Color Fest 2026, la seconda serata: dall’alba di Cosmo alla notte con Tellier e The Zen Circus

A cura di Renata Rossi

Ti accorgi che un festival, che hai visto nascere e crescere nel corso degli anni, diventa grande da tante piccole cose. Dall’attesa per i nomi, che già sai che ti accontenteranno e sorprenderanno in egual modo. Dalla smania di guardare di continuo il calendario, in attesa che arrivi il giorno. Dalle chiacchiere coi tuoi “compagni di transenna”, che, gira e rigira, finiscono sempre lì. Non è una questione di partecipazione, di esserci, di far parte di qualcosa che è diventato, a suo modo, un evento, ma è una questione di anima.

Perché scegliere di andare al Color Fest è qualcosa di più che andare a un semplice live: è vivere un’esperienza in cui la musica è catalizzatrice di emozioni, che diventano le vere protagoniste della kermesse.

La seconda giornata del Color Fest 2026 ha avuto un ritmo completamente diverso rispetto a quella inaugurale. Se l’11 agosto il festival aveva aperto nel segno dell’elettronica e della sperimentazione, il 12 agosto ha trasformato la Riviera dei Tramonti in uno spazio musicale capace di vivere praticamente per l’intera giornata, grazie all’incredibile esibizione, poco dopo l’alba, di Cosmo, prima di una lunga sequenza di concerti che ha riportato il pubblico sulla spiaggia fino alla notte.

Il concerto di Cosmo è stato senza dubbio uno degli appuntamenti più caratterizzanti dell’intera XIV edizione. Il suo Matinée Tour ha dato un significato particolare alla giornata. La musica non è stata semplicemente inserita all’interno di una cornice naturale, ma ha seguito il ritmo stesso del paesaggio: il pubblico ha assistito allo spettacolo mentre la luce cambiava e il mare diventava progressivamente più visibile, creando qualcosa di diverso dal tradizionale live e trasformando il tutto in un’esperienza nella quale la dimensione musicale e quella ambientale sono diventate parte dello stesso spettacolo.

Dopo l’appuntamento mattutino, il Color Fest ha continuato a muoversi tra generi diversi, mantenendo quella trasversalità che costituisce uno degli elementi più riconoscibili della manifestazione.

Tra i protagonisti della serata, The Zen Circus, una delle formazioni storiche del rock indipendente italiano. Il loro live, al solito energico e diretto, ha coinvolto ed emozionato i tanti fan giunti apposta per ascoltare la band toscana. Gli Zen rimangono degli animali da palcoscenico con pochi eguali nella scena rock italiana, con una forza che trascina e avvolge il pubblico in maniera unica.

A rappresentare una generazione più recente della musica italiana è stato invece Tutti Fenomeni, il progetto di Giorgio Quarzo Guarascio, caratterizzato da un approccio molto personale alla scrittura e alla performance. Assai amato da una larga fascia di pubblico col suo cantautorato contemporaneo ha aggiunto una dimensione intima e colloquiale al festival, in maniera non dissimile da quanto fatto dall’incontro tra Nico Arezzo e Anna Castiglia.

Ma il Color Fest non è soltanto musica italiana, da alcuni anni, vede alternarsi sui palchi lametini grandi nomi della musica internazionale. Se negli anni passati era toccato ad artisti del calibro di Editors, Murder Capital, Shame e Franz Ferdinand, quest’anno, senza dimenticare i fantastici Deadletter e Django Django, è stata la volta di due grandi nomi della musica elettronica come Apparat e, nella serata del 12 agosto, del francese Sébastien Tellier.

Polistrumentista, bizzarro ed eclettico, vera icona della musica internazionale grazie al suo genio musicale, caratterizzato da uno stile enigmatico e disinvolto e da un particolare senso del divertimento, Tellier si è esibito, senza dubbio, in uno dei set più intensi della storia del Color Fest, un’esibizione degna di uno degli artisti per i quali il concetto di arte, riferito alle proprie creazioni, è perfettamente calzante.

Un altro dei momenti più originali, sempre facendo riferimento alla musica internazionale, è arrivato con gli Yīn Yīn, band olandese che costruisce la propria identità attraverso un incontro tra psichedelia, krautrock, funk e influenze della musica asiatica. Un live fatto di contaminazione ed energia che, in maniera non dissimile da quanto fatto il giorno prima dai C’mon Tigre, ha conquistato il pubblico presente.

Anche in questa occasione, come negli ultimi anni, il Color Fest non si è limitato a concentrare la propria proposta sui grandi nomi. Gli spazi dedicati agli artisti emergenti e agli appuntamenti collaterali hanno contribuito a mantenere attiva l’area del festival durante le diverse fasi della giornata, creando un’alternanza continua tra concerti, dj set e momenti di socialità.

Il risultato è stato una tre giorni profondamente diversa l’una dall’altra, ma perfettamente coerente con la filosofia dell’edizione 2026. Il claim scelto per quest’anno, “Summer on a solitary beach”, omaggio a Franco Battiato, trova proprio nella relazione tra musica, paesaggio e tempo una delle sue interpretazioni più evidenti. La spiaggia non è soltanto il luogo nel quale vengono ospitati i concerti: diventa parte integrante dell’esperienza.

Dal concerto all’alba di Cosmo all’energia degli Zen Circus, dal cantautorato raffinato di Dimartino alle atmosfere internazionali di Yīn Yīn, Apparat e Tellier, dall’energia dei Deadletter e dei Django Django fino alle proposte della nuova scena italiana, il Color Fest ha mostrato ancora una volta di essere diventato uno dei festival di riferimento per gli appassionati non solo calabresi, ma di tutta Italia.