[LIVE REPORT] 25 OTTOBRE: SEHNSUCHT+ACROSS+CHIVÀLA+LYON ESTATES @ Cosenza

Parole sdi Francesca Ciardullo
Fotografie di Pietro Bitonte

 

Sabato 25 ottobre, mentre le lancette si preparano ad andare indietro di un’ora, M.A.D. Productions tira fuori (dalle ceneri di una serata che non ha avuto luogo come programmato) l’evento “Still pounding in: a south Italy Political Hardcore Punk Blowout”. Quattro band all’auditorium popolare di Cosenza pronte a ridare fiato a una scena hardcore che continua a pulsare dal basso.

La serata si apre con i Sehnsucht da Catania, portatori di un “blackened crust” che suona come un incrocio fra disperazione e catarsi. La band presenta “Il tempio di un ego assassino”, nuovo album in uscita l’otto novembre, eseguito per intero con una compattezza quasi rituale. Il cantante, figura imponente tanto fisicamente quanto per presenza vocale, domina la scena alternando urla che scavano nel petto e momenti più cupi, sospesi tra black metal e punk. In platea, qualche metallaro di vecchia scuola annuisce convinto. “Sono bravi questi… dovevano farli suonare alla fine!” sento dire, mentre l’eco dei riff continua a vibrare contro i muri dell’auditorium. Di fianco a lui la sezione ritmica tiene il fronte: la bassista, con una t-shirt degli Ojne, omaggia non solo l’estetica screamo, ma anche una certa sensibilità che traspare nel modo in cui suona: denso, viscerale.

I Sehnsucht lasciano la sensazione di essere molto più di un’apertura: una band che sta trovando una propria identità solida e che si fa sentire anche fuori dall’isola.

Dopo i Sehnsucht, il palco passa ai nostrani Across, una certezza dell’hardcore cosentino.

Il pubblico si compatta sotto il palco mentre il set alterna i brani di “Blackout”, tra cui l’iconica “Uragano”, “Un altro treno”, “Le nuvole” e la stessa “Blackout”, ai pezzi più “datati” di “Darkcore”. Gli Across suonano come ci si aspetta che facciano: in costante equilibrio fra rabbia e malinconia. Quando parte “L’odore della pioggia” l’atmosfera si fa magnetica: “dedicata a chi non è più fra noi” ma resta nel ricordo, la canzone diventa un momento collettivo emotivamente condiviso. É questo l’istante in cui l’harcore smette di essere solo musica e diventa comunità.

Il suono degli Across è quello di sempre: hardcore melodico con una vena dark, punteggiato da quei cori quasi da stadio che ricordano l’energia del punk inglese ma con un piglio tutto cosentino quasi da ultras.

A seguire il testimone passa ai Chivàla, arrivati da Bari, che portano con sè un emo post-hardcore suonato bene davvero. È il tipo di energia che ti fa dimenticare il tempo, ironico in una notte in cui il tempo letteralmente cambia. C’è poco da dire per chi fa il suo così bene: il loro set avvolge, respira e fa muovere la testa anche a chi di solito resta appoggiato al muro. Un aggettivo: potentissimi!

Il ritorno dei Lyon Estates è stato un colpo al cuore per chi li seguiva in passato. Dopo anni di silenzio la band di Bologna è tornata per portare in giro il nuovo LP “La nuova storia”.

La copertina di “La nuova storia” merita di essere menzionata perchè è profondamente evocativa. Al centro la figura di una bambina vestita di rosso, circondata da un paesaggio di macerie e distruzione, richiama tristemente alcune fotografie di Gaza che conosciamo bene. Quel rosso, unico colore acceso in un’immagine grigiastra, fa pensare inevitabilmente alla bambina col cappottino rosso di Schindler’s List, simbolo di innocenza travolta dall’orrore ma anche di resistenza. I Lyon Estates, consapevolmente o meno, hanno scelto di parlare di ferite collettive, di ciò che resta dopo la violenza e del bisogno di non distogliere lo sguardo. In questo senso “La nuova storia” non è solo un ritorno musicale,  è anche un gesto di presa di coscienza sul presente.

 

Dal punto di vista musicale, mentre il titolo “La nuova storia” suona come una dichiarazione d’intenti, la loro nuova storia parte esattamente da dove si erano fermati: l’energia è rimasta intatta e il loro punk pure.

Una cosa è certa: la notte in cui è cambiato l’orario, l’harcore a Cosenza non ha dormito.

 

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