This is Childish Gambino!

A cura di : Antonio Bastanza

 

 

Ci sono cose che, artisticamente, è impossibile ignorare, vuoi perché sono delle vere e proprie bombe musicali vuoi perché hanno qualcosa da dire e quel qualcosa è assolutamente esplosivo: “This is America” è una di queste.
Il nuovo singolo di Childish Gambino, alter ego dell’attore (ma mai definizione fu più restrittiva) americano Donald Glover, mente e volto di una delle serie TV più originali degli ultimi anni, quella “Atlanta” in cui tra il serio e il grottesco vengono raccontate le vicende di un rapper di terz’ordine, Paper Boi, e del suo cugino-manager, interpretato proprio da Glover, è tutto quello che una canzone dovrebbe rappresentare oggi e tutto quello che non troverete mai negli scimmiottanti artisti italici da classifica.

This is America” è un pezzo potente, importante per i suoi contenuti e per il perfetto connubio con il proprio videoclip: un testo tagliente e chirurgico, ironico quando la musica è allegra e festaiola, neanche troppo vagamente di matrice africana, serio e realisticamente doloroso con un dub pesante e ossessivo di fondo, che le immagini di un lungo piano sequenza, in cui si alternano balli, esecuzioni, cori gospel e stragi di gruppo esaltano in maniera strepitosa.

Il lavoro di Hiro Murai, regista del video e già al lavoro con Glover in Atlanta, è assolutamente perfetto, in piena sintonia con il messaggio che il pezzo intende lasciare, ed esplicita in maniera chiara tutti i legami tra le parole di Childish Gambino e gli eventi della vita reale a cui sono riferiti: dalla sparatoria nella chiesa di Charleston nel Sud Carolina alle torture cui erano sottoposti gli afroamericani ai tempi della schiavitù passando attraverso le drammatiche scene di lotta urbana tra la gente di colore e la polizia che hanno segnato una nuova stagione di odio razziale negli USA. E la performace di Donald Glover è fantastica, istrionico come i veri mattatori sanno essere, con un uso della mimica facciale che da sola vale quanto la canzone stessa.

Ma Glover è abilissimo anche nel giocare con gli stereotipi in cui ancora oggi vengono ingabbiati i neri: dal partytime (We just wanna party/Party just for you) ad una certa ossessione per la moda e per il ballo (I’m so fitted /I’m on Gucci /I’m so pretty /I’m gon’ get it/Watch me move) fino alla corsa ai big money (Get your money, Black man) che una la società occidentale non fa altro che alimentare. La cosa pazzesca in tutto questo è che, fermo restando che stiamo parlando di un vincitore di un Emmy e non del primo trappista che passa per strada a raccontarci le storie del giardinetto di casa, è che questa roba, che di commerciale ha veramente poco, sta facendo numeri incredibili su tutte le piattaforme digitali: a oggi, così per dire, parliamo di 20 milioni di visualizzazioni su YouTube in sole 24 ore oltre che di un pezzo politico, di denuncia, con un beat irresistibile e un video che è tanto crudo quanto accattivante, esattamente come il brano.

 

 

Ci sono artisti come Gambino che guardano avanti e tirano le fila del gruppo, altri che vanno per la loro strada, con dignità e coerenza, e altri ancora che stanno ad inseguire i primi, giocando ad essere moderni quando sono già vecchi prima ancora di iniziare. Non so se ce la meritiamo una canzone del genere, un artista del genere, presi come siamo a discutere della insipienza della trap, della vacuità dell’indie e di come si stava meglio quando si stava peggio anche se peggio della musica che gira oggi c’è veramente poco. Di certo non se lo meritano tutti quelli che sono convinti che far canzoni con lo stampino sia garanzia di successo.

Un pezzo sghembo e coraggioso, rabbioso e dolente, lontano anni luce dalle melodie modaiole può lasciare il segno nelle charts come nel cuore di chi ascolta e “This is America” non è il primo e non sarà l’ultimo brano a farlo, è una luce di speranza per chi crede ancora che le grandi canzoni possano arrivare a tutti senza vendersi l’anima.

 

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