Ridiamoci un po’ su con i Caleido

A cura di Valnegri Gloria Diana

Caleido

E poi ci rido su
(Lumaca Dischi)

Tracklist

01 Polaroid
02 Miele
03 E’ sempre stato bellissimo
04 Copenaghen
05 Non piangere
06 Elettroshock
07 Chiara
08 Week end
09 Giulia
10 Fotomodella

Un gruppo toscano di cinque elementi, il cui frontman è Cristiano Sbolci Tortoli  già conosciuto come bassista nei Siberia ma che dei Caleido è la voce e una delle due chitarre.
Una band che nel loro disco di esordio ”E poi ci rido su” uscito per La Lumaca Dischi  hanno saputo fondersi perfettamente nelle sonorità dell’indie italiano degli ultimi 15 anni, quello che ti fa volare alto, belli gli arrangiamenti raffinati nelle atmosfere, arrabbiati e puliti al punto giusto. Arrivano ventate di Baustelle, brezza di Cremonini, e pure un soffio di Afterhours, tutti elementi che impreziosiscono la voce di Cristiano, voce interessante, si può dire sexy?
I testi sono costruiti da una scrittura sincera, emotiva e piena di sentimento, di amore per l’amore pur finito o infranto che sia, una penna felice quella di Cristiano. Il suo modo di scrivere elegante anche nella metrica e nelle assonanze sa raccontare sprazzi di vita in modo fluido e regalare immagini nitide come solo un certo cantautorato di spessore sa fare, le sue polaroid sono scattate bene, dobbiamo dirlo.
Dieci pezzi ricchi di ricordi,  immagini di vita quotidiana di una relazione finita che non è difficile sentirsi addosso, come se parlassero di noi, e questo è un grande punto a loro favore, quello di entrare in empatia cosi istantaneamente con l’ascoltatore.
Il disco si apre con “Polaroid” che ci porta dentro al mondo dei Caleido di colpo facendoci muovere qualche passo spensierato ma senza nemmeno il tempo di rallegrarci per poi scoprire che “sono estraneo tra la gente senza lieto fine” e “di te resta una polaroid”, questo uno dei brani più potenti dell’album insieme a “E’ sempre stato bellissimo”  che recita cosi:

“all’uscita di scuola col coltello fra i denti non ti trovo più felicità”

si chiude il tutto con “Fotomodella” che nell’ultima frase ci suggerisce il titolo del disco.
“E poi ci rido su”  da ascoltare tutto d’un fiato magari in cuffia sdraiati con il naso all’insù sotto un cielo terso di primavera e cantare a squarcia gola “senti il vento che rumore ma dai spogliati”.

 

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