We need more then we need: il Curinga Music Festival abbraccia gli …a Toys Orchestra

a cura di: Antonio Bastanza

Curinga non sarà proprio dietro l’angolo, partendo da qui (dove qui, per il sottoscritto, è a una novantina di km più a nord), un po’ per la distanza un po’ per una strada che non rende merito a un borgo i cui vicoli che inframmezzano i palazzi gentilizi meritano ben più di una passeggiata . Eppure è sempre la stessa, e tanta, la gioia di andare fin li e di partecipare al piccolo gioiello musicale che da sei edizioni è evento imprescindibile nell’estate musicale calabrese. Da Cristiano GodanoGiorgio Canali passando per España Circo Este, Sick Tamburo, Il Pan del Diavolo, Umberto Maria Giardini e molti altri, i concerti del Curinga Music Festival sono sempre riusciti ad attirare l’attenzione degli appassionati del settore unendo nomi di spicco a realtà emergenti, e anche questa edizione non è stata da meno.

A dare inizio al trittico di concerti di martedì otto agosto è stato Generic Animal, il progetto musicale di Luca Galizia, già chitarrista dei Leute, che ha presentato le canzoni dei suoi due lavori “Generic Animal” e “Emoranger“, usciti, entrambi per La Tempesta (il secondo in collaborazione con Bomba Dischi) a brevissimo giro di volta l’uno dall’altro. Accompagnato ai suoni dal fido Zollo, produttore dell’ultima uscita discografica del 23enne milanese, Galizia ha man mano conquistato il pubblico presente, coinvolgendolo sempre più ad ogni brano. Un progetto musicale interessante, sospeso tra un pop soul lieve e avvolgente e suoni trappeggianti e modaioli, anche se ancora acerbo e non completamentea fuoco, che in mani appropriate può dare risultati sorprendenti. Il giovane Luca ha dalla sua talento e determinazione, una buona capacità di stare sul palco e un posto in prima fila con vista sul futuro nel lanciatissimo treno delle nuove speranze dell’ItPop.


Nel panorama musicale italiano San Diego invece il nome se lo è già fatto e i brani del suo “Disco” suonano da mesi in tutte le playlist indie dello stivale. Prendete gli anni ’80, dal synth Pop con vista su Sanremo all’Italo disco, e teletrasportateli nel presente, con quel gusto cantautorale tutto romano che ha in Tommy P. e i Thegiornalisti la propria stella stella polare, aggiungete un pizzico di vaporwave, agitate non mescolate e avrete un set fatto di musica accattivante e trascinante.

Ma l’appuntamento più atteso della serata è stato di certo il ritorno in Calabria dopo alcuni anni di una di quelle band di cui, ancora oggi, non ti spieghi come sia possibile non trovarli in alta rotazione nelle Radio di tutta Italia, ospiti in tutti i programmi televisivi di Fabio Fazio, protagonisti di tutte le copertine dei giornali musicali e non che si trovano in edicola (non so voi ma io Enzo Moretto che spiega ai maschietti come avere sempre le basette perfette ce lo vedo).
O forse so benissimo come spiegarmelo ma la cosa mi interessa fino a un certo punto, anche se mi fa rabbia vedere gente con un briciolo del talento di Moretto e soci impazzare sui palchi e sui media musicali di tutto lo stivale.

Con una scaletta fortemente influenzata dal nuovo lavoro Lub dub, uscito la scorsa primavera, ma non privo di incursioni nei lavori precedenti, con l’immancabile Peter Pan Syndrome a rappresentare Cuckoo Boohoo, il disco che li ha fatti conoscere al grande pubblico, i ragazzi di Agropoli hanno conquistato il pubblico di Curinga con un set intensissimo, dominato da un senso di familiarità e di empatia reciproco. C’è poco da dire: quando gli …a Toys Orchestra trovano un pubblico caldo e partecipativo moltiplicano la loro energia e il concerto diventa una vera e propria festa.

Da Welcome to Babylon a Celentano, da More than i Need a Invisible, passando per Take it Easy, Midnight revolution e una Letter to Myself amorevolmente dedicata a Fabio Nirta, dj, local hero, nonchè grande estimatore e sostenitore della loro musica, la band di Enzo Moretto ha dimostrato ancora una volte e se ce ne fosse bisogno di essere tra le poche in grado di unire divertimento ed emozione, ritmi travolgenti e suoni ammalianti, dinamismo e dolcezza in un mix unico dal sapore impareggiabile.

E se dopo quasi quattro ore di buona musica ritorni a casa soddisfatto e incurante della strada per il rientro, dei chilometri da fare, della sveglia dopo 3 ore di sonno per andare al lavoro quando tutti i tuoi amici sono in ferie beh, il merito è di chi ti ha accompagnato nel viaggio di questa serata con le sue canzoni ma anche di chi, in realtà in cui è sempre più difficile trovare spazi e opportunità per proporre certe cose, porta avanti a testa alta il proprio progetto e, anno dopo anno, si rimette in gioco alzando l’asticella della qualità ogni volta un po’ più in alto.

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