Duro colpo care Duraniane: Simon Le Bon è diventato nonno

Di Renata Rossi

Sono notizie che non vorresti mai leggere…

SIMON LE BON, il cantante dei Duran Duran, è diventato nonno, ebbene si, la sua seconda figlia , Saffron Sahara (sul cui nome, beh, meglio sorvolare) è diventata mamma di uno splendido bambino. Splendido, si, perchè sicuramente assomiglierà a nonno Simon.

Ma come si può accettare una notizia simile? Ancora non ci siamo riprese dal suo matrimonio che dura, ebbene si, da più di trent’anni, dal fatto che abbia preferito una stupenda modella iraniana a noi, che sognavamo di sposare Simon Le Bon, e lui che fa, decide di annunciare al mondo con un tweet di avere un nipotino.

Sappilo Simon, non è così che si fa, avremmo fatto finta di non sapere che ad ottobre compirai 60 anni, o lo avremmo accettato con finta leggerezza perché si sa, gli uomini più invecchiano più diventano affascinanti.
Però, solo avvicinare la tua immagine a quella dei nonni che conosciamo, che portano i bambini al parco, che s’inventano qualunque cosa pur di far divertire i loro nipotini, che aiutano le loro figlie a farli mangiare e dormire, allontana una volta per tutte quel desiderio che, sappilo, non si è mai placato, che ciascuna di noi ha ancora dentro.

Come potremo aprire ancora l’armadio di casa dei nostri genitori in cui custodiamo gelosamente i poster dei Duran Duran? Rileggere le frasi d’amore che vi dedicavamo sui nostri diari segreti? E soprattutto sarà dura accettare che se siete cresciuti voi, anche noi non siamo più ragazzine e, forse, è arrivata l’ora di mettere la testa a posto…

Il ricordo più bello che mi lega ai Duran, caro Simon, è il concerto al Palatrussardi di Milano del dicembre 1988. Ero così grande e matura, avevo ben 11 anni, che seguii il vostro spettacolo seduta sul tappeto di casa, come fanno tutti i bambini, ignari di un futuro pieno di sciatica e cervicalgia.
Ero innamorata di voi, in realtà se proprio dobbiamo dirla tutta di John Taylor più che di te.
O almeno quella sera andò così: John, capello leccatissimo e gilet nero era irresistibile, il mio cuore e le mie lacrime erano tutte per lui. Ma anche tu non scherzavi, ti perdonammo qualche chiletto di troppo e la tua faccia paffutella: i tuoi occhi, i sorrisini a favore di telecamera e quegli urletti super sexy conquistavano tutte le ragazzine di allora.

Chi cavolo se ne fregava da adolescente che eravate anche una grande band, che avevate uno stile impeccabile non solo nel vestire, che siete stati post-punk agli esordi, avete lasciato delle irripetibili ballate, malinconiche e sognanti, disegnato paesaggi sensuali e magici come nessuno fino a quel momento e nessuno dopo di voi.

La cosa più importante è che ci avete fatto sognare viaggi in barca a vela verso isole lontane, cocktail e avventure esotiche, storie d’amore languide e romantiche, ci avete reso meno insopportabili brufoli e punti neri.
I ragazzi più grandi e fichi, quelli che cercavamo inutilmente di conquistare in maniera goffa e inadeguata, se paragonati a voi diventavano insignificanti.

Oggi, Simon, vogliamo tornare le ragazzine di allora e riguardare quel concerto lì, vedere dopo 30 anni che effetto ci fa.

Solo un favore, evita di avvisarci quando diventerai di nuovo nonno.
Ti abbiamo perdonato una volta, non possiamo farlo sempre!

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