Chiacchiere nei profondi “Abissi Tascabili” di Daniele Celona

Intervista a cura di Karen Cucci

 

“Fossi un lettore, non ascolterei il disco sfogliando il fumetto. Sono un musicista, ma essendo appassionato di fumetti e di manga, vorrei godermi i due aspetti separatamente”

Si apre così la chiacchierata con Daniele Celona, cantautore torinese, fatta il 25 ottobre, giorno d’uscita del suo terzo album. Abissi Tascabili, è un disco-fumetto che contiene 10 storie a fumetti illustrate da Progetto Stigma e 10 brani, tra cui Shinigami feat. Pierpaolo Capovilla, Maelstrom feat. Paolo Benvegnù e Lupi nel buio feat. Sunshine Gospel Choir.
Il progetto sarà presentato il 26 ottobre all’Off Topic di Torino, il 2 novembre al LUCCA COMICS & GAMES 2018 e il 3 novembre al Serraglio di Milano.

 

 

Daniele, partiamo dal ritorno in scena: Abissi Tascabili è il tuo terzo album (dopo Fiori e Demoni nel 2014 e Amantide Atlantide nel 2015) ed è un disco a fumetti. Un progetto editoriale e discografico curato in collaborazione con Progetto Stigma e Comicon Edizioni che ho avuto l’onore e il piacere di ascoltare e sfogliare in anteprima.

Senza svelare niente, visto che l’uscita è oggi e vogliamo lasciare il piacere della scoperta, possiamo dire che è un progetto che mostra i muscoli e riesce a trasmettere una descrizione dettagliata e perfetta dei contenuti. Dieci canzoni, dieci tavole illustrate quindi dieci storie.

 

Come nasce l’idea del disco-fumetto? Sono storie che non possono (e non vogliono) leggersi in separato? C’è così tanto da comunicare che solo la musica non ti bastava?

No, secondo me l’aspetto audio e l’aspetto visivo sono assolutamente fruibili in maniera separata. D’altronde, i disegnatori hanno avuto carta bianca per dare una loro libera interpretazione, secondo le suggestioni che avevano ascoltando l’audio. Quindi hanno avuto la libertà di parafrasare, di dare anche un’interpretazione magari contrastante con la mia idea iniziale. Ecco, fossi un lettore, non ascolterei il disco sfogliando il fumetto. Sono un musicista, ma essendo appassionato di fumetti, di manga e di animazione giapponese, vorrei godermi le due dimensioni separatamente.
Da qui anche un po’ la ragione dell’essersi buttato in questa operazione, anche se l’idea è nata in maniera molto più blanda: volevamo semplicemente un’illustrazione come copertina, per differenziarla da quelle dei primi due dischi. Ma poi in una riunione con The Goodness Factory , che è il mio staff, si è lanciata questa idea un po’ folle del fumetto… che all’inizio sembrava proprio una pazzia! Ma in realtà, grazie al Comicon di Napoli che ha deciso di sostenere editorialmente l’operazione e ad Alberto Ponticelli che ci ha proposto di allargare l’idea all’intero Progetto Stigma, siamo arrivati alla concreta possibilità di avere ben dieci disegnatori diversi, uno per ogni brano, più Cosimo Mirelli che ha creato l’artwork di copertina.
Quindi non è stata una strategia, ma un autoregalo. Una seria di fortunati eventi che ci hanno portato a questo risultato.

Abissi tascabili” racchiude in sé un ossimoro, qualcosa di immenso e profondo che però si riesce a “portare in tasca” perché, in fondo, appartiene a tutti noi. Com’è nato, dunque, il titolo di questo album?

Il titolo è stata forse la cosa più difficile. È stato un lavoro di equipe perché ho raccolto opinioni sia nel mio staff che nelle persone a me vicine, ed è stata la prima volta, visto che normalmente è una decisione che prendo in totale autonomia.
A differenza dei precedenti album, per i quali avevo in mente il titolo ancor prima di avere la rosa dei brani che avrebbero composto la tracklist, in questo caso avevo già una buona parte dei pezzi e ci stavamo scervellando per il titolo. Quando ho proposto Abissi Tascabili non ero troppo convinto, però man mano che si concretizzava l’idea del disco-fumetto ci siamo resi conto che l’idea aveva un gusto coerente con il lavoro, volendo dare l’idea della collana letteraria e ricondurmi al mondo degli Urania, dei libricini tascabili degli anni 50-60 che raccontano un mondo ai confini della realtà. Volevo un titolo eloquentemente metaforico, perché ho tradotto quegli abissi tascabili con la superficie dei nostri smartphone e dei nostri tablet. L’idea dello specchio d’acqua è quella dei nostri touch, di tutto quello che si nasconde dietro i nostri avatar e le nostre perfette foto instagram: in qualche modo è davvero un abisso a portata di mano.

 

Infatti la sensazione è quella di percepire un fil rouge che lega tutti i brani in un’analisi trasversale dell’uomo moderno e dei suoi mali, come se ci fosse l’esigenza di sezionare determinate dinamiche collettive. Confermi?

Si, assolutamente. In realtà io mi sono reso conto di questo filo rosso solo a posteriori, perché nel momento della scrittura non ho molta lucidità per fare collegamenti. Ma in un secondo momento ho visto che ritornava spesso l’elemento del soprannaturale, del trascendentale, di qualche forza superiore all’uomo che in qualche modo lo condiziona e a cui l’uomo stesso, in preda alle proprie paure, si rivolge quotidianamente. Ci si rivolge alla religione, alle scommesse sportive, al santone di turno. Poco importa il soggetto specifico, ma è sempre la nostra insicurezza che ci porta a cercare quel tipo di forza superiore e di aiuto.
Quando ho cercato di girare un po’ il coltello nella piaga, mi sono reso conto che in realtà lo spunto è arrivato dai giovanissimi, dalla generazione dei fratelli minori. Anche di questo mi sono reso conto a posteriori, ma mi hanno colpito quei ragazzi che non hanno speranza nel futuro, come illusoriamente potevamo avere ancora noi qualche anno fa. Questa cosa può tradursi in comportamenti completamenti diversi: o nell’essere da subito molto responsabili e molto performanti o, al contrario, rinunciare da subito a qualsiasi ambizione, perdersi e non avere speranze, magari rivolgendo la propria rabbia in maniera inconsulta verso tutto e tutti.

 

Quanto c’è di autobiografico nei tuoi testi?

È da un po’ di tempo che tendo a fare da regista e non da attore, ma chiaramente c’è una gocciolina di me in ogni brano.
In realtà, l’unico brano autobiografico è quello che ho deciso di inserire come ultimo della tracklist e che parla della scomparsa di mia madre: è una sorta di dialogo tra me e lei. L’intero disco è dedicato a lei.

 

Gli album precedenti, la tua bravura e il tuo innato carisma ti hanno regalato i Celofan (Daniele Celona Official Fanclub), un insieme di fan dalla fedeltà altissima e dalla provenienza geografica più varia (sinonimo che la tua musica, pur essendo ancora di nicchia, non è più circoscritta all’ambiente torinese), disposti a tutto pur di vederti tornare sul palco con un nuovo progetto. Da qui, infatti, la campagna Eppela di crowfunding: i Celofan e lo staff di The Goodness Factory hanno attivamente partecipato alla produzione esecutiva di questo terzo lavoro. Mi pare di capire che il lavoro di squadra in questo progetto è stato più che importante…

Normalmente, questa è un’analisi che faccio dopo molto tempo dal disco, ma la questione fumetto mi ha costretto a scrivere la postfazione e quindi a pensarci più a breve di quanto avrei fatto di mia sponte. Come ti dicevo prima, alterno fasi di profondo stato di incoscienza mentre compongo, come se mi sentissi nel bel mezzo di un’arrampicata o di una regata e l’unico pensiero è quello di domare le forze della natura, piuttosto che pensare a dove arrivare. Tutte le forze centripete che mi sono giunte dal mio mondo circostante sono entrate a darmi una mano.
Però poi ho sempre bisogno di un attimo tutto mio, di fermarmi e rendermi conto della fortuna che ho e dell’affetto che mi viene dimostrato. Nessuno, neanche un orso riservato e un po’ burbero come il sottoscritto, riuscirebbe a rimanere indifferente di fronte alla squadra, all’aiuto e all’affetto dimostrato, alle trasferte che molte di queste persone fanno per venire ai concerti e, chiaramente, al supporto del mio staff.
Sono onorato di tutto l’aiuto ricevuto.

 

Shinigami feat. Pierpaolo Capovilla è il singolo/graphic novel che ha anticipato l’uscita di questo terzo album (e che è in realtà un bellissimo cortometraggio diretto da Bruno “Mezzacapa” D’Elia) ed è forse l’incarnazione meglio riuscita di questa visione dell’umanità alla deriva.
Dopo un’assenza di oltre un anno, com’è stato portare questo pezzo così potente sul palco del Todays Festival?

Shinigami è stato il primo esperimento e non è stato per niente facile. Ci sono delle difficoltà tecniche su cui stiamo ancora lavorando. In realtà, c’è una difficoltà che riguarda tutto il disco, che è stato lavorato tantissimo a priori al computer da me in solitaria, utilizzando degli strumenti di plug-in e di artist recording che esulano dal suono che può nascere in sala prove con la band. Quindi, stiamo traducendo tutti i brani in una forma più fruibile per un’esibizione live.
Per il Todays Festival ci siamo preparati bene, siamo andati in sala prove a registrare i cinque brani selezionati e questo è stato fondamentale, perché in mezzora bisognava montare e fare il linecheck. Senza una preparazione adeguata, avremmo fatto uno spettacolo mediocre. Poi, chiaramente, quando si è nei grossi festival c’è l’effetto adrenalina dovuto alla sinergia tra il sopra e il sotto il palco che ti permette di tirare fuori delle energie che sicuramente non si hanno durante le prove o quando si cerca la perfezione meramente tecnica.
Questo è l’aspetto bello, positivo e romantico dell’andare a suonare in giro.

 

Vogliamo un tour lungo tutto lo stivale. È in programma?

Assolutamente si.

 

Credi che il matrimonio di Musica e Fumetto possa avere, nei tuoi lavori, un lungo futuro?

Onestamente, conto di mettere un primo piede in questo ambiente e in futuro mi piacerebbe moltissimo scrivere sceneggiature per fumetti. Attualmente sto scrivendo un romanzo, che non so quando e se finirò, ma è un tipo di linguaggio e di forma diverso. Il fumetto ha delle regole tutte sue che vorrei provare ad applicare.

 

Te lo auguro vivamente, però adesso ho una domanda scomoda: vorrei che mi dicessi i cinque album per te più significativi, quelli che hanno avuto un’influenza forte sulla tua vita d’artista e non.

Mmmh…questa è tosta! Ma ti dico Tiny Music… Songs From The Vatican Gift Shop degli Stone Temple Pilots, For Emma, Forever ago di Bon Iver, Ok computer dei Radiohead, These four walls dei We Were Promised Jetpacks e Piccoli Fragilissimi Film di Paolo Benvegnù.

 

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