“Silent town”: la città silenziosa fa sentire la sua voce

collica

 

Dalla collaborazione tra i Dounia, la band Italo-Palestinese composta da Riccardo Gerbino (percussioni), Giovanni Arena (contrabbasso), Vincenzo Gangi (chitarra) e Faisal Taher (voce), e Marta Collica è uscito il 27 maggio l’album “Silent town”per  Viceversa Records/Audioglobe.

Faisal è un cantante di origine palestinese, proviene dai territori occupati, e ha scelto la Sicilia come sua terra “adottiva”, una terra che per forza e calore umano è sicuramente la più simile al mondo arabo. È stato qui che Faisal ha messo su famiglia e ha portato la sua world music in Italia, grazie ad una voce, che è quasi un lamento, un pianto dedicato alla sua terra, la Palestina, martoriata da decenni di  guerra ingiusta, che canta l’odio per tutte le guerre, l’amore per la vita, l’unione tra i popoli.

Marta Collica è invece nata e cresciuta musicalmente a Catania, una città che negli anni ha visto lo svilupparsi di un fervore musicale unico in Italia. Ha iniziato come vocalist dei Micevice, ha collaborato per anni con Cesare Basile, è coautrice e cantante insieme all’australiano Hugo Race nel progetto Sepiatone e dal 2005 fa parte della band del compositore e produttore inglese John Parish (Pj Harvey, Eels, Giant Sand). La sua è  una voce dallo stile inconfondibile, dalle tinte delicate e forti insieme.

Destino ha voluto che nel 2013 i Dounia e Marta si siano incontrati proprio a Catania e qui abbiano deciso di lavorare insieme ad un nuovo progetto; è nata così una strana alchimia tra musicisti con stili apparentemente diversi tra loro, capaci in “Silent town” di mescolarsi bene; ciò che colpisce in particolare è l’unione delle due voci, le parole in un inglese fragile e delicato di Marta e i lamenti e i sussurri in arabo di Faisal. Tutto ciò riesce a creare un particolare intreccio tra lo stile folk tipico dei brani di Marta e la world music e gli arrangiamenti mediterranei dei Dounia. Sono pezzi che emozionano e trascinano in un’atmosfera onirica, magica, quasi fiabesca. Il mondo arabo, la sabbia del deserto, il the, il ballo, ma anche il jazz, il folk, la poesia; c’è tutto questo nei brani di “Silent town”. Poco importa se in alcuni pezzi prevale il folk delicato e soave di Marta (come in “About Anything”, il pezzo di apertura), in altri l’emozione in jazz (come nella title track), in altri ancora il rapimento estatico della musica araba (come in “Darabni U Baka” o in “Malatantafi”).

Come ha dichiarato Vincenzo Gangi, chitarrista dei Dounia “Le distanze tra i linguaggi musicali sono spesso soltanto delle pregiudiziali, la distanza è uno spazio percorribile”. E Catania, la “città silenziosa”, rappresenta un punto d’incontro, il luogo in cui le distanze finiscono, in cui mondi e anime solo in apparenza distanti si prendono per mano, uniti dal linguaggio universale del canto e della musica.

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