Nel 2018 la nostra musica è stata un porto aperto: intervista a La Rappresentante di Lista

Con “Go Go Diva”, l’ultimo album uscito lo scorso 14 Dicembre per Woodworm, La Rappresentante di Lista è uno dei progetti musicali italiani più interessanti e seguiti del momento.

Giuseppe Visco li ha intervistati per noi

 

© Claudia Pajewski

 

– GO GO DIVA è stato apprezzatissimo dalla critica e dal pubblico, ve lo aspettavate?
GO GO DIVA è un disco che amiamo tantissimo e di cui siamo molto soddisfatti e che già da tempo ci stupisce coi suoi colpi di scena. Durante il processo che ha portato alla sua costruzione (dalla scrittura alla produzione in studio) è stato spiazzante vederne crescere l’intensità, grazie anche al lavoro del team che ci ha accompagnato. La risposta della critica e quella del pubblico sono state l’ennesimo regalo che abbiamo ricevuto da lei.

 

– Come è venuta fuori l’idea di GO GO DIVA e perché questo nome?
Ci serviva una protagonista che attraversasse tutte le canzoni e in uno scambio tra me e Veronica, lei ha tirato fuori Lady Godiva. L’avevamo trovata, ma ci serviva trasformare quel Godiva (che è Divino – da God – ed è sensuale nella trascrizione italiana) in un’esortazione, in un impulso. Allo stesso tempo volevamo un assonanza con il nostro Bu Bu Sad, qualcosa che risuonasse come una prosecuzione del lavoro che avevamo fatto nel disco precedente. Tutto qui.

 

– Voi definite la vostra musica “queer” che come significato di base ha quello di strano. Quale è invece il vostro concetto di fare musica nel 2018?

Nel 2018 la nostra musica è stata un porto aperto.
Quello che sarà nel 2019 ve lo raccontiamo all’alba del 2020.

 

– Nel corso del Woodworm Festival di Berlino vi siete esibiti riscuotendo moltissimo successo. Credete che l’uso della lingua italiana possa essere un limite?
No, anzi! La lingua italiana oggi ci dà la possibilità di scrivere canzoni pop usando una lingua che praticamente nel resto del mondo è aliena rispetto a questo genere. Secondo la nostra piccola esperienza, c’è molta curiosità nei confronti della nostra lingua. In generale potrebbe innescarsi un processo molto interessante: l’inglese – inteso come lingua non madre, “fredda”, globalizzante, lascia il posto a una lingua identitaria, specifica. Chi lo sa!

 

– I temi dell’amore, della corporalità, della libertà sono quelli che la fanno da padrone in GO GO DIVA. E’ stata una scelta dettata dal voler raccontare qualcosa in specifico o la vostra idea generale sulla vita?
Quello che abbiamo scritto rappresenta a pieno il nostro approccio alla vita, alle relazioni. GO GO DIVA oggi pensiamo possa essere intesa come un’antologia di amori possibili, come un vocabolario emotivo, come un bestiario di donne e uomini e dei loro corpi.

 

– La prima traccia dell’album – Questo Corpo – è stata fin da subito amatissima dal pubblico perché sembra raccontare un po’ la storia quotidiana di tutti che arrivati a un certo punto della propria vita iniziano a guardarsi allo specchio trovando dei difetti. Credete che in una società ove l’immagine è diventata una vera e propria merce da mettere in esposizione e da vendere al migliore offerente ci siano ancora valori ben precisi?
Quando si parla di corpo l’unico valore di cui si può discutere è rappresentato dal corpo stesso. La nostra canzone non parla delle imperfezioni fisiche che possiamo riscontrare guardandoci allo specchio. Il corpo nella nostra prospettiva attuale rappresenta una costellazione di possibilità e non di difetti. Rappresenta il dialogo con l’altro, rappresenta la diversità, rappresenta l’accettazione e la necessità di occupare uno spazio nel mondo. Il nostro corpo è il motivo per cui dobbiamo occuparci di ecologia e di politica. Il nostro corpo, se ci sentisse parlare di valori, si farebbe una grossa risata. Perché lui è bene e male, è piombo e ali per volare.

 

– Rispetto ai precedenti album in voi è sicuramente cambiato il modo di scrivere, a cosa è dovuto questo cambiamento?
Non è facile identificare un unico motivo. Ogni disco ci ha condotti per mano offrendoci un modo unico e ineguagliabile di scrivere canzoni. Sicuramente c’è una parte del mestiere che si affina con la pratica, esattamente come succede per gli artigiani.

 

– Quali artisti ascoltate nel tempo libero?
Ultimamente Coltrane e Michael Kiwanuka. Abbiamo creato una playlist pubblica, la puoi trovare qui

 

– Libro sul comodino?
“L’epoca delle passioni tristi”. L’ho letto parecchi anni fa, ma è sempre lì. Poi c’è “Il Castello” di Kafka.

 

– A quali artisti e/o movimenti vi ispirate? David Bowie o Iggy Pop?
Scegliamo Bowie. Ma mettiamo su un disco degli Stooges

 

– Come spiegate l’immenso successo della musica trap?
Va di moda. Come si fa a spiegarlo?

 

– Nel panorama musicale italiano così vasto e variopinto, dove e come vi collocate? – Quale è il vostro artista preferito?
Al momento in Italia non abbiamo un artista preferito. Nel panorama musicale italiano così vasto e variopinto ci collochiamo in alto, al centro, un po’ spostati di lato. Esattamente lì dove il variopinto è ancora più dipinto. Stiamo lì sottosopra e con le braccia aperte.

 

– Se nel 2011 vi avessero detto che vi sareste esibiti a Berlino qualche anno dopo ci avreste creduto?
Tra il 2011 e il 2014 abbiamo vissuto per lunghi periodi a Berlino. Avevamo anche un cane, Nunzio. Vivevamo con un ragazzo giapponese e con un londinese originario di New Delhi. Ci era già capitato di suonare in Germania prima del Woodworm Festival. È stato un piacevole ritorno.

– Quando avete capito di “avercela fatta”?
Quando abbiamo letto questa domanda.

© Claudia Pajewski

TOUR DATES

01/02/2019
Torino-Hiroshima Mon Amour

02/02/2019
Milano–Serraglio

08/02/2019
Pisa–Lumiere

09/02/2019
Roncade (TV) -New Age

22/02/2019
Roma – Monk

23/02/2019
Modena–Vibra

01/03/2019
Brescia-Latteria Molloy

02/03/2019
Ravenna–Bronson

23/03/2019
Bologna–Locomotiv

06/04/2019
Firenze–Flog

19/04/2019
Santa Maria a Vico (CE) – Smav

20/04/2019
Arezzo–Karemaski

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