Rock Contest 2016: quattro chiacchiere con Giulio Ragno Favero

Hai presente quando metti insieme una serie di cose e cerchi di capire cosa te le rende familiari? Ecco, qualche tempo fa sistemavo i miei cd e ho avuto una epifania.

“Quintale” dei Bachi Da Pietra, gli One Dimensional Man, Julie’s Haircut,  Appaloosa, Bunuel, OVO, “Carboniferus” degli Zu, Appino, “Pareidolia” di Marina Rei, oltre ovviamente al Teatro degli Orrori e molti altri. Probabilmente la mia discografia personale sarebbe ridotta della metà senza i dischi in cui Giulio Ragno Favero ha messo il suo zampino.

Musicista, produttore, fonico, Giulio, cagliaritano di nascita ma padovano di adozione, ha vinto per ben due volte il titolo di “miglior produttore di musica indipendente dell’anno” al MEI oltre a svariati altri premi del settore.
Chi potevamo scegliere se non lui per fare due chiacchiere sul Rock Contest 2016, di cui è autorevole giurato e che stasera all’auditorium Flog incoronerà il vincitore dell’edizione di quest’anno tra i finalisti che vi abbiamo presentato ieri.

Quest’anno sarai tra i giurati del Rock Contest 2016. Che te ne pare dei gruppi arrivati in finale? Da ascoltatrice posso dirti che mi piacciono, progetti diversi, accumunati da una sola cosa, la qualità della proposta, il che credo sia un buon punto di partenza.

Mi sembra che finalmente ci sia un’evoluzione stilistica che suona “europea” senza per forza essere troppo esterofila. Mi sembra che molti di loro ricerchino arrangiamenti mirati e, se si può dire, nuovi. Ho delle preferenze ovviamente, che non indicherò, però direi che il livello è abbastanza alto. Sicuramente, qualitativamente parlando, mi sembra che ci siano delle cose molto valide.
Hai prodotto alcuni tra i dischi migliori degli ultimi anni, lavorando con artisti quali Bachi da Pietra e Appino ma anche con un nome appartenente alla scena pop italiana come Marina Rei. Quanto cambia il lavoro in studio con artisti apparentemente tanto diversi?

Credo che per me cambi solo la musica, e non il modo in cui mi approccio ad essa. Le persone che hai citato, hanno un rapporto col sottoscritto che si basa sulla reciproca stima e il modo in cui affrontiamo il rispettivo lavoro, è pervaso di un sentimento simile alla fratellanza, una vicinanza emotiva vera, che ci da la possibilità di lavorare assieme nei migliori dei modi. Io non affronto mai ua produzione pensando alle vendite, ma pensando al cuore di chi ascolterà: per questo quindi è necessario avere un rapporto con i musicisti che si scosti dal mero esercizio tecnico, ma si sposti a un livello più alto. Appurato questo, il mio approccio tecnico è bene o male sempre lo stesso: cerco di capire il focus di quello che si vuole esprimere, e cerco di spingere la persona con cui sto lavorando a dare il meglio di se, nel modo più trasparente possibile; chi sentirà il disco deve innamorarsene, o deve odiarlo, deve quindi provare qualcosa di forte. La mediocrità non mi è mai interessata, e credo non mi interesserà mai, ne in musica, ne nella vita.

Credi sia grande la vostra responsabilità di scegliere un vincitore ed escluderne altri, probabilmente altrettanto validi e credibili, oppure pensi che questa sia soltanto una vetrina, un gioco e se c’è della qualità, questa verrà comunque fuori?

La mia esperienza di vita mi porta a pensare che se hai le carte per emergere, emergerai prescindere dai giudizi degli altri. Anzi, ho sempre ritenuto necessario fottersene di quello che pensano tutti, o quasi: chi mi vuol giudicare per amore, e perché mi vuole aiutare, lo prendo sempre in considerazione. Degli altri me ne frego, che le critiche siano buono o cattive. Questo tipo di contest serve soprattutto a dimostrare ai gruppi cosa sono capaci di fare su di un palco come quello della Flog, in un’occasione importante; serve a dimostrare a loro stessi di cosa son capaci, e fino a che punto sono disposti a lavorare in modo efficace sulle proprie idee, sulla propria musica. I giudizi lasceranno il tempo che trovano, sono solo uno dei vari sistemi per affermarsi un passo alla volta nella realtà discografica e non. E poi, nessun giudice può ferirti veramente, perché non c’è nessun giudice peggiore di te stesso. Personalmente, mi boccio da sempre, per cercare di rimanere promosso al mio prossimo giudizio.

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