Coez, amami o faccio un casino, forse – Il live report del concerto allo Sherwood (Padova)

© Gloria Imbrogno

A cura di: Greta Piccotin

Un live asciutto e secco come quando ti si ferma la salivazione prima del primo appuntamento. Un aeroplano che non decolla, una linea piatta dell’elettroencefalogramma.
Coez, puntualissimo, è salito sul palco dello Sherwood (Padova) alle 22 e sceglie come traccia per rompere il ghiaccio “Siamo morti insieme” seguita dai successi, lanciati troppo presto sulla folla adorante, “Le Luci della Città” e “Parquet”.
Nonostante apprezzassi Coez sin dall’inizio della sua carriera questa volta è un grande NO, CUBITALE, GIGANTESCO, PROIETTATO AL CIELO. I pezzi si susseguono uno dietro l’altro come una playlist, senza enfasi, senza core (come direbbero a Roma), scorrono che nemmeno te ne accorgi.
La palla passa presto a “Faccio un casino”, “E Yo Mamma” e “Delusa Da Me”, suonati uno di seguito l’altro senza pause, senza interruzioni, senza uno sguardo d’attenzione al pubblico che ti sta ascoltando.
Forse pecco di arroganza, pretendendo che un artista non sia concentrato solo alla riproduzione dei suoi pezzi ma che interagisca con me, povera creatura che è tutto il giorno che aspetta di essere coinvolta tra il sudore e le urla?

È il mio pezzo preferito

commenta Coez riferendosi a “Faccio un Casino”, rifiutato due volte a Sanremo.

Io ci ho provato a cambiare le cose da dentro

…forse dovevi metterci un po’ più di enfasi – mi viene da pensare – per cambiare le cose.
Insomma un flusso ininterrotto di pezzi che non ci dicono niente, che ci sfuggono veloci tra le dita senza fare un casino pazzesco.
Me ne vado un po’ delusa da te caro Coez, ma cercherò di perdonarti presto ugualmente.
Alla fine non è un solo live a fare il musicista anche se un solo musicista può fare un live.

Foto di repertorio a cura di Simona Luchini

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