Ce la metteremo tutta per lasciare una traccia: intervista a IMURI

IMURI sono una band Abruzzese composta da 4 elementi:

Lorenzo Castagna (guitar-vox-synth),
Antonio Atella (bass-vox),
Valerio Pompei (drums-percussion)
Marco Fontana (synth-guitar-vox)

Il progetto musicale IMURI nasce da una idea di Lorenzo Castagna all’inizio del 2014. In seguito, con la collaborazione del batterista Silvano Marcozzi il progetto inizia a prendere forma ed il duo rilascia dopo alcuni mesi il primo EP sulle piattaforme digitali dal nome “Confessa Non C’è Aria Di Me“.
Il loro primo lavoro “Traffico Mentale” riscuote da subito interesse e li porta a condividere il palco con nomi importanti del panorama musicale e non, come:
Il Pan del Diavolo, EXC.S.I., Piotta, Meganoidi, Kutso, Od Fulmine, Sick Tamburo, Ratti della Sabina, Marta sui tubi,The Giornalisti ,Di Martino, Lorenzo Kruger (Nobraino), Lo stato sociale, Pinguini Tattici Nucleari, Canova, Gazzelle, Fask, Blindur, Tre Allegri Ragazzi Morti.

Il loro secondo disco è uscito lo scorso Dicembre e a noi è piaciuto molto.

Di seguito l’intervista a Lorenzo Castagna a cura di  Giovanni Graziano Manca.

 

Ciao! Vi chiederei intanto di presentarvi ai lettori di Piuomenopop: diteci chi siete, quale è la vostra provenienza (anche artistica ed esperienziale) e dove vi piacerebbe arrivare…

Ciao siamo IMURI, e veniamo da una fredda terra riscaldata da grandi cuori, l’Abruzzo. Ci sarebbe molto da dire ma per farla breve possiamo dire che la storia di questa band è iniziata come quasi tutte quelle delle band di provincia, per far fronte alla noia e alla depressione culturale che attanaglia certi posti, con un’eccezione su un aspetto importante: una missione artistica da portare avanti comunque vada la questione, un bisogno espressivo che è slegato da ogni sistema.

Ognuno di noi ha uno storico differente come singolo musicista ma un comune denominatore: la jam session.

Abbiamo avuto svariati progetti musicali ma siamo passati tutti attraverso il blues andando poi col tempo ad esplorare molti generi musicali ed appassionarci di diverse cose.

Non c’è esattamente un “dove vorremmo arrivare” e non perché non ci sia ambizione in noi ma semplicemente cerchiamo di rappresentare il nostro tempo e vivere la contemporaneità attraverso la musica in maniera disincantata e soprattutto sincera, quindi certamente continuare a produrre musica, dischi, consci del passato ma guardando sempre al futuro.

 

“Chat Hotel” è uscito nel mese di Dicembre u.s., avete però all’attivo un precedente lavoro discografico, “Traffico Mentale”, che via ha portato a farvi conoscere, a interagire con numerosi artisti del panorama nazionale e a condividere il palco con nomi piuttosto conosciuti del pop-rock di casa nostra. Che differenze ravvisate tra “Chat Hotel” e il vostro precedente lavoro?

La differenza in sostanza è che è un disco più maturo del primo anche se alcuni non se ne sono ancora resi conto. Molte persone sono legate a “Traffico Mentale” perché probabilmente conserva quell’attitudine ruvida e menefreghista che tanto piace ai più (anche se tentiamo tutti di nasconderlo hah) ma “Chat Hotel” non è da meno, semplicemente crediamo abbia delle componenti aggiuntive, come l’utilizzo di molti più strumenti, la sperimentazione di altri mondi prima non affrontati ed una maggiore orecchiabilità e fruibilità da parte di pubblici differenti dovuta anche al fatto che nei testi di questo disco si parla del quotidiano ed altre tematiche a cui nessuno di noi può sfuggire. Chat Hotel è un disco se vogliamo più attuale e contemporaneo del primo, con una maggiore attenzione ai testi proprio dovuta al bisogno comunicativo, ma che conserva anche il carattere distintivo de IMURI che è la ricerca di un sound sempre caratteristico.

 

Undici brani per circa quaranta minuti di ascolto musicale. Siete pienamente soddisfatti del vostro ultimo CD?

Perché non dovremmo esserlo o perché dovremmo esserlo 🙂? Siamo soddisfatti del nostro essere soddisfatti. Ci piace molto il nostro lavoro e ne andiamo fieri ma sappiamo che c’è bisogno di un po’ di insoddisfazione per andare avanti, migliorarsi e fare nuovi lavori, la benzina di ogni artista.

 

Quanto tempo avete impiegato per realizzarlo?

Diciamo che alcuni brani li avevamo già mentre eravamo in tour con il MADEDOPO e anche durante il tour ho continuato a scrivere ma chiaramente il processo era molto più lento. Appena finito il tour ho ripreso con la produzione degli ultimi brani. In totale diciamo un anno e mezzo.

 

Il vostro è un rock che mischia spesso e volentieri le asperità del rock alla leggerezza del pop più raffinato. “Chat Hotel” è nato pensando ad un tipo di pubblico particolare oppure in studio è stato tutto molto spontaneo?

Diciamo che secondo il nostro punto di vista questo non è un disco rock o prog come alcuni l’hanno definito. Suonare con una certa attitudine non significa fare per forza rock  o generi pesanti ( almeno per quello che pensiamo noi) ma tradurre in musica il momento preciso che si sta vivendo che sia appunto anche duro, difficile, spinto nel senso più largo del termine. Nonostante ciò si cresce, si matura e di conseguenza si creano cose nuove attraverso spinte emozionali ed esperienze diverse bisognose di nuovi linguaggi per essere veicolate agli ascoltatori.

 

Raccontateci quali sono le vostre influenze musicali, cosa ascoltate, cosa vi piace, musicalmente parlando…

Come detto sopra veniamo tutti da mondi differenti ma tutti apprezziamo la cose fatte bene, ci piace tutta la musica di qualità, quella fatta con sincerità e con il cuore.

 

I testi delle diverse canzoni dell’album, tutti in italiano, affondano spesso nel quotidiano ma non disdegnano, talvolta, di affrontare problemi di più ampio spessore. Come nascono le storie che supportano la vostra musica? Da che cosa vi fate ispirare?

Si le nostre canzoni parlano del quotidiano, la vita reale, la vita che viviamo, l’amore e la morte. Ci ispira il fatto di voler raccontare una storia vissuta, di voler criticare una società malata in cui siamo intrappolati.

 

In generale come nascono le canzoni degli IMURI? Ci lavorate in studio tutti oppure per iniziativa individuale?

Diciamo che i processi sono vari. Come in ogni band c’è la persona che porta il brano con testo e poi si arrangia insieme in sala prove, oppure accade il contrario che tutto nasce in sala prove jammando o altre volte che si arriva in sala con una idea già bella e pronta che funziona per tutti.

Nel caso di Chat Hotel che ha avuto una gestazione particolare tra abbandoni, ritorni di componenti e collaborazione con MADEDOPO, il disco è stato scritto interamente da me. Ho scritto le canzoni i testi e le parti di tutti gli strumenti.

 

La dimensione “live” della band: avete già presentato l’album al pubblico? Che impressioni ed emozioni ne avete ricavato?

Abbiamo fatto la presentazione del disco nella nostra città di Teramo ed è stata una gran bella serata ci siamo divertiti davvero molto, è stato emozionante.

Il tour vero e proprio inizia la seconda settimana di febbraio quindi non sappiamo ancora cosa penserà la gente, noi ce la metteremo tutta per lasciare una traccia.

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