Here again, darling

A cura di Fiorella Todisco

© Muhammed Salah

Secondo Kierkegaard la nostra esistenza si snoda in una serie di possibilità non riconducibili ad una sintesi dialettica in qualità di stadi di un unico sviluppo, poichè ciascuna alternativa esclude l’altra, tagliando definitivamente i ponti tra ciò che è e ciò che poteva essere.
Da qui sgorga la perenne angoscia, scaturita essenzialmene dal non sapere quale sia la migliore scelta da compiere per soddisfare maggiormente l’elemento volitivo.
Ci penso spesso alle mie angosce, ci penso spesso ai bivi al centro dei quali mi trovo perennemente seduta, tra nichilismo e nausea per l’ignoto.
Eppure, mentre desidero fortemente sapere cosa mi stia serbando il futuro e quindi quali saranno le conseguenze delle mie ipotetiche scelte, sono altrettanto affascinata da quel velo di ignoranza che copre le cose.
E quindi, tornando al ventaglio di opportunità che ci offre la vita, personalmente, ho sempre fatto scelte di pancia, trovandomi molto spesso a faccia a terra, costretta, in un modo o nell’altro, a rimettermi in piedi da sola.
A volte ho trovato conforto in uno strano gioco, un pensiero salvifico che affonda le sue radici nell’immaginare l’esistenza di altre me in altri mondi: “sicuramente in un’altra dimensione, avendo preso un’altra decisione, me la sto spassando“.
Non è follia, vi posso assicurare.
Per me significa, semplicemente, altre diverse possibilità per ingannare un contesto spazio-temporale in cui non è possibile tornare indietro, ma si può solo andare in avanti.
Oggi, seduta sul muretto di fronte all’Università, avendo in una mano una pizza a portafoglio e nell’altra una birra ignorante, pensavo a cose semplici, come il fatto che ciascuna esistenza contenesse, forse, in sè una serie di universi, avvolti come tappeti pronti ad essere srotolati in base all’occasione.
Occasione”.. la crasi perfetta tra caso e volontà, la dea bendata te la serve su un piatto come una bella pietanza e poi sta a te decidere se volerla oppure no.
Che faccio mangio? E se poi non mi piace? E se poi sto male? E se poi sarà l’unica cosa che vorrò da oggi in poi?
Ultimo sorso di birra e mi sono alzata, dando uno sguardo nostalgico alle mura universitarie che mi avevano accolto per cinque anni nel periodo migliore, sino ad ora, della mia vita.
Si fila, si fila sempre dritto, pensai, allontanandomi verso il lungomare.

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