Intervista agli Anna Ox: un CD ricco di esperimenti per una musica dell’oggi

Gli ANNA OX suonano con questo nome dal 2018, ma sono insieme da circa 10 anni, nel corso dei quali hanno inciso 3 dischi, uno come GIOACCARDO (“Charles” Abnegat Records 2014) e due come ELK (“World” Picane 2015 e “Ultrafun Sword” Niegazowana 2016), e li hanno portati in giro in Italia e in Europa. Il loro è un mix di elettronica, ambient, r’n’b e postrock. Il 1° marzo 2019 è uscito, grazie a una collaborazione tra LAROOM e TO LOSE LA TRACK, il loro album d’esordio BACK AIR FALCON DIVE.

Il nostro Giovanni Graziano Manca ha scambiato quattro chiacchiere con la band.

  • Tracciate un profilo artistico esperienziale degli Anna Ox a beneficio dei lettori della nostra rivista.

Le “corde” del progetto (Guido al basso, Alessandro e Giovanni alle chitarre) fanno musica insieme da quasi dieci anni sotto nomi diversi (Gioaccardo, Elk).
Il nostro batterista (Andrea) suona da sempre e ha avuto mille progetti all’interno della scena musicale vigevanese (i più importanti Pajarritos e Babel).
Io (Pietro) ho suonato come bassista in un po’ di band locali, ma a un certo punto ho deciso di dedicarmi a produzioni elettroniche/hip hop. Nel frattempo iniziavo anche a lavorare come fonico ed è così che sono entrato in contatto con gli altri, seguendoli live quando suonavano come Elk. Finito quel progetto, Guido, Alessandro e Giovanni hanno continuato a scrivere senza batterista e cantante, finché un giorno Alessandro mi ha detto “Abbiamo questo pezzo, perché non provi a metterci sotto una batteria elettronica?” L’ho fatto, agli altri è piaciuto e, in buona sostanza, è così che sono nati gli Anna Ox. Dopo aver fatto il mix dei pezzi ci siamo però resi conto che una ritmica esclusivamente elettronica avrebbe reso poco nei live, quindi abbiamo chiesto ad Andrea di aggiungersi al progetto.

  • Raccontateci di come avete deciso di chiamarvi così e i motivi della scelta del nome.

Non mi ricordo come sia nato il nome. Cercando di ricostruire l’accaduto probabilmente stavamo cercando un nome partendo da nomi di animali (in inglese) ed arrivati a “Ox” (toro) qualcuno ha pensato di metterci “Anna” davanti perché faceva ridere. Effettivamente fa ridere.

  • Leggo una vostra dichiarazione…: “Abbiamo semplicemente cercato di dare un flusso sonoro a delle sensazioni ossessive, che si trasformavano in riff e parti melodiche, inserendo successivamente una componente elettronica importante sulla sezione ritmica, per creare il nostro flusso personale” … e vi chiedo: vi sono, tra i vari pezzi di “Back air falcon Dive” (il disco è uscito il primo Marzo u.s.), brani in parte o totalmente improvvisati registrati e riportati sul CD come veri e propri flussi di coscienza musicale sgorgati spontaneamente?

Flusso di coscienza in senso stretto no. Mi viene in mente però la parte centrale di “Guile” (il quarto pezzo del disco). Premessa: in preproduzione non abbiamo lavorato con basso e chitarre su tracce separate, mi veniva dato un mix di basso e chitarre e io costruivo le batterie su quello. Non mi sono però limitato a fare le parti di batteria: spesso ho cambiato la struttura dei pezzi tagliando e cucendo i mix che mi venivano dati. La parte centrale di “Guile”, ad esempio, originariamente era più lunga ed è stata tagliata in diversi punti. Il problema è che quella parte non ci sono molti riferimenti, ma più che altro “texture” sonore (feedback, risonanze, code di riverberi lunghissimi). Il risultato è che nessuno è stato in grado di replicare le parti tagliate nelle pre-produzioni quando abbiamo fatto le registrazioni vere e proprie. La soluzione è stata prendere la parte tagliuzzata delle pre e infilarla nel progetto.

  • Quanto tempo ha richiesto la composizione dei brani che compongono l’album?

Non so dirtelo con precisione perché non ci sono state lunghe sessioni di scrittura/mix. Fondamentalmente ci abbiamo lavorato quando avevamo un po’ di tempo. Posso però dirti che il primo export su cui ho lavorato per mettere le batterie è datato 17 Luglio 2016 e che, dato che il grosso del lavoro l’ho fatto a casa, appena partono i primi accordi di “Fucsite” la mia morosa e le mie gatte si lanciano fuori dalla finestra.

  • Esiste un filo conduttore che lega i diversi pezzi del CD e qual è il brano, se c’è n’è uno con queste caratteristiche, che potrebbe riassumere l’intero contenuto dell’album?

Il filo conduttore, secondo me, sono le persone che hanno scritto i pezzi. Magari è banale, ma se penso alla musica e basta mi viene difficile trovare il nesso, se invece penso a chi l’ha scritta torna tutto. Il pezzo che forse “ha tutto” è “Lady Isabel”, il pezzo che chiude l’album.

  • Posto che la vostra musica è musica dell’oggi (una miscela, ci è parsa, di hip-hop, rock, elettronica e disco-pop di derivazione black), diteci come voi immaginate la musica del domani e il ruolo che in essa avrà l’elettronica.

“Musica dell’oggi” è un bel complimento, grazie. La figata della musica è che è un linguaggio universale, senza barriere ed è sempre stata un minestrone di un miliardo di influenze musicali/sociali/culturali lontanissime tra loro. Credo che non sia sbagliato sostenere che in qualche modo la musica anticipi sempre la società. Immaginare la musica di domani quindi viene difficile, perché dovrei essere in grado di immaginare il mondo di dopo-domani. Probabilmente scopriremo nuove verdure da buttare nel minestrone. L’elettronica la do per scontata.

  • Vorrei chiedervi se siete soddisfatti del vostro album appena uscito e se lo avete dedicato a qualcuno. In caso contrario, se vi va, potete esprimere una dedica anche in questa sede.

Un “sì” secco è difficile darlo, perché inevitabilmente c’è sempre qualcosa che poteva essere arrangiato/suonato/registrato/mixato meglio. Considerando però che è un disco praticamente DIY (ad eccezione di mastering e grafiche) siamo contenti del risultato.

  • Perché si dovrebbe ascoltare “Back Air Falcon Dive” o, anche, perché dovremmo venire ad ascoltarvi in concerto?

Questa è la domanda più difficile. C’è troppa musica figa da ascoltare e troppo poco tempo per farlo, quindi non è facile trovare un motivo valido per “rubare” il tempo alle persone. Come dicevo sopra, del disco sono state prima scritte le parti di basso e chitarre e solo a posteriori sono arrivate le parti ritmiche e (a volte) i cambi alle strutture. In un certo senso sono prima arrivati i pezzi e solo dopo la loro direzione, perché ogni volta ci siamo dovuti mettere a provare a vedere cosa poteva funzionare. Il risultato è un disco di esperimenti. Saranno gli ascoltatori a decidere se riusciti o meno.

  • Raccontateci della vostra dimensione live. Diteci anche se avete già iniziato a presentare l’album al pubblico dei concerti e con quali risultati.

Sul disco basso e chitarre sono stati processati parecchio e la nostra intenzione è stata quella di cercare fare lo stesso anche live. Il cuore dello show è quindi diventato una scheda audio attaccata a un laptop in cui gira Ableton: tutto passa da lì, viene processato e poi va a finire dove deve (ampli/mixer). Da fuori il tutto dovrebbe risultare liscio e naturale (o almeno spero), ma in realtà ci sono sempre un sacco di cose che stanno succedendo all’interno del computer. Il cambiamento più grosso rispetto al disco è la batteria acustica. Come ti dicevo nella risposta alla prima domanda, abbiamo deciso di chiedere ad Andrea di darci una mano per i live perché, dopo aver finito i mix e aver iniziato a provare la scaletta in sala prove, ci siamo resi conto che la mancanza della fisicità di una batteria “vera” si sentiva troppo.
Con lui la situazione è svoltata. Il disco abbiamo già iniziato a portarlo in giro, ma siamo comunque alle prime date. Ci è capitato di suonare e di ricevere una risposta un po’ tiepida, ma anche, il più delle volte, di vedere gente presa bene che poi è venuta a complimentarsi al banchetto del merch. Gli alti e bassi del suonare live. Tutto nella norma fondamentalmente.

  • I vostri irrinunciabili punti di riferimento artistico stilistici?

I punti di riferimento sono tantissimi, difficile indicare gli irrinunciabili.
Se non ti scoccia rigiro la domanda e faccio la lista dei nostri dischi preferiti del 2018.

Alessandro: Oneohtrix Point Never – Age of

Andrea: Low – Double Negative

Giovanni: Low – Double Negative

Guido: SOPHIE – OIL OF EVERY PEARL’S UN-INSIDES

Pietro: Noname – Room 25

© Lucia Cirillo

 

Prossime date degli ANNA OX:
08.05 | Làbas, Bologna

17.05 | Ex Cinema Aurora, Livorno

18.05 | SOTTOSCALA9, Latina

04.06 | Girfalcobeat, Fermo

20.07 | To Lose La Track Italian Party 2019, Umbertide (PG)

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