“I milanesi ammazzano il sabato” è davvero l’album più brutto degli Afterhours?

Di: Renata Rossi

 

 

TRACKLIST

Naufragio sull’isola del tesoro
È solo febbre
Neppure carne da cannone per Dio
Tarantella all’inazione
Pochi istanti nella lavatrice
I milanesi ammazzano il sabato
Riprendere Berlino
Tutti gli uomini del Presidente
Musa di nessuno
Tema: la mia città
È dura essere Silvan
Dove si va da qui
Tutto domani
Orchi e streghe sono soli

 

Il 2 maggio di 10 anni fa usciva “I Milanesi ammazzano il sabato” considerato dai più, e probabilmente a ragione, l’album minore, musicalmente il meno riuscito degli Afterhours. Il 2008 è stato un anno importante per la band e per il suo leader, Manuel Agnelli, diventato padre da poco tempo: la versione inglese dello splendido album  “Ballate per piccole iene” e il tour in America vanno alla grande, in più si unirsce alla formazione non un musicista qualsiasi ma l’eclettico polistrimentista Enrico Gabrielli, e, come se tutto questo non bastasse, la band milanese cambia etichetta e passa alla Universal records. Insomma per i musicisti guidati da Agnelli trattasi di un turbinio di emozioni e cambiamenti che non possono lasciarli indifferenti e non riflettersi sul lavoro in studio, l’ottavo, figlio di tante e importanti novità.

Succede che i brani rock, la rabbia cui Manuel e compagni ci avevano abituato fino a quel momento e che era il fulcro di “Ballate” viene ridotta all’osso. Tocca a “E’ solo febbre” e “Neppure carne da cannone per Dio” sparare qualche colpo elettrico qua e là. Altrove i ritmi rallentano: la title track e “Dove si va da qui” sono sì sperimentali, frutto di una ricerca e di un suono nuovo, oltre che debitrici del lavoro precedente con Mark Lanegan ma rimangono in un limbo non ben definito. “Musa di nessuno” tratta il difficile rapporto uomo-donna ed è probabilmente più commerciale ma anche uno dei brani più a fuoco, “Tutti gli uomini del Presidente” mostra se non altro la voce del bassista che accompagna il gruppo ormai da un paio d’anni, Roberto Dell’Era, una vera e propria “onorificenza” da parte di Agnelli che per la prima volta fa cantare un pezzo dell’album a qualcun altro. “Riprendere Berlino” ha arrangiamenti e suoni nuovi arricchiti da fiati e archi, frutto del lavoro di Gabrielli,  “Orchi e streghe“, posto a chiusura dell’album è poco più che una favoletta alla bimba di Manuel e mostra il lato tenero e sentimentale del cantante milanese.

Le considerazioni su ciò che è stato “I Milanesi” per la band  vanno ben oltre la natura artistica del disco che è da allora quello meno proposto live (se non durante l’estate 2008).

Perché dopo quell’album nulla è stato più come prima, Manuel e compagni hanno vissuto un crescendo di fama e popolarità difficilmente immaginabile fino ad allora.

Nel 2009 gli Afterhours portano al Festival di Sanremo il loro brano “Il paese è reale” e si aggiudicano il Premio della Critica “Mia Martini“. Agnelli saprà come sempre sfruttare al meglio quest’opportunità e la compilation che che prende proprio il nome dal brano sanremese permetterà a nuove band di farsi conoscere ad un pubblico più vasto e a lui e agli After di pubblicizzare al meglio la cosa. Ma è solo l’inizio…

Rodrigo D’Erasmo comincia a vedersi sul palco degli After proprio nel tour dei Milanesi. E nei successivi concerti avviene un inaspettato rientro per fan e appassionati, torna infatti  Xabier Iriondo. A tutto questo si unisce la voglia di sperimentare nuovi canali di interazione con i propri fan: la nascita del fan club I’m with the band permette agli iscritti di avvicinare durante i concerti i loro beniamini e di seguirli ovunque con passione. L’ennesimo tour negli Stati Uniti ha questa volta un seguito ancora maggiore grazie alla realizzazione degli speciali televisivi “Jack On Tour” che raccontano serate e posti indimenticabili per gli Afterhours.

Intanto Rodrigo sostituisce Gabrielli e porta nuova linfa e creatività alla band: il suono del suo violino è di quelli che toccano le corde più profonde dell’anima, i suoni distorti di archi che riescono ad accompagnare al meglio le chitarre, fanno parte di Padania insieme ad una nuova vocalità di Manuel paragonato dai più a Demetrio Stratos. L’album riesce a vincere la Targa Tenco come miglior disco dell’anno.

Il resto è storia recente e vede un travolgente tour commemorativo di “Hai paura del buio?”, un album, Folfiri o Folfox, intenso e travolgente e la partecipazione televisiva di Manuel Agnelli al talent X-Factor. Quest’ultima è sicuramente una scelta discutibile ed è stata capace di far gridare allo “scandalo” i puristi, chi proprio non riesce a digerire il fatto di vedere il proprio idolo parlare di abiti, look più o meno trendy dei suoi concorrenti, ridere fintamente con Arisa o Fedez, ripetere inutili slogan televisivi. E non so a voi ma sembra strano vedere dei musicisti che solo pochi anni prima si presentavano sul palco in jeans e maglietta fare cambi d’abito continui ed essere sempre ben vestiti e truccati. E comprendo bene la gelosia verso il proprio cantante preferito che dapprima sembrava parlare dritto al cuore di pochi eletti salvo poi diventare in poco tempo “oggetto di desiderio” della massa.

Tutte queste sono solo considerazioni e pensieri da fan, di chi ha dovuto stropicciarsi gli occhi non potendo credere ad un Forum di Assago sold out per un concerto degli Afterhours. Ma se c’è stato un inizio a tutto questo, non è forse da far risalire a quel due maggio 2008?

Pensateci bene e decidete voi se è il caso di festeggiare, piangere o solo riascoltare un disco e, magari, rivalutarlo.

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