ha paura del lupo cattivo?

A cura di Antonio Bastanza

 

LUCIO LEONI
“Il lupo cattivo”
Lapidarie Incisioni/iCompany – distr. Sony

Tracklist:

1 – La pecora nel bosco
2 – Stile libero
3 – Le interiora di Filippo
4 – Sigarette
5 – Mapuche
6 – Perchè non dormi mai
7 – Niente di male
8 – Impossibile essere possibile feat. Vonneumann
9 – Piccolo miracolo
10 – Io sono uno
11 – Il lupo cattivo

Quanta attesa per Il lupo cattivo, terzo album del romano Lucio Leoni reduce dall’ottima prova del precedente Lorem Ipsum, e l’attesa non è stata vana. Dissacranti, ironiche, sagaci, brillanti, riflessive e dio solo sa cos’altro potremmo dire delle canzoni contenute nel nuovo lavoro di Leoni. Tra spoken word, teatro, cantautorato 3.0 e suoni elettrici ed elettronici a volte sporchi e obliqui a volte netti ed essenziali, Lucio disegna un affresco schietto e sincero e sulla realtà della sua/nostra generazione.

Un linguaggio moderno dal sapore antico quello di Leoni, in cui il sapiente uso della parola viene supportato da basi musicali che esaltano testi mai come ora ispirati, potenti, in cui le parole anche quando partono veloci come raffiche (Le interiora di Filippo) sono nette, decise e arrivano chiare alle orecchie e al cuore di chi ascolta.
Il tutto senza dimenticare un particolarissimo gusto per la melodia perché quando “scrive una roba su sangue e merda che diventano nutrimento e godimento”, Lucio non si prende troppo sul serio e ci “metto un ritornello pop per alleggerire un po’”.

Leoni convince anche quando la forma canzone è più classica, come nella malinconica Sigarette, in Piccolo miracolo o in quella Stile Libero, destinata a diventare un classico dell’artista romano, e chissà magari anche di Tiziano Ferro, a cui, in una tanto simpatica quanto geniale campagna di “foundcrowding” su Facebook, Lucio chiede un featuring improbabile ma che sarebbe innegabilmente azzeccatissimo.

Ma l’episodio più sorprendente dell’album è Impossibile essere possibile, nato dalla collaborazione con la band romana dei Vonneumann, in cui Leoni si esalta in un testo frenetico, vorticoso, irrefrenabile, possibile e, allo stesso tempo impossibile

Un puro e limpido delirio di onnipotenza e flusso di coscienza mi ha portato dai problemi di comunicazione interni a quelli esterni, da quelli umani a quelli tra uomo e macchina, per finire a quelli tra macchina e divinità. E’ un testo impossibile. Ma, se esiste, vuol dire che è possibile. E allora è impossibile essere possibile. O viceversa.

Una nota a parte merita l’unico brano dell’album non scritto dal cantautore romano: si tratta di “Io sono uno” che è una rielaborazione dell’omonimo brano di Luigi Tenco con l’aggiunta di frasi che non fanno parte della canzone originale ma che sono sempre del cantautore piemontese, estrapolate da un suo intervento al Beat 72 di Roma nell’ambito di un incontro su “La canzone di protesta” del novembre 1966.

Sarà quindi Il Lupo Cattivo il disco della definitiva e meritata consacrazione per Lucio Leoni? Visti i presupposti è difficile pensare di no.

 

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Redazione

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