“Il bene” al tempo del Coronavirus

© Romina Zago

 

A cura di Michele Stalteri e Marialuisa Fascì Spurio

 

“Mentre penso a quanto inutile sia diventato parlare ancora di umana comunità”

Queste sono le prime parole che mi colpiscono del primo pezzo da solista di Francesco Bianconi, leader dei Baustelle.


Sicuramente quando Bianconi ha scritto queste parole nessuno poteva minimamente pensare che ci potessimo trovare nel bel mezzo di una puntata di Black mirror.
E invece sì, siamo tutti chiusi in casa come in quella fottutamente straziante puntata delle api “Odio universale” (titolo originale “Hated in the nation”, stagione 3 episodio 6) .

 

 

“Lasciamoci indietro tutta questa merda”

(altre parole de Il bene) e per qualche minuto proviamo a pensare solo alla musica e ai versi del cantautore toscano, di stanza proprio nella Milano lunare e ferita di questi giorni.


L’evoluzione artistica di Bianconi è evidente ma c’è sempre un filo nero e maledetto, qualcosa di ardente e tristeche collega i suoi lavori, tra neo apocalittismo e ricerca dell’amore salvifico.


Il pezzo è elegante, quasi aristocratico.

 


Il pianoforte e i violini ci accarezzano, mentre, le parole arrivano dirette, ma intime. Musica da camera (e non più sinfonica), ma con la stessa ricercatezza blasè tipica dei baustelle.
La critica verso il nostro mondo è forte, e d’altronde Bianconi ci ha sempre abituato ad una sorta di ferrea disciplina critica, ma, stavolta, dietro il citato nichilismo appare più forte la voglia di cambiamento.

Una ribellione contro il cinismo sovrano, una resistenza estetica ed etica.
In un’alternanza di sentimenti questo desiderio appare sempre più forte, procede per disvelamento, prima riservato e timido, poi esplosivo e da urlare al mondo.
E allora fortissimo si innesta questo pezzo in quello che stiamo vivendo, nella ricerca di un po’ di luce anche durante il buio più profondo.


Non tanto nel #andràtuttobene che riempie le nostre bacheche social o, meglio, non solo in questo.
Ma nell’auspicare un passo avanti e usare tutto questo per crescere come persone e come comunità. 
Capire, forse, che non tutto di questo virus di merda è da buttare.
Forse questo parassita ci insegnerà che non possiamo più vivere come lui, succhiando la vita dagli altri tra superficialità, schermaglie social e consumismo emotivo come cifra esistenziale.

Forse ci ritroveremo a cercare la verità, a dare risposte al rebus dell’esistere, a saziare una sete nuova, e all’infinito tendere.


Forse come Francesco, dopo il tempo che ci vorrà, anche tutti noi saremo un po’ più concentrati alla ricerca del bene.

© Laura Villa Baroncelli
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