[Intervista] Un viaggio nella normalità di Andrea Vigentini

 

A cura di Maria Teresa Gigliotti

 

Andrea Vigentini è un cantautore milanese, conosciuto dal pubblico per aver girato l’Italia in tour con Ermal Meta. Abbiamo fatto una chiacchierata con lui, discutendo del suo ultimo singolo “Un giorno semplice” e della sua carriera artistica.

 

 

 

  • “Un giorno semplice” è il titolo del tuo ultimo singolo, che hai presentato come una canzone che descrive “una situazione di opaca tranquillità”, un giorno trascorso “a ridere per un bellissimo niente e a guardare distrattamente una serie tv, sentendosi stranamente compresi”. Da queste parole sembra che tu sia un sostenitore della “normalità”, dunque quanto è importante per te ritagliarsi dei momenti di semplicità in una vita come quella degli artisti e dei musicisti che è, per definizione, sempre molto affollata. 

 

Credo che sia fondamentale, e non solo per il musicista ma per qualsiasi mestiere. Riuscire a ritagliarsi dei momenti da poter trascorrere con la propria famiglia è molto importante. Questo aspetto si può ritrovare soprattutto facendo cose normali ed ecco il senso della canzone: si può stare bene insieme anche trascorrendo una giornata ordinaria, purché questo avvenga con le persone giuste. 

 

  • Hai cofirmato il singolo estivo di Nek “Alza la radio”, che ha avuto anche un grande successo dal punto di vista radiofonico. Oltre all’attività di cantautore, hai anche un’attività di autore per altri artisti: quanto è stimolante potersi confrontare e lavorare con gli altri, condividendo il proprio lavoro e allo stesso tempo imparando da essi?

 

Confrontarsi con gli altri artisti ti arricchisce e poterlo fare con coloro che hanno una carriera trentennale alle spalle e che stimi dà una grande soddisfazione. Mi piace molto scrivere, anche per gli altri e questa è una cosa che faccio da tanti anni. Ho provato a dare canzoni anche ad altri artisti in passato, alcune volte ci sono riuscito altre no, in fondo è un po’ come una gara. Tuttavia ritengo che sia fondamentale e soprattutto molto stimolante per me.

 

  • Parliamo delle tue influenze musicali, quali artisti hanno segnato il tuo percorso e che tipo di musica ha contribuito a formarti?

 

Mi definisco un onnivoro musicale, ascolto veramente di tutto. La musica che ascolto maggiormente è quella italiana: amo i cantautori da Lucio Dalla a Lucio Battisti, fino ad arrivare a quelli degli ultimi anni come per esempio Samuele Bersani, Niccolò Fabi, Brunori Sas etc. Mi piace ascoltare di tutto e non mi precludo nulla, neanche la trap. Qualunque cosa, purché sia fatta bene, mi piace. Naturalmente i miei ascolti influenzano in qualche misura la mia musica. 

 

  • Nella tua esperienza artistica c’è anche l’attività di corista, prima con Milva e poi con Ermal Meta, con il quale hai girato l’Italia e l’Europa ricoprendo anche il ruolo di chitarrista. Cosa porti dietro da queste esperienze? 

 

La mia prima esperienza professionale è stata con Milva, all’epoca ero molto giovane in mezzo a dei professionisti. Ricordo una grande diva, una delle ultime qui in Italia, che faceva anche un genere musicale diverso rispetto a quello che ero solito ascoltare.
Con Ermal è stato tutto diverso sia perché è arrivato molto tempo dopo, sia perché siamo amici da tanti anni. Questa cosa è nata pian piano, ho visto la sua evoluzione da vicino. Per me è stato molto stimolante, ho imparato tante cose vedendolo crescere e spero di farne tesoro.

 

  • Guardando indietro al tuo percorso artistico, che ti ha visto partecipare anche ad un talent show come Amici, rifaresti lo stesso cammino oppure cambieresti qualcosa?

 

Non rinnego nulla e penso sia giusto così, perché nessuno obbliga a fare nulla. Amici è stata una bellissima esperienza, molto dura pur essendo durata poco per me; è stata come una palestra, che ti mette in gioco e alla prova. Sotto certi aspetti, come ad esempio lo stare davanti alle telecamere, ti dà una marcia in più e quindi accelera molto il tuo percorso di crescita artistica. Una volta usciti da lì, però, sta a te riuscire a cavartela. 

 

  • Restando sempre nel tema dei talent, pensi che oggi continuino ad essere una buona vetrina per chi vuole vivere di musica o ritieni che le cose siano un po’ cambiate rispetto a qualche anno fa? E in questo sicuramente un ruolo fondamentale hanno avuto i social network, che oggi contribuiscono in grande misura al successo di un artista.

 

Dipende molto dal tipo di musica che uno vuole fare e dal tipo di messaggio che vuole mandare. Oggi ci sono veramente tantissimi mezzi per farsi conoscere, ma questo non significa che sia più facile. Una canzone può avere anche un discreto successo ma la parte più dura è portare la gente nei locali, vendere dei dischi ed è questo che fa la differenza. Credo che ogni cosa funzioni e possa servire, ma bisogna saperne fare buon uso e riuscire a gestire il tutto. Sta a te, con la tua proposta artistica e le tue canzoni, far sì che le persone si affezionino. 

 

  • Recentemente hai aperto il concerto di Fabrizio Moro al Mediolanum Forum di Assago: che tipo di esperienza è esibirsi su un palco così importante e davanti a moltissime persone?

 

È stata una figata, tra l’altro non era neanche la prima volta perché avevo già suonato sul palco del Forum con Ermal Meta. Ad esempio lo scorso Aprile a metà concerto mi ero esibito anche con un mio brano intitolato “Come va a finire”
Con Fabrizio Moro è stato completamente diverso perché ho aperto il concerto, ero in acustico ed ero solo io davanti a tutta quella gente. Sono stato accolto con grande calore, non me lo aspettavo e questo mi ha riempito il cuore di gioia e soddisfazione. Il Forum è un posto particolare, soprattutto per me che sono milanese. Lì ho visto decine di concerti ed essere protagonista su quel palco è stata per me una grande gioia. 

 

  • Dando un’occhiata ai tuoi profili social, emerge subito un grandissimo affetto da parte delle persone che ti seguono. Cosa vorresti che restasse maggiormente di te e della tua musica nelle persone?

 

Vorrei che arrivasse e rimanesse la mia normalità. Non mi piace atteggiarmi o fare il personaggio, certamente non sono un santo, però vorrei che rimanessero legati a me per quello che sono. 

 

  • Dopo la pubblicazione dei tuoi singoli, ci aspettiamo un album. Cosa puoi anticiparci a riguardo?

 

Il disco è pronto ed è già stato registrato. L’uscita è prevista per i primi mesi del 2020 e sicuramente seguiranno delle presentazioni nelle varie città e dei live. Non vedo l’ora infatti di esibirmi con le mie canzoni in un concerto completo. 

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