[Intervista] Il nostro primo appuntamento con Peter White

A cura di Serena Coletti

Peter White, nome d’arte di Pietro Bianchi, è un giovane cantante che si sta facendo notare nella scena indie-rap italiana. Il 24 aprile è uscito “Primo Appuntamento”, il suo primo album, prodotto da Niagara. In questo, che l’artista vede come un’occasione per presentarsi in maniera sincera e completa al proprio pubblico, emergono le caratteristiche di scrittura che lo contraddistinguono sin dai primi singoli: un racconto della quotidianità, che spesso procede per immagini, accompagnato però da sonorità che stavolta si avvicinano molto più al pop.

Così abbiamo deciso di chiamarlo e farci raccontare direttamente da lui l’album e il lavoro che sta portando avanti.

Ciao Pietro, come stai?

Tutto bene grazie. Sono appena uscito dalla sala prove quindi insomma un po’ stanco. Ci stiamo preparando per la data di dopodomani (Roma, ndr), che è andata molto bene. Per fortuna la prima è andata!

 

Senti, a proposito di live, mi ricordo di averti visto la prima volta a una “Notte Scomoda” un annetto e mezzo fa: era una situazione molto improvvisata, con il palco che sembrava sul punto di crollare. Da allora direi che hai fatto un percorso importante.

Mamma mia sì! Quello è stato il mio primo live più o meno ufficiale, tanto tanto tempo fa. Molto confuso, però è stato bello. Sì da un momento all’altro poteva finire quel live, per fortuna è durato. Sicuramente proprio a livello di struttura e di metodo c’è stata tanta strada, con il disco ho un po’ finalizzato il percorso che stavo facendo da tempo.

 

Anche i produttori sono cambiati giusto?  

Sì, prima lavoravo con Vince e Dorian (Kite, ndr), ma ci continuiamo a sentire. Soprattutto Vince è stato abbastanza attivo sulle chitarre nella produzione. Però ci siamo chiusi in studio io e Niagara e abbiamo dato il via a un percorso nuovo, anche con la collaborazione di G. Ferrari, un altro noto produttore, e di Paolo Mari per le chitarre. Alla fine è venuto un disco molto suonato e ci sono molte persone in realtà che gravitano intorno a questo progetto.

 

Quindi anche il live possiamo aspettarcelo molto suonato?

Sì. Abbiamo comunque mantenuto un po’ la formula del dj set, però c’è anche il chitarrista che fa le seconde voci. Poi gli ospiti: ci sono Clied, Vince, Dorian, quindi è un live anche strutturato per i featuring, dinamico.

 

Dicevi appunto di esserti chiuso in studio con Niagara, al livello di scrittura come lavori? Sei una persona che scrive un po’ in continuazione o ti prendi dei momenti a parte?

Dipende sempre da quando ti viene l’ispirazione, è difficile cercare di comandarla. Scrivo tanto a casa, devo stare da solo, essere rilassato, non riesco a scrivere in qualsiasi posto naturalmente. Però anche in studio c’è stato molto confronto con Gabriele (Niagara, ndr). C’è molta partecipazione tra noi sia per il testo che sulla produzione musicale. Io scrivo abbastanza rapidamente, è raro che io ci metta tanto a scrivere una canzone. Poi c’è il lavoro di rifinitura e di cernita, però diciamo che almeno un copione deve essere fatto abbastanza velocemente per mantenere un mood all’interno delle tracce.

 

Si sente infatti che questo è un album molto omogeneo. Al livello di sound, mi sembra tu abbia avuto un po’ un’evoluzione rispetto al passato, anche allontanandoti dal rap, a cosa pensi sia dovuto?

Sì sicuramente c’è stata un’evoluzione, era una cosa che cercavo tanto. Sentivo comunque con i singoli di aver fatto un lavoro bello, però avevo la sensazione che non ci fosse al 100% la mia persona, soprattutto sulla produzione.

Sicuramente Niagara è stata una presenza molto importante, io sono stato tutti i giorni in studio, ci siamo proprio chiusi: abbiamo buttato dei progetti, altri sono ancora a metà, abbiamo davvero fatto tanta produzione. Ho avuto modo anche di capire meglio come funzionano le cose all’interno dello studio, di capire qualcosa dei programmi. Io sono così, penso debba essere sempre una cosa condivisa, altrimenti magari succede che ti mando una base più allegra e tu sei in un periodo riflessivo o viceversa, non funziona.

 

Così sei arrivato a questo che appunto definisci un “primo appuntamento” con i tuoi fan: cosa vorresti raccontare di te, che impressione speri di lasciare?

Secondo me è interessante quando la musica arriva e lascia libera interpretazione. Proprio questo è il bello, quando ognuno magari raccoglie una sfumatura diversa, si riconosce di più in una cosa piuttosto che un’altra. Infatti una cosa che sto vedendo e che mi piace è che l’andamento delle canzoni è abbastanza omogeneo. Quando chiedo “Qual è la canzone che vi piace di più?” non c’è un singolo assoluto, è una cosa ben amalgamata.

 

Dal punto di vista opposto, c’è qualcosa che rimane fuori dai tuoi testi e che per te è importante? Magari chi ti ascolta tanto sente di conoscerti, ma c’è invece qualcosa che proprio non esce di te?

C’è una canzone bellissima di Francesco De Gregori per rispondere a questa domanda, dove lui esprime molto bene il concetto della divisione tra artista e persona comune. Si chiama “Guarda che non sono io”, e a un certo punto dice “son qui con le mie buste della spesa, lo vedi sto scappando, sta piovendo, guarda che non sono io”, come a dire che tu magari mi stai chiedendo delle foto, mi stai chiedendo chi è Alice nella canzone o qualsiasi cosa però alla fine io sono una persona come te, che si sta bagnando sotto la pioggia e deve tornare a casa con la spesa.

Quindi sicuramente c’è qualcosa che non traspare e magari sarà più presente in futuro nelle mie canzoni, però mi sembra comunque di mettermi abbastanza a nudo, e non è una cosa facile. Soprattutto nei live, quando uno ha davanti il pubblico è più difficile, però dà tanta soddisfazione dopo.

 

Ti occupi anche delle illustrazioni, giusto?

Allora per le cover personalizzate c’è stata una collaborazione tra me e un fotografo che stava al liceo con me, Giacomo De Franchis, @mindthejack su Instgram. Abbiamo deciso di fare questi fotomontaggi e di personalizzarli per ogni canzone, mentre la donna in copertina è fatta da me, la disegno sempre.

 

E questa cosa della donna come è nata?

A me piace tanto disegnare, infatti sono iscritto ad architettura che è l’altra mia grande passione. Proverò sicuramente a prendere la laurea, anche se non è facilissimo con il percorso musicale. Però sì disegno queste donne da tre/quattro anni, mi rilassa ed è stato interessante perché ho iniziato a farle per le canzoni e alla fine la gente mi scriveva anche proprio per i disegni.

 

Invece ho notato che in più canzoni di questo ultimo album torna spesso un riferimento all’oroscopo. Questa cosa mi ha fatto un po’ sorridere perché l’altro giorno leggevo un’analisi su come siano tornati di moda gli oroscopi secondo la quale vengono usati tra i giovani un po’ come surrogato della fede. Un modo di cercare un senso in delle cose, anche se poi non ci si crede del tutto. Tu li leggi gli oroscopi?

È una bella domanda, non mi è stata mai fatta ed è molto interessante. È un elemento che mi affascina veramente, perché è tanto astratto quanto intenso, ma lo ritengo distante dalla mia esperienza personale. Effettivamente in questo disco ritorna più volte, me l’hai fatto notare ora te.

 

Allora se mi dici il tuo segno zodiacale ora ci divertiamo a leggere il tuo oroscopo.

Acquario, però mi raccomando sii buona che abbiamo un live in programma.

 

Tranquillo, l’oroscopo è di Rob Brezsny e vedrai che ha un’interpretazione molto libera. Eccolo qui: “Il British museum di Londra raccoglie manufatti di diverse civiltà ed epoche. Secondo lo scrittore Jonathan Stroud, “ospita un milione di oggetti antichi, decine dei quali ottenuti legalmente”. Cosa vuol dire? Che molte delle antichità del museo sono state rubate ad altre culture. In conformità con i presagi astrali, t’invito a immaginare cosa succederebbe se i responsabili del British museum restituissero questi tesori ai legittimi proprietari. E una volta completato questo esercizio di fantasia, passa al successivo: immagina di recuperare tu stesso i tesori personali e i poteri che ti sono stati sottratti per anni.”

 

Allora cosa ti verrebbe in mente se dovessi come dice lui immaginare di recuperare tu stesso i tesori personali e i poteri che ti sono stati sottratti per anni?

Molto carino questo tipo di oroscopo, poi me lo comincerò a seguire. Ti direi che mi sembra di essere sulla strada giusta, perché sto comunque rischiando e vivendo un periodo nuovo della mia vita. Magari lo immaginavo da un po’ ma sempre con molta tensione, dubbi, paura, invece adesso sto riacquistando un po’ di fiducia e sto facendo passo dopo passo il mio cammino.

Grazie mille Pietro, è stato un piacere. E buona fortuna per il live a Roma!

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