#piuomenointerviste: un “microfono” per le novità – SAM PAGLIA

A cura di Simona Luchini

Una fotografa curiosa decide di incontrare artisti emergenti e talentuosi cui porre 10 domande per conoscere meglio ogni volta una band diversa: questo è #piuomenointerviste: un “microfono” per le novità.

Sam Paglia, compositore e musicista romagnolo, compie 20 anni di attività discografica e live. “Canzoni a tradimento” il suo  nuovo album di inediti, è uscito il 16 marzo per l’etichetta Cosmica in distribuzione Self.

 

 

Quando nasce il tuo percorso nella musica e a cosa si deve la scelta del tuo nome?

Il mio percorso nella musica nasce abbastanza presto, all’incirca verso gli otto anni quando mi venne regalato per natale un vecchio pianoforte a muro inglese. Cominciai a tirarmi giù a orecchio tutte le canzoni e i temi che mi piacevano. Credo che la prima fu “Amami Alfredo” tratto dalla Traviata di Verdi. Poi ricordo un tema di Benedetto Ghiglia tratto dal film Corbari con Giuliano Gemma, era usato come sigla di un programma radiofonico e mi piaceva molto. Lo imparai subito. Presi delle lezioni di piano, noiosissime, ma il 90% di quello che so fare l’ho imparato da solo. Sam Paglia è semplicemente l’abbreviazione del mio nome per intero, all’anagrafe sono Samuele Pagliarani.

 

Una parola che caratterizzi ognuna delle tracce del tuo album

Una parola! Mica facile.
La prima canzone del mio nuovo album “Canzoni a Tradimento” è “Una canzone a tradimento”, direi che la parola adatta è “MARZO”, mi fa pensare alla spiaggia e al mare in quel periodo dell’anno, luogo dove si svolge la storia.
La seconda canzone è “Una casa al mare” e la parola chiave è “EGOISMO”. Ne siamo tutti molto dotati ormai.
La terza è “L’estate del Florida” e la parola è “CALDO”. L’ho scritta il 4 luglio del 2003, uno dei giorni più torridi degli ultimi 50 anni credo.
Per “Canzoni d’autore” la parola è “IRONIA”, un ingrediente di cui raramente riesco a far meno.
“Una notte al bar Conchiglia” e la parola è “NEBBIA”, un tema senza parole molto autunnale.
Per “Grande città” è “LONDRA”, a cui è in maniera sottointesa dedicata la canzone, una città in cui, con odio e amore ho vissuto per molti anni.
“I luoghi” come parola si aggiudica “PARCO”, il brano l’ho composto in un giardinetto vicino al mare.
“Luci di natale” ha il nome di un personaggio letterario che mi piace molto “BIANCIARDI”, l’autore de La vita agra. Ho pensato a lui, non so perché e il mio cantato qui ricorda Jannacci (che fece una delle sue prime apparizioni proprio nel film di Lizzani del 1964 ispirato a questo romanzo).
“Quadrato d’amore” invece mi richiama alla parola “ LOUNGE”, è un brano da sala d’aspetto aeroportuale, da poltrona e cocktail.
“Ciao ciao network” infine è “FUNK”, essendo una versione strumentale dove suono l’organo Hammond un po’ in stile alla Jimmy Smith.”

La tua canzone che ami di più.

“Credo “Grande città”. E’ quella più originale e a tratti complessa per il suo tempo dispari, e l’armonia non proprio scontata. Il batterista Michele Iaia gli ha creato un ritmo perfetto che si sposa perfettamente col mio giro di basso Moog.”

Come definisci la tua musica e quali sono gli artisti che ti ispirano di più?

“La mia musica la definisco “VITALE”, nasce dalla mia grande passione per generi come il soul, il funk, il jazz. Sono ispirato da tanti artisti: il compositore Lalo Schifrin, l’organista e pianista Billy Preston, i nostrani Bruno Lauzi Paolo Conte e Jannacci, poi Ray Charles, Donny Hathaway, Oscar Peterson, Jimmy Smith, ma anche Nick Drake e la straordinaria Penguin Cafe’ orchestra di Simon Jeffes, i maghi di Cinecitta’ Armando Trovaioli, Piero Piccioni, Piero Umiliani e Guido e Maurizio De Angelis.”

 

Cosa pensi del panorama musicale attuale?

Credo che la musica importante di oggi sia quella che a me non piace ma che emoziona mio figlio di 16 anni. Ci sono cose interessanti indubbiamente, ma conosco poco delle produzioni odierne. Ascolto pochissimo la radio e onestamente se ho qualche soldo da spendere lo investo in dischi del passato al quale sono piuttosto legato. Tra le proposte piu’ interessanti nuove segnalo “Vulfpeck” e gli inglesi “United Vibrations”.

Se potessi viaggiare nel tempo dove vorresti andare?

A scoprire dove mio figlio due giorni fa ha perso il suo Iphone. A parte gli scherzi, non credo mi interesserebbe viaggiare a ritroso nel tempo, oggi si puo’ godere di molte più cose rispetto al passato. Forse mi piacerebbe vedere la spiaggia, il mio mare come poteva essere 150 anni fa, odio davvero tutto sto cemento. Tendo ad avere nostalgia del presente a dire il vero.”

Se potessi scegliere di collaborare con un particolare artista internazionale, chi sarebbe e perché?

Un artista internazionale che ammiro molto, mio coetaneo (1971) è il brasiliano Ed Motta, un talento vocale incredibile e compositore di musica eccelso. Con lui mi piacerebbe lavorare, siamo sulla stessa linea d’onda per molte cose.

 

Una domanda che faccio sempre agli artisti in promozione: perché una persona dovrebbe ascoltare il tuo disco?

Il mio disco dovrebbero ascoltarlo perché credo sia originale, ben scritto e sincero. E poi dura meno di 35 minuti, come un disco degli anni 70. La durata contenuta oggi è un valore aggiunto, la gente ha poco tempo per tutto e vuole soddisfazione in tempi brevi.

Quali sono gli obiettivi che ti sei prefissato per il futuro?

Esaurire i desideri rimasti e andare a letto stanco.

Cosa hai in mente per il futuro? Tour, concerti.. dacci tutte le info per poterti seguire!

Per il futuro ho in mente di trovare un tour manager che mi renda il lavoro di booking più leggero e mi sollevi dallo stancante compito di organizzare calendari di date e concerti. Mi muoverò col mio trio, con Peppe Conte alla chitarra e Michele Iaia alla batteria, sia con l’organo Hammond che col piano elettrico. Credo farò anche date da solo, piano e voce. Per informazioni sui futuri live c’è la pagina Facebook Sam Paglia Trio.

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