…Come una specie di sorriso: al Teatro dell’Acquario di Cosenza l’omaggio di Sasà Calabrese a De Andrè

A cura di Massimiliano (Max) Orrico

 

Setlist

Via del Campo
Un giudice
Rimini
La guerra di Piero
La canzone del maggio
La canzone di Marinella
Khorachané
La città vecchia
La canzone dell’amore perduto
Fiume Sand Creek
Creuza de ma
Hotel Supramonte
Bocca di Rosa
Ho visto Nina volare
Il Pescatore
Don Raffaè
Amore che vieni, Amore che vai

Si apre il sipario e si ode una voce femminile narrare le immagini di un video che prova a descrivere Faber in poche parole e raccontare il rapporto del cantante coi concerti, di come il poeta genovese non amasse esibirsi dal vivo se non in compagnia dei musicisti migliori, di amici di cui fidarsi…

e così sembrerebbero averla pensata anche Sasà Calabrese e Daniele Moraca visto la formazione scelta per il loro concerto.

Uno spettacolo andato in scena per ben tre sere di seguito, quelle dell’11, 12  e 13 gennaio, e che vede insieme Sasà Calabrese, Daniele Moraca, Checco Pallone, Danilo Chiarella e Roberto Risorto che, dopo aver portato il loro “Gli arcobaleni di altri mondi – intorno a Fabrizio De Andrè” a Castrovillari e Crotone, per l’occasione hanno ospitato altri due amici sul palco:  Gaspare Tancredi e Massimo Garritano.

Con quest’omaggio a De Andrè, che doveva svolgersi solo venerdì 11, proprio la sera in cui ricorreva il ventennale della scomparsa terrena del cantautore ligure, il Teatro dell’Acquario, appena insignito del Premio Ubu, dà inizio alla nuova stagione che non poteva cominciare meglio che con tre repliche e un sold out registrato ogni volta in questo primo week end post feste natalizie.
Chitarre e voci al centro, quelle di Calabrese e Moraca con attorno le tastiere di Roberto Risorto, il basso di Danilo Chiarella, i tamburi a cornice e le percussioni di Checco Pallone, i diversi strumenti a corda di Massimo Garritano e la figura canora con chitarra di Gaspare Tancredi, ecco la composizione del palco dal quale è riecheggiata la poesia e la bellezza di De Andrè che rivive in ogni nota e ogni parola.
Il repertorio è per tutti un patrimonio importante ed ogni partecipante sia sul palco che in platea ha una sua o delle sue canzoni del cuore, una selezione quindi diviene difficile ma allo stesso tempo semplice consci del valore di ciascun brano.

@ Pierfrancesco Perrelli

I musicisti, visibilmente emozionati, proprio grazie a quest’emozione condivisa sono riusciti a dare al pubblico versioni seppur rispettose dell’originale nelle melodie, riarrangiate magistralmente sul piano musicale.
Ed ecco che ai miei occhi e alle mie orecchie colpiscono l’interpretazione de La Guerra di Piero nel suo piglio quasi teatrale di Gaspare Tancredi, e ancora “videro con gli occhi delle stelle fremere al vento e ai baci…” la chitarra di Massimo Garritano in una nuova versione de La canzone di Marinella, il bouzouki dello stesso Massimo che ci ha portato a percorrere quei viottoli stretti che portano al mare riarrangiando totalmente Creuza de ma’. Le mani di Checco Pallone sul tamburello sembrano quasi “versare vino e spezzare pane”  nella sempre coinvolgente Il pescatore, le dita sulla tastiera di Roberto Risorto con le quali “abbiamo accompagnato alla stazione del paesino di Sant’Ilario” regalano una versione di Bocca di Rosa che ricorda la PFM. Che dire della commozione di Moraca nel “coprirci d’oro per un bacio mai dato” cantando La canzone dell’amore perduto, e quella coralità che nonostante “ci sentissimo assolti ci ha comunque coinvolti” durante l’esecuzione de La canzone del maggio e che ha “preso i nostri cuori sotto una coperta scura” sulle note di Fiume Sand Creek. A noi qui non ci rimane che posizionarci “all’ombra dell’ultimo sole” per seguire il solco tracciato da Danilo Chiarella e per accorgerci che è stato “come una specie di sorriso”.

@ Pierfrancesco Perrelli

La professionalità e l’esperienza di ogni singolo componente del gruppo e l’umanità vera e sincera di tutti hanno fatto emozionare chi è riuscito a trovare posto tra le poltroncine verdi di via Galluppi, in una città complicata come Cosenza, vissuta semplicemente grazie ad eventi come questo.

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