Ira e lucidità a Bologna – Soen in concerto al Freakout club

A cura di Marlene Chiti

Concerto con partenza in salita. Tradita dalla tecnologia, ho passato buona parte della prima serata di mercoledì 11 Ottobre a brutalizzare un cellulare anarchico che si rifiutava di fare il suo dovere e portarmi a destinazione; sì, se avete intravisto in zona via Irnerio una tipa ferma in auto, schiumante di rabbia, pigiare furiosamente tastini a destra e a manca nonché sbattere l’offensivo oggetto, più volte, contro il volante, probabilmente ero io. Alla fine ho mollato l’auto in zona stazione e ho raggiunto il locale ricorrendo ai metodi dei nonni, ovvero chiedendo ai passanti.

Il perché di questa inutile e poco interessante premessa è presto detto: non troverete accenno in questo scritto ai Madder Mortem perché, occupata a vagolare dispersa per Bologna, ho perso tutto il loro set.

Trafelata, accaldata e di pessimo umore raggiungo dunque il locale appena in tempo per ristorarmi con una birretta ed assistere all’entrata in scena dei Soen.

Il Freakout club è un locale molto piccolo, una stanza  con un bancone bar lungo la parete lunga, il mixer sulla parete in fondo, il palco, di dimensioni più che dignitose, lungo la parete opposta; la metratura calpestabile del tour bus della band è probabilmente maggiore di quella in cui si accalca l’appassionato pubblico riunitosi per il concerto ma, se al primo impatto, avrei potuto nutrire qualche dubbio sulla riuscita sonora di una band dal suono complesso e stratificato in uno spazio del genere, l’attacco del concerto con Canvas fuga i miei dubbi e, se non tutto è perfetto, la performance e la qualità dei suoni si mantengono su buon livello tutta la sera. La band appare subito in forma, la voce di Ekelof si conferma splendida anche dal vivo, si crea un buon feeling palco-pubblico e Jidell soprattutto passa la serata, sorridente, a giocare con la folla.

La scaletta di questo troncone di tour pare standardizzata e non sono presenti né variazioni rispetto a quelle delle date passate rintracciabili in rete né grandi improvvisazioni durante il set. Però è una scaletta piacevolmente equilibrata che dà spazio, in un’alternanza davvero riuscita, ai suoni più squisitamente tooliani dell’esordio (Fraccions e Savia oltre la già citata Canvas), alle aperture melodiche del successivo Tellurian (The words, Kuraman, Tabula rasa) e al mix più personale del recente Lykaia (Sectarian, Sister, Opal, Jinn, Lucidity).

Nel complesso un bel concerto, di durata non eccessiva, circa 1.30h, che ha ampiamente soddisfatto le mie aspettative.

Nota di merito per il locale, il Freakout club, che seppur piccolo, presenta un bel cartellone coraggioso e ricco di band interessanti, evitando il troppo facile richiamo delle cover band.

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