Questa vita non è un film – “Sulla mia pelle” – l’ultima settimana di Stefano Cucchi

 

A cura di Massimiliano (Max) Orrico

Un applauso di 7 minuti per gli ultimi 7 giorni di vita di Stefano Cucchi raccontati dalla settima arte, un 7 che si ripete a Venezia nella prima giornata del Festival del Cinema.

“Sulla mia pelle”, questo il titolo, del film diretto da Alessio Cremonini alla sua seconda opera registica prodotta e distribuita da Cinema undici e Lucky Red assieme a Netflix.

Un’ora e quaranta minuti che scorrono dividendosi in sette giorni, con la scena iniziale, che ricorda i film di Quentin Tarantino,  che continua sul finale.

Chi, in sala o in casa, si fa spettatore del film, accompagna Stefano nella corsa che lo porterà alla morte, morte che è primariamente l’uccisione dei diritti umani e civili di un individuo.

Cucchi è interpretato magistralmente da Alessandro Borghi di cui, fin dalle prime immagini del trailer, si nota la rara somiglianza con il trentunenne romano protagonista del film.

Scena dopo scena ci si immerge nel sangue degli ematomi, che man mano che si passa da una caserma all’altra, da una cella all’altra, fino ad arrivare all’ospedale, si espandono sempre più sul viso come sulla schiena.

La musica dei Mokadelic ci porta di scena in scena nel dramma famigliare di Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, interpretata da Jasmine Trinca e dei suoi genitori, con un Max Tortora forse alla prima parte drammatica nella panni del papà.

Il dramma che comincia una notte e continua fino a dopo le vicende narrate da Cremonini con ben due processi, il primo finito senza colpevoli ed il secondo ancora in corso, è la storia di un ragazzo violentato nei suoi diritti di uomo proprio in quelle circostanze e ambienti atti a tutelarli.

Già se fosse un soggetto di fantasia risulterebbe forte all’impatto durante e post visione, ma di finzione in questo film ci sono solo i visi degli attori e delle attrici chiamati a impersonare persone vere, dolore veramente avvertito, botte realmente prese e solo oggi denunciate dalla sorella della vittima con ogni mezzo possibile.

Un film questo che è uscito il 12 settembre nelle sale nella misura di 56 copie distribuite, ed in contemporanea è disponibile su Netflix, cosa che sta portando ad organizzare tante e tante visioni collettive.

Gli occhi di Jasmine Trinca dietro gli occhiali, la quasi totale simbiosi tra Alessandro Borghi e la persona interpretata, non personaggio, sono due degli elementi che rendono più duro il film di cui si consiglia fortemente la visione a tutti.

Un pugno nello stomaco necessario a render vigile la nostra coscienza.

Redazione

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