Un giardino sospeso tra passato e presente: nuovo album per gli Üstmamò

Üstmamò

IL GIARDINO CHE NON VEDI

(Primigenia)

 

A cura di Renata Rossi

 

TRACKLIST

E sai cosa c’è
Siamo di qua
Luce mai riposa
La luna alla tv
È come una giostra
Una volta era meglio
Ali vive libero
Sono andato nel campo
Vieni avvicinati
Il buio sospeso
Piccola nave

 

Se associate gli Üstmamò alla band anni ’90, quella guidata dalla voce ipnotica di Mara Redeghieri e amata da Ferretti, quella accompagnata da atmosfere ora pop, ora reggae ora elettroniche, beh, non siete sulla strada giusta.
Risale infatti ormai al 2003 lo scioglimento della band e l’allontanamento definitivo (?) di Mara. Dieci anni dopo la band si riformerà ma vedrà alla voce Luca Rossi, un cantato in lingua inglese e nuove sonorità.
Il nuovo album, uscito il cinque ottobre per l’etichetta Primigenia, grazie anche a una straordinaria campagna di crowdfunding, narra ancora una volta una storia nuova e diversa. Il cambiamento è innanzitutto, ma non solo, nel ritorno alla lingua italiana.

Questa la presentazione del nuovo lavoro da parte della band:

Ogni disco è diverso, ogni disco prende la sua strada. Noi dobbiamo seguirla.
All’inizio non sai bene da che parte va, ma quando hai tutte le canzoni finite, le metti sul
tavolo e si chiamano da sole, trovano il loro nome: “Il giardino che non vedi

Oltre a Luca, Simone Filippi ed Ezio Bonicelli, già nel nucleo originale della band, c’è anche la preziosa collaborazione di Marco Menardi (Wolfgango), Sandro Campani (scrittore modenese) e quella di Silvia Barbantini, la primissima cantante degli Üstmamò, che si riunisce ai colleghi come autrice dopo trent’anni.

Ciò che colpisce già ad un primo ascolto è l’intimità dei brani e delle atmosfere proposte in un respiro profondo verso chi si affaccia e guarda gli orizzonti fisici e umani dell’universo. Le liriche sono ispirate proprio ai luoghi frequentati dalla band reggiana, alle loro radici, alle strade che hanno calpestato decine di volte. Così come nelle loro fondamenta musicali si trova la chiave di volta della loro musica. Rock chitarristico di matrice folk americana, che si muove tra i riverberi della chitarra come in “Il buio sospeso” o “E sai cosa c’è” e che trasporta la mente nei paesaggi descritti o solo immaginati. Talvolta la musica è più malinconica e assorta (“Luce mai riposa”), altre volte un tocco di elettronica riporta alle atmosfere fine anni ’90 della band come in “La luna alla tv” e “Una volta era meglio”.Vieni avvicinati” è invece una descrizione poetica e amara della natura in cui anche la chitarra sembra essere parte dello strazio e del dolore di ciò che osserva.

Il giardino che non vedi è in definitiva un album che cattura l’attenzione di un ascoltatore non superficiale o poco attento, che mostra il volto di una band matura, ricca di personalità che ha ancora tanto da raccontare sia a chi gli Üstmamò li ha “vissuti” e amati sia a chi, magari, negli anni ’90 non era ancora nato.

 

Redazione

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