#piuomenointerviste: un “microfono” per le novità – VENUS IN FURS

A cura di Simona Luchini

Una fotografa curiosa decide di incontrare artisti emergenti e talentuosi cui porre 10 domande per conoscere meglio ogni volta una band diversa: questo è #piuomenointerviste: un “microfono” per le novità.

 

Il trio rock pisano Venus in Furs è composto da Claudio Terreni (voce, chitarre), Marco “Zorro” Doni (basso, chitarre, contrabbasso) e Giovanni Boschi (batteria, percussioni)

 

Photo Credits: Sebastiano Ramingo Bongi Toma

 

Quando nasce il gruppo ed a cosa deve il suo nome?

Zorro: Il gruppo esiste ormai da molti anni, più o meno dal 2006. Io e Claudio frequentavamo il liceo linguistico, eravamo nella stessa classe ed entrambi suonavamo, ma non è che ci stessimo troppo simpatici.
Un giorno, nel lontano 2005, mi chiesero di suonare dal vivo, ma io non avevo una band stabile. Claudio invece aveva la band, anche se non suonavano quasi mai dal vivo. Così gli proposi la data, offrendomi come secondo chitarrista (dato che il bassista ce lo avevano già). Dopo quel concerto, mi arrivò un sms che ricordo ancora: “Zorro, se non vuoi continuare a suonare le cover di Robbie Williams, presentati alle prove questo Venerdì alle 15. Sei nella band”. Di li a poco sarebbe nato il progetto Venus in Furs, anche se poi il primo disco, dopo un sacco di gavetta, lo abbiamo realizzato nel 2011 ed una vera stabilità l’abbiamo trovata con l’ingresso di Giovanni alla batteria.
Per il nome, ce lo chiedono in molti: viene dalla canzone? Dal libro? Dalla superband di Velvet Goldmine? Claudio aveva appena ultimato la lettura del romanzo “Venus in Furs” di Leopold Von Sacher Masoch, che presta il titolo al celebre pezzo dei Velvet Underground, che al tempo ascoltavamo molto. Ci suonava bene ed alla fine è rimasto quello.

Una parola che caratterizzi ognuna delle tracce del vostro album

Claudio: Urgenti. Necessarie, almeno per noi.

La canzone che amate di più del vostro album?

Claudio: Vieri (perché il live ha un valore importante per noi) e Anita Così Non Vale
Zorro: Non saprei, è un po’ come dire “qual è il figlio che ami di più?”. Ma se proprio devo scegliere: Nazisti, Giulio (belle di babbo!)
Giovanni: Ogni Maledetta Domenica!

Come definite la vostra musica e quali sono gli artisti che vi ispirano di più?

Claudio: La Nostra musica da sempre la definiamo “in evoluzione”… E non c’è niente di più vero, ogni giorno, ogni anno, invecchiamo e cresciamo, cambiamo e ci evolviamo, la nostra musica ho da sempre l’impressione che sia molto legata proporzionalmente alle nostre vite private. Artisti che ci ispirano ce ne sono molti, un Avogadro. Ultimamente mi sono concentrato sugli Italiani, in quanto ritengo “una parte fondamentale” del progetto Venus in Furs, la parte del testo. In Italia anche fra gli emergenti abbiamo un sacco di nuove proposte molto attente al lato testuale. Faccio qualche nome giusto perché ci tengo: Edda, Lucio Leoni & Eugenio Rodondi.
Zorro: Vale sempre la frase “parlare di musica è come ballare di architettura”?  Personalmente la nostra musica la definisco rock, non sono un grande amante delle etichette. Quanto agli artisti a cui ci ispiriamo, ce ne sono molti, troppi. Io personalmente ascolto di tutto, dal trip hop al delta blues, dal funk/soul anni 60/70 al rock anni 60, dallo stoner fino ai bei dischi usciti negli ultimi tempi. Se proprio devo fare nomi, su tutti dico Marvin Gaye, Portishead, Queens Of The Stone Age, mentre degli ultimi tempi mi piacciono molto Tame  Impala, King Krule, Sufjan Stevens, per citarne alcuni. Di italiano invece, negli ultimi tempi ho apprezzato molto Edda, Giorginess (che hanno un bassista fighissimo) e Voina (per la carica che hanno nei live). Però alla fine ognuno rimane influenzato dagli ascolti dell’altro. E forse questo è uno dei motivi per cui i nostri dischi hanno sempre “diverse anime”.
Giovanni: Non sento il bisogno di etichettare sempre per forza tutto, la nostra musica è tutto ciò che ci piace fare quando ci va di farlo. In fase di scrittura siamo ovviamente influenzati da cosa ascoltiamo, dal nostro umore, dalla voglia o meno di suonare(non si può essere sempre al massimo). Io ultimamente sto ascoltando un sacco di roba che non c’entra niente coi Venus e nessun artista è correlato tra loro…O forse sì, boh! Si passa da Chet Faker, a Bon Iver, da Nic Cester fino a arrivare agli intramontabili Buena Vista Social Club. Di italiani ascolto a ruota Edda, Bobo Rondelli,Tommaso Novi, Salmo e i Voina.

 

Cosa pensate del panorama musicale attuale?

Claudio: Penso fermamente si possa fare meglio, si debba fare di più. Ahimè, come per altri campi, molto spesso si finisce col mettere al servizio di alcune dinamiche economiche l’aspetto “artistico – culturale”, le vie e le argomentazioni che potrei dare dietro questa generalissima frase non starebbero contenute dentro un romanzo, figuriamoci in un’intervista. Personalmente cerco di farmi pervadere da un grande ottimismo verso il futuro, nonostante ogni edizione di San Remo non manchi mai di mettermi a dura prova. Da ultimo vorrei aggiungere una cosa: probabilmente mi sbaglierò, ma ho avuto l’impressione di un netto aumento dei palchi  e dei festival nelle varie stagioni estive della penisola italiana ed almeno questo mi rincuora: il palco è unposto molto meritocratico (almeno una volta che ci sei sopra). Son convinto che le cose di scarsa qualità sian molto più evidenti e facili da riconoscere dall’alto di un palco.
Zorro: Ultimamente il cosiddetto “indie” (che poi tanto indie non è) si è avvicinato molto al mainstream. E ciò non è necessariamente un male. Probabilmente molte delle cose “che vanno ora”, 20 anni fa le avremmo trovate tranquillamente nella compilation blu del Festivalbar. E ciò continua a non essere necessariamente un male. C’è però un problema di fondo che è culturale: quando esce qualcosa di nuovo, qualcosa che funziona, i musicisti si dividono subito in due grandi fazioni: quelli che seguono “la scena” e cercano di imitarla; quelli che si lagnano inneggiando al “si stava meglio quando si stava peggio” o gridando al complottismo. Credo che nell’attuale panorama musicale ci siano tante cose positive, così come molte altre negative. Ovvio, noi veniamo da un altro tipo di mentalità, quella un po’ più old style: un tempo ad esempio, si andava ai concerti per urlare, oggi forse più per ballare.
Forse l’atteggiamento migliore sarebbe quello di ascoltare tutto senza pregiudizi, cercando di capire ed apprezzare quel che c’è da apprezzare, non limitandosi ad un ascolto superficiale (scusate per la risposta molto alla Walter Veltroni, “mi disegnano così” cit.).
Giovanni: Ecco, che domanda scomoda! Gli altri Venus sanno come la penso, ne abbiamo discusso più e più volte: io odio una cosa sola. Puoi suonare il metal, le mazurche, lo zecchino d’oro o la sigla di dragon ball; io mi sono rotto il cazzo di gruppi che non sanno suonare. Di pagare biglietti e andare a vedere concerti di gente incompetente che non va a tempo, che e’ stonata e per di più sopra a delle basi. Studiate di più e scrivete meno minchiate su facebook, che forse è meglio.

Se poteste viaggiare nel tempo dove vorreste andare?

Claudio: Avanti di 50 anni, per vedere se avrò avuto ragione io o meno 😉
Zorro: A Woodstock!
Giovanni: In avanti, per vedere se saremo più poveri di ora!

Se poteste scegliere di collaborare con un particolare artista internazionale, chi sarebbe e perché?

Claudio: Eh, domandona… Danger Mouse (producer) perchè tutte le volte che c’è il suo “zampino” si sente, e poi forse Thom Yorke perché ha ben rappresentato quello che intendo io quando dico che “un gruppo deve evolversi!”. Poi probabilmente mi piacerebbe carpire i segreti di Damon Albarn (Blur, Gorillaz). E visto che tanto ormai c’ho preso gusto: una collaborazione coi Rolling Stones si può contemplare lo stesso anche se sono immortali?
Zorro: Forse Jack White, perchè è un genio. E, personalmente, con Beth Gibbons dei Portishead
Giovanni: Josh Homme (QOTSA) e Dan Auerbach tutta la vita!

Una domanda che faccio sempre agli artisti in promozione: perché una persona dovrebbe ascoltare il vostro disco?

Claudio: Perché non siamo neanche lontanamente vicini al punto di arrivo. Ogni disco ci fa fare un passo avanti rispetto al precedente e, al contempo, ci fa prendere coscienza del fatto che mancano molti passi prima di non aver altro da “inseguire”… Artisticamente la trovo una cosa molto liberatoria, lo trovo l’equivalente del famigerato detto: “non conta la meta, conta il viaggio”. Per noi la musica è qualcosa di molto simile. Alla persona che devo convincere, ad ogni modo consiglierei di venirci a sentire dal vivo. E se quella parte di viaggio fatta con noi gli ha trasmesso qualcosa, forse è il caso si compri pure il disco, no?

Quali sono gli obiettivi che vi siete prefissati per il futuro?

Claudio: Allungare il viaggio, senza scender troppo a compromessi. E continuare a fare quello che facciamo, liberi da vincoli e nel rispetto più totale di quella che è la nostra idea di “fare musica”.
Zorro: Diventare ricchi e famosi!
Giovanni: Cercare di arrivare vivi a 30 anni!

Cosa avete in mente per il futuro? Tour, concerti.. dateci tutte le info per potervi seguire!

Claudio: “Elementare Watson!” (cit.). Fare un altro disco, farlo al meglio.. e poi portarlo dal vivo su ogni mattonella calpestatile a noi disponibile
Zorro: Per quanto riguarda i contatti, potete seguirci sui social. Sulla Pagina Facebook,  su Instagram (@venusinfursitalia) e  su Youtube

 

 

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