100 : 10 – I passi negli anni di Musica contro le mafie. Intervista a Gennaro De Rosa

A cura di Massimiliano (Max Orrico) e Karen Cucci

 

Prendo in prestito il format dei Marlene Kuntz, usato per celebrare i loro 30 anni di attività, per dare un titolo a questa intervista che vede protagonista Gennaro De Rosa, direttore artistico del Premio Musica Contro le Mafie; i Marlene Kuntz,  con la partecipazione del loro frontman Cristiano Godano, sono tra i tantissimi artisti che sostengono il progetto. 

Il Premio Musica contro le mafie con tutto quello che con l’impegno e il tempo si è riuscito a creare, nasce all’interno di Libera – Associazione nomi e numeri contro le mafie, ormai più di 10 anni fa. 

Nasce in Calabria, a Cosenza e a questa terra vuole rimanere legata. 

Un incontro tra quelle che possono essere definite le buone prassi e la musica che contestualmente può raccontarle così come suscitarle. 

Chi scrive è legato a questo premio perché ne ha visto muovere i primi passi, assistendo all’entusiasmo ma anche alla fatica delle prime ore in cui prendeva forma l’idea. 

Abbiamo voluto porre qualche domanda proprio a Gennaro, alle prese con i preparativi della già iniziata decima edizione che vedrà il suo culmine nella 5 giorni di Musica contro le mafie che si terranno a Cosenza. 

Siamo arrivati a 10 anni dal premio Mvsm, com’è nata la cosa e avresti mai pensato di spegnere dieci candeline?

Devo essere davvero sincero ? Fin da quando abbiamo iniziato ho pensato che questo sarebbe dovuto essere qualcosa di continuativo e di molto piu’ ampio e strutturato. Ho sempre creduto che si dovesse andare “oltre la musica”, mettere la musica e chi la fa  “a servizio” di qualcosa di piu’ importante e alto per continuare a crescere. Don Luigi Ciotti dice sempre “Non la vita per l’io, ma l’io per la vita” …ecco proprio l’idea di ribaltare ciò che invece è il caposaldo del mondo dell’arte, questo ci ha guidati fino ad oggi.  

Poi ovviamente se guardo una foto del primo anno e una di oggi, mi accorgo che sono invecchiato un po’…e questo … ti sembrerà strano…ma non lo avevo preventivato… ehehehe ! Poi penso che sono 10 anni e siamo comunque ancora minorenni… e mi sento un po’ piu’ sollevato. 

 

In quale modo la musica può contrastare fenomeni all’apparenza più tangibili come quello delle organizzazioni criminali? 

La musica è uno dei linguaggi piu potenti e dirompenti che l’uomo sia stato capace di creare. La Musica e la cultura in generale possono avere un ruolo fondamentale. Gli artisti hanno da sempre la capacità di arrivare alle cose prima degli altri, di scrivere cose che poi restano nelle menti e nei cuori di chi li ascolta. Riescono ad essere megafono per diffondere messaggi e tematiche importanti. Gli artisti hanno la capacità di parlare ai piu giovani e soprattutto di essere ascoltati. Non immagini quanto sia piu’ efficace una piccola frase pronunciata dal tuo artista di riferimento rispetto ad un saggio di chiunque altro. Per questo è anche importante che gli artisti abbiano la consapevolezza del loro potere e lo indirizzino in maniera giusta, informandosi, scrivendo con responsabilità e giudizio come ti dicevo. Non c’è bisogno di moralizzare, ovviamente, o di essere bacchettoni o per forza avere una funzione pedagogica, è importante però comprendere quanto possano essere forti e potenti le parole. Riempirle di significato con atti concreti è fondamentale per innescare un processo utile allo scopo. Come si sà c’è bisogno di buoni esempi piu’ che di opinioni. Grazie al premio che portiamo avanti da dieci anni ormai, invece incontriamo artisti piu giovani e con meno storia. Alcuni iniziano con noi un percorso, partendo da un momento, da una intuizione che li porta a scrivere un brano che ha una forza evocativa incredibile come il brano di Gero (il vincitore dell’ultima edizione del premio). Altri hanno già un percorso consapevole alle spalle e contribuiscono attivamente alla nostra crescita, come Mujura (vincitore della 7^ edizione) Picciotto, Chiara Effe (vincitori dell’8^ edizione). L’obiettivo è sempre unico: aumentare questo NOI attivo fatto di diversi corpi ma stessa mente; corpi diversi ma uguali nello spirito… i buddisti lo chiamano “Itai Doshin” ed è una espressione che racchiude perfettamente questo concetto di unità.

 

Partiti da Cosenza, il Premio ha avuto da subito un respiro nazionale, quali son state le difficoltà e le soddisfazioni riscontrate? 

Abbiamo cercato fin da subito di dargli una connotazione oltre i territori, un respiro molto piu’ global (nel senso positivo del termine). Difficoltà, così su due piedi, non riuscirei a elencartene; di certo per attestarsi come uno dei premi riconosciuti a livello nazionale abbiamo lavorato e lavoriamo tanto superando tanti ostacoli.  Abbiamo cercato di anno in anno di inserire delle novità, di mettere su’ partnership interessanti per i partecipanti, di istituire premi che fossero delle vere opportunità per i vincitori. La soddisfazione è quella di aver costruito qualcosa di originale, che ha una sua caratterizzazione e connotazione ben precisa. Una soddisfazione è stata anche arrivare nella cinquina Tenco con il nostro ultimo Libro, ma siccome ci piace sempre stare con i piedi per terra è stato importane anche non vincere la targa. 😀 (ride) 

 

Qual è stato il riscontro dell’associazione sul territorio calabrese?

In realtà noi il territorio calabrese (dove è la nostra sede legale) lo viviamo poco, con i nostri vari progetti ci muoviamo un po’ su tutto il territorio nazionale. Una cosa che invece vogliamo molto tenere legata la territorio è il momento di concretizzazione finale del lavoro di un anno che avviene ormai da un po’ di anni a Cosenza, città che riteniamo uno dei centri culturalmente piu’ in movimento della nostra regione e non solo, che è la “5 Giorni di Musica contro le mafie”… “lei” è lì a Cosenza, chi vuole viverla deve venire in Calabria. 

Sul territorio ci concentriamo anche molto sui progetti di formazione civile nelle scuole. 

 

Avete prodotto due libri e un documentario coinvolgendo più di 100 artisti e loro contributi, quali resistenze e quali facili disponibilità avete trovato nel corso del tempo visti i temi in cui vi muovete come associazione?

Se mettiamo insieme tutti gli strumenti che abbiamo prodotto, gli artisti sono molti di piu’ del triplo, direi che se mettiamo insieme anche quelli incontrati nelle varie edizioni del premio siamo oltre i duemila artisti. 

Nell’ultimo libro “CHANGE your step” invece ne abbiamo incontrati 100, ed il numero non è casuale perchè vuole essere un chiaro riferimento ed omaggio a Peppino Impastato e ai suoi compagni che quasi 50 anni fa hanno iniziato un lavoro che oggi ci permette di fare quello che facciamo con una facilità maggiore. E’ stata una gestazione lunga che ha richiesto un lavoro molto certosino ed attento che non ho svolto da solo ma con l’aiuto di un gruppo di giovanissimi, una ragazza in particolare che ha svolto un interessante e approfondito lavoro sulle discografie di tantissimi artisti italiani. La vicinanza e la condivisione degli artisti per un progetto ampio come “Musica contro le mafie” è importantissimo. Quando raccogli il materiale per un progetto del genere, intanto ti arricchisci prima di chi ne usufruirà, perchè ti confronti con gli artisti, ascolti il loro punto di vista, percepisci le loro sensibilità, le loro differenze, ti accorgi di come è davvero possibile che tante diversità che convergono in una unica direzione riescano a creare un Noi e nello stesso tempo a mantenere la propria identità. Gli artisti che incontriamo sono molto sensibili a questo tema, certo non tutti hanno una coscienza piena del fenomeno in tutte le sue sfaccettature (come tanti di noi) ma sono consapevoli che c’è bisogno del loro contributo e nella maggior parte dei casi sono disposti a darlo. 

So che vorresti sapere i nomi di quelli che ci hanno detto di no (ndr: ride)  ci sono stati ma sono davvero un numero piccolissimo e la maggior parte avevano impedimenti di tipo lavorativo. 

Ci sono anche un numero piccolissimo di artisti che hanno detto no senza spiegazioni o con spiegazioni poco condivisibili. 

 

Quali sono i criteri con cui si effettuano le selezioni per partecipare al Premio di Musica contro le mafie?

Il criterio è molto semplice: i brani devono avere un contenuto teso a diffondere buone idee e buone prassi da contrapporre a quella che chiamiamo “globalizzazione delle cattive idee”. Ovviamente sul nostro portale ci sono le tracce precise che possono dare anche un contributo alla creazione di brani scritti appositamente per partecipare. 

 

Ogni anno affiancate ai giovani partecipanti al contest anche dei cantautori o gruppi affermati a cui date un premio, come li scegliete? 

Sono due momenti diversi ma entrambi vengono scelti in base ai brani… noi premiamo le canzoni, non premiamo l’artista in quanto tale; premiamo la sua espressione artistica in un brano specifico della sua discografia. Quest’anno li abbiamo scelti anche con il contributo delle preferenze dei follower delle nostre pagine social. Ci hanno dato un contributo molto molto utile per la scelta non solo dei brani da premiare ma anche per alcuni artisti che abbiamo invitato. 

 

Qual è il rapporto tra Musica contro le mafie e le istituzioni addette all’educazione dei giovani?

Noi partecipiamo a tantissimi bandi pubblici di tutte le istituzioni: Miur, Mibac, Presidenza del Consiglio, Siae, Regione, Comunità Europea e tanti altri. Non abbiamo mai avuto un rapporto diretto con nessuna istituzione, intendo un dialogo di costruzione di progetti specifici con sostegno diretto da parte dell’ente. Per certi versi ci piacerebbe averlo, soprattutto con chi si occupa di educazione dei giovani, come dici tu, e con chi si occupa della cultura… per altri invece, preferiamo che avvenga tutto attraverso i bandi pubblici. 

 

Com’è nato e poi cresciuto il rapporto con altre realtà del mondo musicale? Club Tenco, Casa Sanremo, Primo Maggio di Roma, Primo Maggio di Taranto, ecc … 

Con i partner ci scegliamo a vicenda, è un po’ come in una storia d’amore, ci si deve piacere, almeno per noi è così. Immagino anche per chi ci sta vicino, noi non siamo realtà economica quindi l’interesse nei nostri confronti non può che venire dall’apprezzamento del lavoro che facciamo. Avere amici come quelli che hai citato da tanti anni, ci rende felici e ci fa capire che lavoriamo nella giusta direzione. Anche avere amici come voi, che ci date degli spazi sempre molto belli ogni anno, poi ci da l’idea netta di un rapporto che cresce di anno in anno. Grazie sempre… 

 

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