[Intervista] La “Tierra” di Xabier Iriondo

 

A cura di Giuseppe Visco

 

Contemporaneamente alla pubblicazione di TIERRA\MAREE, il nuovo split tra Xabier Iriondo (chitarrista di Afterhours, BUÑUEL e Pleiadees) e Snare Drum Exorcism (progetto di Frank Valente batterista de Il teatro degli orrori, BUÑUEL, One Dimensional Man e LUME) è stato pubblicato il videoclip di MOSAIQUE, crasi tra le sperimentazioni sonore di Valente e Iriondo, girato da Simone Baldassarri, con le bravissime Valeria Bonalume e Alessia Baldassarri.

TIERRA\MAREE è stato prodotto in tiratura limitata di 300 vinili 12”, di cui solo 50 copie in marble nero/trasparente, dalle seguenti etichette: Diodrone, Dischi Bervisti, Truebypass e Wallace Records.

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Xabier Iriondo

Non è facile pensare ad altro in un un momento così particolare per l’Italia – e il mondo intero. Questo virus ci sta facendo capire che le differenze culturali, etniche e sociali innanzi alle tragedie non hanno alcun valore. Tu rappresenti un esempio perfetto di mix culturale, basco e italiano. Ti ha mai portato ad essere vittima di razzismo questa cosa? Secondo te come bisognerebbe per far comprendere alle persone che le diversità sono una ricchezza?

Non ho mai subito episodi di razzismo a causa del mio mix culturale, che non è mai stato un handicap ma bensì una ricchezza. Ogni diversità è importante, questo concetto andrebbe insegnato a tutti.

 

“Farsi le ossa” è uno di quei concetti che sta pian pian scomparendo. Quanto ritieni sia fondamentale la gavetta in campo artistico?

Credo che in ogni ambito lavorativo siano fondamentali la volontà e capacità di apprendere e l’esperienza che si accumula.


Il tuo curriculum parla da sé e non hai bisogno di alcuna presentazione; hai collaborato con alcuni degli artisti più importanti degli ultimi 20 anni. Chi ti ha colpito di più e perché?

Tutti gli artisti con i quali ho lavorato e condiviso esperienze di vita mi hanno lasciato qualcosa di importante, a prescindere dalle discipline artistiche, nazionalità ed età anagrafiche. Probabilmente colui/colei che mi ha colpito di più sarà il prossimo con il quale collaborerò, che non so ancora chi sarà!

 

La musica in Italia negli ultimi anni sta cambiando molto e rapidamente. Cosa ne pensi di questo cambiamento?

Ogni stagione musicale si nutre di cambiamenti, alcuni naturali altri forzati, rispetto al  passato tutto ora è più rapido a causa di un non necessario consumo sfuggevole, il continuo bombardamento mediatico porta alla mancanza di approfondimento da parte del consumatore, sta a ognuno scegliere cosa ascoltare o non ascoltare.

 

Quale brano avresti voluto scrivere tu?

Born to run di Bruce Springsteen.

 

Il mondo si sta dividendo in chi ritiene la musica trap un’innovazione incredibile e chi la bolla come musica “scadente”. Quali sono le tue idee in merito?

Per me esiste solo musica interessante o non interessante, le discussioni sui “generi” entro i quali l’industria musicale lega le proposte artistiche non mi interessano.

 

Sei noto per essere uno sperimentatore musicale – uno dei migliori. Ci stai riservando qualche sorpresa? 

Sto registrando un nuovo album di canzoni nelle quali canterò

In “Mosaique” la tua impronta è molto chiara. Il concetto di rumore e suono camminano sulla stessa strada, si toccano e si uniscono. Cos’è per te un suono e cosa un rumore?

Io non faccio distinzione tra suono e rumore.

Quando si dice “rumore” (in opposizione al suono musicale) si opera un rifiuto di ordine psicologico: il rifiuto di tutto ciò che distoglie dal ron-ron, dalla gradevolezza, dal “farsi cullare”.

Il mio interessse è prima di tutto per la dinamica della musica, per la sua emozione (che non significa sentimento), per le altezze (frequenze), per le intensità e per i timbri.

 

Ci parleresti della tua esperienza di Soundmetak a Milano? Cosa ti ha dato?

Sound Metak è stato un laboratorio artistico nel quale si sono esibiti in cinque anni 150 artisti gratuitamente. E’ stato anche un negozio dove poter trovare, provare ed acquistare oggetti musicali interessanti ed unici. Ho imparato tanto da quella bellissima esperienza ma, soprattutto, ho conosciuto persone straordinarie che l’hanno frequentato con amore e interesse.

 

Ti ho visto nel 2015 con gli Afterhours a Napoli. Da quell’esperienza ne è passata di acqua sotto i ponti. Buñuel, ad esempio. Com’era partito come progetto? Qualcosa è andato storto o era semplicemente che le cose dovevano andare in maniera differente?

Bunuel ha finito di registrare un nuovo album che vedrà la luce prossimamente insieme ad un tour, c’è stato un cambio nella formazione, il progetto vive ora di una nuova luce.

 

Gli Afterhours hanno rappresentato una pietra miliare della tua carriera, chiederti di descriverci tutto sarebbe banale. Come descriveresti in 3 parole la tua esperienza con loro?

Crescita, trasformazione, creatività

 

David Bowie o Iggy Pop?

Entrambi

 

Manuel Agnelli o Pierpaolo Capovilla?

Con Manuel negli ultimi trent’anni ho condiviso la registrazione di sette album in studio, due dal vivo, centinaia di concerti in tre continenti e numerose esperienze di vita. Con Pierpaolo ho registrato in cinque anni due album in studio e fatto venti concerti in Italia.

 

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