QUEENS OF THE STONE AGE @ Lucca Summer Festival: aspettative e sorprese

© andres neumann

A cura di : Marle Chiti

 

Che la serata dell’ultimo concerto lucchese dei Queens Of The Stone Age, quello del 23/06,  potesse volgersi al meglio, si è capito quasi subito.

Homme, controverso leader della band, è personaggio che non sempre si rende amabile ma questa sera si è presentato rilassato, sorridente, gioviale, deciso a coinvolgere il pubblico. Ad accompagnarlo una formazione ormai consolidata dove alla batteria spicca l’ottimo Jon Theodore ma è tutta la band a suonare in maniera compatta, assistita da una buona resa dell’impianto tecnico.

La scaletta privilegia gli ultimi due dischi …Like Clockwork e Villains, 10 pezzi, 5 a testa, più di metà scaletta, relegando in posizione secondaria i lavori meno recenti e dal suono più pesante ma l’alternarsi intelligente dei brani più groovie dell’ultimo periodo con quelli più possenti e datati fornisce un equilibrio che alla fine riesce ad accontentare il variegato pubblico.

Se i primi pezzi, Keep Your Eyes Peeled e Sick, Sick, Sick , servono ad aggiustare il tiro, i suoni e a settare il mood della serata, già grazie a  Feet Don’t Fail Me e The Way You Used To Do, due dei brani più groovie dell’ultima produzione del gruppo, il pubblico si scalda, balla e si diverte,  complici le mossette sinuose di Josh Homme e le gag improvvisate cogli oggetti di scena, semplici pali a led usati spesso come  punching ball o pali  da pole dance.

A seguire arrivano, direttamente da Songs For The Deaf, due episodi più ruvidi, l’apripista You Think I Ain’t’ Worth A Dollar But I Feel Like A Millionaire e il singolone No one knows con tanto di solo di batteria di Jon Theodore; nell’oscurità, Josh Homme si concede quella che pare una soddisfattissima pausa sigaretta, dondolandosi contro uno dei suddetti pali led.

Durante The Evil Has Landed sul palco cominciano ad atterrare reggiseni, la cosa si ripeterà più volte, ma è la successiva In The Fade, unico brano ripescato da Rated R ad aprire una voragine di ricordi richiamando alla memoria la voce cavernosa  di Mark Lanegan, ospite e protagonista delle prime incarnazioni dei Qotsa, dal 2000 al 2004 circa.

Fra un ritorno al repertorio più recente con Smooth Sailing e I Sat By The Ocean, l’invito alla security a lasciare in pace il pubblico

 “ Ricordatevi che lavorate per me stasera”

declama Homme , e l’esecuzione di Domesticated Animal preceduta dall’esortazione a non permettere che qualcuno possa dirci come e cosa pensare, si scivola verso una chiusura di set con Go With The Flow.

I bis si aprono con una giocosa Make It Wit Chu, fatta cantare in coro al pubblico, e si chiudono con una apprezzatissima e rocciosa A Song For The Dead .

Più che interessanti anche i gruppi scelti per aprire la serata a partire dai CRX

 prodotti proprio da Homme, un progetto messo su Nick Valensi, chitarrista degli Strokes. Musicalmente paiono un mix fra gli stessi Qotsa e gli Arctic Monkeys, e danno il meglio nei pezzi più oscuri e acidi come come Broken Bones e Unnatural.

A seguire i Rival Sons

 che propongono un rock blues con venature psichedeliche che seppur non particolarmente originale è impreziosito dalla bella voce del cantante Jay Buchanan, supportata da una band solida e dalla buona presenza scenica. Performance molto applaudita e insaporita da una simpatica gaffe quando, sotto gli occhi di Troy Van Leeuwen che segue l’esibizione da lato palco, Buchanan si confonde e ringrazia gli Eagles of death metal al posto dei Qotsa, salvo riprendersi prontamente e continuare a ringraziare ripetutamente la band giusta.

In finale, una serata con  tre esibizioni davvero coinvolgenti, band in serata e organizzazione che ha funzionato al meglio grazie anche al rispetto degli orari annunciati.

Credits foto copertina Andres Neumann

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