Shame on you! Quando l’arroganza di alcuni gruppi, manager e organizzatori supera ogni logica

Quella che vedi è la fotostoria del concerto di ieri sera.

E’ vuota? Eh si perché non siamo stati messi nelle condizioni di portela realizzare.

Nonostante l’accredito fotografico ci siamo trovati, come sempre più spesso succede, con l’imposizione di regole fuori dal mondo.

I fotografi, che cercano di raccontare il concerto attraverso le immagini, di trasmettere alla gente le emozioni dei live, vengono messi in condizioni di non poter operare. Ma loro, non sono lì, come qualcuno pensa,  per lucrare alle spalle degli artisti. Molti sono professionisti, altri amatori della musica e della fotografia che si sbattono ugualmente per comunicare qualcosa a chi non ha potuto assistere al concerto. Dei giornalisti che raccontano attraverso le immagini.

La prassi consolidata oramai per chi scatta ai concerti è questa:
E’ possibile scattare uno, due, tre pezzi e poi la security ti fa accomodare gentilmente fuori  dal PIT se sei fortunato, molte volte ti accompagnano anche fuori dai cancelli! Spesso le condizioni sono inumane: includono ressa di fotografi, scatti da lunga distanza (dal mixer ad esempio) o da posizioni improbabili, o con luci inesistenti (ovviamente luci inesistenti giustappunto per questi pezzi iniziali).
E ci sono ancora situazioni peggiori, accrediti confermati e poi cancellati al momento che il fotografo arriva sul posto, magari dopo aver percorso 200-300 km, prenotato un albergo per pernottare e perso mezza giornata di lavoro. E se chiedi una motivazione non la sanno neppure dare.

Eppure il lavoro dei fotografi  che collaborano con riviste e ‘zine, che la maggior parte delle volte sono costretti a fare gratuitamente (ma questo è un altro discorso, che affronteremo in un altro articolo), andrebbe solo a vantaggio delle band, dei manager e degli organizzatori degli eventi.
Danno loro visibilità, risonanza, pubblicità gratuita sulle riviste, sui social e invece la miopia di queste persone porta a considerare i fotografi quasi come un fastidio  o un elemento in qualche modo di disturbo.
Un altro esempio di alcuni mesi fa, durante un concerto di un grosso gruppo indie italiano, fu la consueta “cacciata” dei fotografi al terzo pezzo rimpiazzati immediatamente dal manager della band a scattare fotografie con un vecchio cellulare. Rinunciando così a scatti di qualità e pubblicando foto a dir poco approssimative, quando non penose, che nella pratica degradavano la band anziché illustrarla. Crediamo che nessun fotografo abbia mai negato il consenso di pubblicare gratuitamente le proprie foto sui social network dei  gruppi. Semmai si verifica il contrario: devi aspettare che il management ti dia l’ok per poterle pubblicare sulla tua pagina personale. Follie! E qui ci servirebbe un altro articolo sulle liberatorie che i fotografi sono costretti a firmare con clausole vessatorie, stupide e fuori dal tempo, che sarebbero state obsolete già il millennio scorso e che sono totalmente ridicole nell’era digitale.

Poi ci sono anche i miserrimi locali che concedono solo pass stampa negando quelli fotografici con lo scopo poi di far circolare solo le foto scattate esclusivamente dal loro fotografo interno. Per cercare di venderle alle riviste, nel migliore dei casi, per stupida vanità ed ego nella maggioranza degli altri.

Potremmo proseguire all’infinito e se sei un fotografo di live sicuramente anche tu avrai qualche esempio da riportarci e sicuramente anche tu sarai stanco come noi.

Se ci ritenete un peso e se credete solo di farci un favore regalandoci un ingresso, non accreditateci!
Per noi non è un regalo, il fotografo che lavora ai concerti, è concentrato nel suo lavoro e non si gode lo spettacolo e dopo tre pezzi se ne torna a casa, dopo ore di viaggio, il tutto a spese sue.
Noi  siamo lì per lavorare, vogliamo poterlo fare professionalmente, non siamo paparazzi e non elemosiniamo certo biglietti.
Pretendiamo rispetto!

 

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