[Interviste] In attesa del nuovo singolo “Amazzonia” abbiamo fatto due chiacchiere con Gio Evan

Cantautore, poeta, scrittore, umorista, Gio Evan è uno dei personaggi più in auge del panorama artistico italiano. Torna live il 4 Luglio a Milano dopo “Himalaya Cocktail”, singolo che ha riscosso un successo enorme, e “Cento Cuori Dentro” edito da Fabbri Editori. In autunno uscirà il suo prossimo singolo, “Amazzonia”. Abbiamo fatto due chiacchiere con lui proprio sull’Amazzonia, sui suoi viaggi, sulle sue idee e sui suoi pensieri.


A cura di Giuseppe Visco


La tua carriera personale conta di moltissimi viaggi, tra India, Sud America ed Europa. Quale posto, quale città, quale luogo, ti ha cambiato di più? C’è qualche aneddoto, qualche evento – nel corso dei tuoi viaggi – che ti ha colpito particolarmente?

Ogni mossa e ogni vento soffiatomi incontro ha dentro sé una rilevanza e una rivelazione memorabile. L’intero viaggio mi ha cambiato di più. Mi ha colpito il coraggio di andare nonostante la paura di farlo. Il paesaggio più forte sono gli occhi delle persone in viaggio, non in vacanza eh, in viaggio.


C’è stato un momento nella tua vita in cui ti sei fermato un attimo per chiederti “cosa sto facendo?” 

Ogni sera. La mattina invece mi chiedo cosa devo ancora fare.


“C’è una mostra d’arte contemporanea, mi piace quando non dici ‘potevo farlo anch’io’ ”. Qual è la tua idea di arte ideale? Cosa ne pensi dell’arte moderna?

La mia idea di arte ideale è anche l’unica in cui credo: quella che guarisce. 

Seguo molto l’arte moderna. Mi piacciono gli artisti di questo periodo storico, hanno nel cuore la rivoluzione e la voglia di verità.


In “Joseph Beuys” oltre all’artista tedesco citi anche Marina Abramović, due tra i più importanti performance artist della storia. C’è qualcosa che ti lega a loro? Cosa ne pensi dell’arte performativa?

La performance è il legame. Io non faccio concerti, faccio performance, spettacoli. 

Sul mio palco non c’è solo musica, c’è poesia, pose, silenzi, improvvisazione, monologhi, teatro. Questo è il legame, la consapevolezza di non essere solo un corpo.


Lo zaino di Gio Evan in viaggio deve per forza contenere…

Taccuino, libro, giacca a vento e opinel.


Le tue parole riescono a raggiungere tutti, sostanzialmente. Dagli adolescenti agli adulti, dagli innamorati a quelli in cerca di amore, dai politici e dagli apolitici. Quale pensi possa essere il tuo punto forte? E se ne hai, quale potrebbe essere il tuo punto debole?

La sensibilità è il punto d’incontro. Mi permette di entrare in empatia con gli altri e dall’altro canto mi scombussola forte, mi scaraventa obbligandomi a molte ore di raccoglimento e silenzio.


I tuoi aforismi vengono condivisimi quotidianamente da moltissime persone. Da cosa trai ispirazioni per scriverli?

Dai dettagli della vita. Il qui e ora è la mia ispirazione, quando si è presenti si scorge tutta la bellezza in diretta, non c’è bisogno di andare chissà dove.


Sei uno degli artisti più seguiti del momento, sui social hai centinaia di migliaia di follower, possiamo affermare che sei diventato una “star”. In che momento hai capito che ce l’avresti fatta?

Ho capito che c’è l’avrai fatta quando mi sono messo in testa di farlo, di farlo davvero. Ho sempre avuto dalla mia la tenacia e la testa dura, il cuore morbido e le mani forti. Ho capito che ce l’avrei fatta perché la poesia mi ha detto che voleva essere detta da me. Io mi sono messo solo al suo servizio, non ho fatto altro oltre che non mollare mai quando i tempi si indurivano di buio.

“Ho aspettato chi non è tornato” è la strofa iniziale della tua ultima canzone “Himalaya Cocktail” che sta riscuotendo un gran successo. Ti è mai successo di essere stato tradito in una relazione di amicizia o d’amore?

Sì, ma oggi non lo chiamo più tradimento. Ai tempi mi sembrava tradimento, con gli anni ho capito che la vita, l’evoluzione, il karma e l’inevitabile fanno il loro percorso. Gli errori degli altri a volte si schiantano contro noi, non perché il mondo è ingiusto, bensì perché anche noi abbiamo da imparare attraverso le correnti e i flussi degli altri, come il perdono, la pazienza, l’attesa, il grazie: questi sono valori che per incanalarli in noi abbiamo bisogno dell’altro. Del due.



Quale canzone/libro/poesia avresti voluto scrivere?

Non mi sono mai posto questa domanda. Ad esempio, Flatlandia, di Abbot, è un libro che amo, non è necessario innalzare elogi a chi lo ha scritto, è necessario innalzare la potenza dell’opera, riconoscere che sia stato fatto, che c’è e che sia disponibile in terra e che tutti possano ammirarlo. Siamo tutti uno, basta ego, non serve a nulla se non a dividere.

Quali sono gli artisti dai quali hai preso ispirazione?

Joyce senza dubbio. Kerouac, Yogananda, Gesù, Nanni Moretti, Beuys, Klein, San Francesco (etc.) Non sono in ordine di importanza eh.

 

Cosa ne pensi della situazione musicale italiana attuale? C’è qualche artista che ascolti o che ti piace particolarmente?

Sta diventando tutta uguale. Non riesco a riconoscerli più in radio, manca unicità, voglia di nuove acrobazie, mi sono trasferito in Brasile ora, con la musica.

 

Il tuo percorso di formazione artistica sta abbracciando aree sempre più vaste, spaziando dalla poesia, alla musica per arrivare alla prosa. La domanda che ci poniamo – e ti poniamo – è: Gio Evan come si definisce?

È difficile definire chi si è predisposto alla vita. Quando smettiamo di focalizzarci sul nostro avere, sul corpo, la materia, i beni terreni e iniziamo a investire sull’essere non si è più nulla definibile, ne resta l’essenza e la vibrazione. Ti racconterò una storia che mi piace:

C’era una volta un pesciolino che stava cercando l’oceano. Un giorno, incontra il vecchio pesce saggio e gli domanda: “Pesce saggio, sto cercando l’oceano, sai indicarmi la strada?”. Il pesce saggio rispose: “Dove pensi che stiamo nuotando? Nell’oceano, questo è l’oceano!”, il piccolo pesciolino ribatté: “Ma quale oceano, questa è solo acqua!” e se andò a cercare in un’altra direzione.

Non c’è altro da aggiungere, vero?

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