Pace, Impegno e Festa: Cristiano De André al Teatro Geox di Padova

a cura di Paolo Cunico e Denise Ferrarini.

A seguito della festa per i dieci anni del Gran Teatro Geox siamo stati gentilmente invitati ad assistere al concerto di Cristiano De André, in tour con Storia di un impiegato iconico album del padre Fabrizio.

Prima di parlarvi del concerto devo però fare una premessa: non sono un estremo conoscitore dell’opera di Fabrizio De André, lo conosco e lo rispetto moltissimo, ma non sono un fan sfegatato, per cui mi approccio al concerto con libertà di giudizio, lontana da prese di posizioni a priori.

Lo spettacolo parte subito con l’album Storia di un Impiegato suonato per intero, tutto d’un fiato, rispettando l’originalità dell’opera ma indurendone le sonorità. Gli arrangiamenti aggressivi accompagnati dalle immagini che appaiono dietro la band sono squarcio nella mia mente, una scintilla di riflessione che mostra come nel nostro paese, per certi aspetti, sono successe tante cose, ma è cambiato poco. L’attualità di quest’opera di De André deve farci pensare, perché quella di Cristiano non è un operazione nostalgia fatta per racimolare i cachet ed arruffianarsi i fan, è una rabbiosa dimostrazione di come tante parole scritte da suo padre sono ancora di una paurosa quotidianità.

L’attualità fortunatamente non sta più nella lotta armata o nel terrorismo interno degli anni di piombo, l’attualità sta però nelle divisioni della nostra società, nell’allargamento della forbice fra classi sociali, che purtroppo ancora oggi persistono, specialmente quando si esce dall’universo delle persone benestanti. C’è poco da girarci intorno, negli ultimi anni questo paese ha assistito ad una terribile propaganda che ha fatto leva su irrazionali paure che hanno aizzato gli ultimi contro gli ultimissimi di questo paese, permettendo a chi problemi non ne ha (o ne ha di meno) di ignorare parole come solidarietà ed uguaglianza, perché parole da perdenti, da zecche.

Ed è proprio questo il tema che Cristiano affronta nel suo discorso a metà concerto. Sottolinea come la politica maggioritaria dagli anni ’90 in poi abbia eliminato i sentimenti di compassione e cooperazione, elevando invece a valore la competizione fra pari.

Per questo Cristiano dice che riportando in giro Storia di un Impiegato si sente come un sacerdote atipico chediffonde speranza, pace, poesia, consapevolezza, la voglia di vivere in un mondo nel rispetto del prossimo, anche se non si hanno le stesse idee. Diffondere quei buoni propositi che aveva mio padre.

Continua poi chiedendo al pubblico di “scambiarsi un cinque di pace, specialmente con le persone che non conoscete“, un gesto di una semplicità estrema che porta con se una carica emotiva potentissima di cui dobbiamo fare tesoro, perché “il futuro è questa roba qua“, seguire l’energia positiva insita anche nei più piccoli gesti di comunità.

Il concerto continua in un clima più leggero, passando per pezzi come Crueza de Ma (dedicato alle sardine di Genova) e Don Raffaè, senza però sminuire l’importanza storica ed intellettuale di pezzi come Fiume Sand Creek e Quello che non ho, dove emerge ancora una volta la novità  degli arrangiamenti dello spettacolo curati da Cristiano e Stefano Melone.

Cristiano passa dalla chitarra al bouzouki, dal pianoforte al violino con la naturalezza e la libertà di un’artista che ha fatto propria la potenza narrativa delle canzoni, al punto da riproporle in chiave diversa, senza però mai snaturarle, estasiando tutti i presenti, anche i fan di vecchia data. Grazie al lavoro di Cristiano, di Melone, dei musicisti e di tutti i tecnici, la contemporaneità del messaggio di Faber emerge con una forza ed un vigore rinnovato, in un’opera che non è solo una celebrazione, è una rivisitazione che arricchisce l’opera originale di De André.

Le sonorità rock-elettriche di questi nuovi arrangiamenti trasmettono un’incredibile adrenalina che esplode nei bis, dove tutti cantano e ballano festanti sulle note de Il Pescatore. È la conclusione perfetta di uno splendido concerto che ha abbracciato tutte le sfaccettature della musica e della poesia di Faber, passando dall’impegno sociale all’amore, sempre cercando di stimolare una riflessione in chi ascolta. Ma la musica ed i concerti sono anche una festa, ed è stato giusto concludere così, ballando tutti assieme festanti, spinti da quell’energia positiva nata con quel cinque di pace.

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Nato sotto la stella dei Radiohead e di mani pulite in una provincia dove qualcuno sostiene di essere stato, in una vita passata, una motosega.