Ciao Chez, oggi si ritorna tutti un po’ più piccoli

A cura di Lorenzo D’Antoni

Quando ho letto della morte di Chester Benington avrei voluto non crederci ed ho pensato che si trattasse dell’ennesima fake news a cui ci stiamo abituando, di una  truffa per noi poveri scemi che con un click facciamo guadagnare chissà chi, ingannati da un nome legato in un qualsiasi modo a noi.

Purtroppo, in questo caso, il frontman dei Linkin Park è andato veramente via come Chris Cornell qualche mese fa ed è inutile dirlo, nella mia homepage di Facebook, scrollando, ho visto tanti ragazzi della mia età che hanno vissuto i Linkin Park proprio come li ho vissuti io.

Tutti conosciamo gli album della band americana, soprattutto i primi due che hanno segnato una svolta nel panorama musicale mondiale facendo emergere quel genere che ormai oggi sembra ormai decaduto, il cosiddetto nu metal. Quella musica, in un ragazzino di tredici anni smuove qualcosa. Che ci crediate o no, quel sound aspro e duro può salvarti da qualsiasi tipo di situazione, ed è quello che è successo a me e ad altri milioni di ragazzi.

I Linkin Park sono stata la rottura tra tutto ciò che si ascoltava prima di loro ed un punto di svolta verso ciò che si sarebbe ascoltato dopo di loro. Sono stati la prima chitarra distorta, il primo scream e il primo gesto di ribellione verso una società di plastica che, per carità, coincideva con un fermento ormonale non indifferente ma che, a distanza di anni, ha significato davvero tanto. Chester era la voce di questa ribellione dalla cosiddetta omologazione che va tanto di moda. Quando feci ascoltare “Meteora” al mio compagnetto di banco sembrava  quasi d’aver scoperto qualcosa di illegale e pazzesco da non dire a mamma e papà. Chester aveva i tatuaggi prima che tutti cominciassero ad imbrattarsi d’inchiostro ed aveva la capacità di svuotarti, di farti buttare via tutto ciò che di “nero” potessi avere dentro. I Linkin Park sono entrati al momento giusto nella vita dei tanti adolescenti che oggi si sentono un po’ traditi dal gesto del frontman che per molti sarebbe potuto esser benissimo il fratello maggiore che ti consiglia che genere di musica ascoltare. Ho conosciuto questa band grazie ai loro pezzi passati in televisione, cosa che adesso non succede quasi più se non per promuovere un prodotto commerciale spazzatura, quel canale non esiste più e probabilmente non esisteranno più nemmeno i Linkin Park.

Ma di una cosa sono certo, Chester e il suo gruppo hanno salvato molte persone e dato voce ad una generazione che adesso si ritrova di nuovo con le cuffiette, in camera, ad ascoltare “In the end” con gli occhi lucidi pensando a quando, da piccoli, tutto sembrava più leggero e spensierato anche grazie a quelle chitarre e a quelle urla.

Ciao Chez, oggi si ritorna tutti un po’ più piccoli.

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